Influenza d’autunno: i sei errori che facciamo ancora e come evitarli
Con l’arrivo dell’autunno, le temperature si abbassano, le finestre restano più chiuse e torna lei: l’influenza stagionale. Ogni anno colpisce milioni di persone, con sintomi che possono andare dal classico mal di gola alla febbre alta, fino a complicazioni più serie per le fasce fragili. Eppure, nonostante sia una presenza ricorrente, continuiamo a commettere gli stessi errori nella prevenzione e nella gestione. Ecco i sei più comuni, spiegati con chiarezza, dati alla mano, e indicazioni su cosa fare davvero.
Assumere antibiotici ai primi sintomi
Uno degli errori più diffusi è iniziare una cura antibiotica appena compaiono i sintomi influenzali, magari senza consultare il medico. Questo comportamento è non solo inutile, ma dannoso. “Prendere antibiotici ai primi sintomi non serve – avverte Tecla Mastronuzzi, responsabile dell’area prevenzione della Società Italiana di medicina generale e cure primarie (Simg) – perché nell’80% dei casi l’infezione è virale, non batterica. L’antibiotico in questi casi non solo è inutile, ma può favorire lo sviluppo di antibiotico-resistenza, una minaccia sanitaria molto seria. In Europa, ogni anno, questa condizione può provocare tra i 30 e i 40 mila decessi”.
Cosa fare con i primi sintomi: dai lavaggi nasali al paracetamolo
Per affrontare i primi sintomi senza rischi, bastano semplici accorgimenti. “Se il naso è chiuso si possono usare soluzioni saline; se c’è mal di gola, uno spray emolliente o un blando disinfettante. In caso di dolori muscolari o febbre, si può ricorrere al paracetamolo. È una forma di automedicazione consapevole”, suggerisce il medico che aggiunge: “È utile fare il lavaggio nasale prima di andare a dormire perché durante la notte, l’assenza della masticazione facilita l’azione dei virus nel rinofaringe”.

Pensare che “tanto non fa freddo”
Molti credono che l’influenza arrivi solo con il freddo rigido, ma in realtà le condizioni ambientali che favoriscono la diffusione virale non dipendono solo dalla temperatura. Il virus si trasmette più facilmente in ambienti chiusi, poco ventilati, affollati e con umidità bassa: situazioni molto comuni in autunno e inizio inverno. “Le temperature esterne – spiega Mastronuzzi – non hanno un impatto diretto sulle infezioni, ma il vero problema è la permanenza in ambienti chiusi, con finestre serrate, come case e scuole”. In effetti, uno studio pubblicato nel 2025 su JAMA Network Open ha evidenziato come la trasmissione del virus influenzale in ambito domestico sia significativa anche in contesti non particolarmente freddi, e che la vaccinazione riduce comunque del 21% il rischio di contagio tra conviventi.
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Vestirsi a strati e arieggiare ambienti
Il consiglio, quindi, è non sottovalutare il rischio solo perché “non fa ancora tanto freddo”. Meglio vestirsi a strati per evitare sudate e sbalzi termici. “È importante arieggiare regolarmente gli ambienti. Anche una buona igiene delle vie respiratorie è fondamentale: usare fazzoletti di carta monouso e buttarli subito, per evitare che la classe diventi una bomba batteriologica”, prosegue il medico della Simg.
Saltare il vaccino perché “tanto non funziona”
Ogni anno c’è chi decide di non vaccinarsi con la scusa che “tanto cambia il ceppo e non serve a niente”. È vero che il vaccino antinfluenzale non garantisce una protezione totale, ma riduce in modo significativo la probabilità di ammalarsi, soprattutto nelle sue forme gravi, e contribuisce a limitare la trasmissione. “Rinunciare al vaccino significa rinunciare a proteggersi in modo efficace. Anche se l’efficacia può variare di anno in anno, i vaccini evitano le forme gravi e le complicanze che portano al ricovero. Più ci vacciniamo, meno il virus circola, più si crea memoria immunitaria”, spiega il medico. I numeri lo dimostrano: “L’anno scorso, tra gli over 65, solo il 52% è stato vaccinato. Questo ha lasciato scoperta metà della popolazione anziana e lo abbiamo visto nei tanti ricoveri. Le coperture vaccinali nel resto della popolazione sono ancora più basse e questo può diventare un problema sociale, specie tra i lavoratori degli ospedali o delle forze dell’ordine”.
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Lavarsi le mani solo “quando sembra necessario”
L’igiene delle mani resta una delle strategie più efficaci contro i virus respiratori. Eppure, molte persone si lavano le mani solo dopo ‘essersi sporcate’, sottovalutando i rischi del contatto indiretto. “Il virus influenzale – chiarisce Mastronuzzi – può sopravvivere per ore su superfici come maniglie, pulsanti, telefoni e tavoli. Basta toccare una di queste superfici e poi portare la mano al viso per rischiare il contagio. Non è solo teoria: studi condotti in ambito ospedaliero e scolastico lo confermano da anni”. Tra le buone pratiche, Mastronuzzi ricorda: “Tossire sulla piega del gomito e non sulla mano, usare igienizzanti, soprattutto se si vive con bambini o anziani, che sono soggetti più fragili”.
Dimenticare l’importanza di sonno, alimentazione e stress
Ci concentriamo tanto su vaccini e igiene da dimenticare un aspetto cruciale: il sistema immunitario. Stress cronico, sonno insufficiente e alimentazione squilibrata possono indebolire le difese naturali del corpo, rendendoci più vulnerabili ai virus, anche se vaccinati. Una revisione pubblicata su ‘Multidisciplinary Digital Publishing Institute’ ribadisce che rafforzare l’organismo attraverso uno stile di vita sano è una componente fondamentale nella lotta ai virus respiratori, insieme alle misure preventive classiche.
“L’igiene del sonno – spiega l’esperta della Simg – può migliorare la qualità della vita: dormire almeno sette ore per notte, evitare sostanze eccitanti, dispositivi elettronici e mantenere la stanza a temperatura adeguata fa la differenza. Anche l’alimentazione è decisiva: frutta e verdura fresche, alimenti non processati, sin da bambini e per tutta la vita. Contribuiscono all’equilibrio generale dell’organismo, molto più di qualsiasi integratore”.
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Mascherina: serve ancora o no?
Negli anni del Covid, l’uso della mascherina è diventato parte della nostra quotidianità. Oggi, con meno restrizioni, la domanda è lecita: serve ancora portarla contro l’influenza? La risposta è: dipende dalla situazione. “In contesti affollati e chiusi (come mezzi pubblici, sale d’attesa, scuole durante i picchi) – spiega il medico della Simg – la mascherina può ridurre la trasmissione di virus respiratori, inclusa l’influenza. Non è obbligatoria, ma è fortemente consigliata se hai sintomi o se stai a contatto con persone fragili (anziani, immunodepressi, neonati)”. Uno studio condotto su diverse strategie di mitigazione, pubblicato su arXiv, mostra che l’efficacia della mascherina dipende molto da corretto utilizzo e contesto, ma resta uno strumento utile se adottato con criterio. “Un raffreddore non può fermarci, ma le persone che incontriamo potrebbero essere fragili, magari stanno andando a fare una chemioterapia o hanno una malattia che ancora non conoscono. Indossare la mascherina, in questi casi, è un atto di responsabilità”, conclude Mastronuzzi.
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