Più di una morte su dieci per infarto e ictus dipende dai deficit dei reni
Il rene chiama il cuore. E viceversa. Il problema è che troppo spesso i reni non danno segni di sofferenza e quindi la malattia renale cronica si rivela una minaccia per la salute del singolo, anche sul fronte cardiovascolare. Perché se il rene non funziona come dovrebbe, aumentano le probabilità di andare incontro a infarto, ictus e scompenso cardiaco. Addirittura la compromissione della funzionalità renale, oltre che mettere a rischio la vita della persona, contribuirebbe per circa il 12% alla mortalità cardiovascolare globale.
A fornire queste cifre è una ricerca condotta da esperti dell’Università di New York Langone Health, dell’Università di Glasgow e dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’Università di Washington. Il rapporto, pubblicato online su The Lancet, rappresenta la stima più completa della patologia renale in quasi un decennio ed è stato presentato nell’ambito della “Kidney Week” dell’American Society of Nephrology. Per comprendere quanto questi dati siano importanti basti pensare che a maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha formalmente aggiunto la malattia renale cronica al suo programma per ridurre di un terzo i decessi precoci per malattie non contagiose entro il 2030.
Diabete, a rischio anche cuore e reni: le regole per prevenire il danno d’organo
Fattori di rischio condivisi
Lo studio, condotta nell’ambito dello studio Global Burden of Disease (GBD) 2023, il più completo sforzo al mondo per monitorare la perdita di salute nei vari paesi e nel tempo, ha preso in esame 2.230 articoli di ricerca pubblicati e set di dati sanitari nazionali in 133 paesi. E mette in luce come la diffusione renale oltre ad essere in grande aumento condivida con le malattie cardiovascolari anche diversi fattori di rischio, in un “continuum” cardio-nefro-metabolico che rappresenta una vera e propria pandemia non infettiva.
Gli elementi che più correlano con questo quadro, infatti, sono l’iperglicemia ed il conseguente diabete, l’ipertensione e l’Indice di Massa Corporea (il BMI che si usa per misurare obesità e sovrappeso) elevato. Stando alla ricerca, oggi questa perdita graduale della capacità dei reni di svolgere le loro funzioni (spesso asintomatica, almeno nelle fasi iniziali) interessa circa il 14% degli adulti nel mondo. Bisogna fare di più per riconoscere questo elemento di pericolo. “La malattia renale cronica è sottodiagnosticata e sottotrattata – commenta in una nota uno degli autori della ricerca, Morgan Grams. Il nostro rapporto sottolinea la necessità di aumentare gli esami delle urine per diagnosticare precocemente la malattia e di garantire che i pazienti possano permettersi e accedere alla terapia una volta diagnosticata”.
Cervello, cuore e reni: una proteina li unisce come un filo rosso
I rapporti tra rene, cuore e cervello
Il danno renale, come detto, si associa ad un maggior rischio di infarto (e purtroppo anche di ictus, visto che le eventuali alterazioni delle arterie possono interessare anche i vasi che irrorano il sistema nervoso centrale) oltre che di scompenso cardiaco. In questo senso, ci sono chiare evidenze di questo “filo rosso” che lega tutte queste condizioni.
Uno studio apparso su JAMA Cardiology, condotto dagli esperti dell’ospedale Brigham and Women’s di Boston, ha mostrato partendo da biopsie di tessuto renale chiare associazioni tra lesioni dell’organo con esami non proprio ottimali e pericoli per il cuore in persone che non presentano rischi specifici. Dopo un periodo di osservazione media di cinque anni e mezzo in tutti i soggetti di cui si sono analizzati i tessuti renali, si sono osservati ictus, infarti, scompenso cardiaco o decesso per cause cardiovascolari in poco meno di un paziente su cinque con problemi renali. In particolare, appaiono a rischio i soggetti con accumulo eccessivo di sostanze in un’area dell’unità di filtrazione del rene e ispessimento delle pareti delle arteriole del rene stesso. Come se non bastasse, si è visto che una diagnosi di malattia renale vascolare, una diagnosi di malattia renale diabetica o una maggiore gravità delle lesioni renali croniche risultavano elementi che accrescevano il rischio per cuore e cervello. Lo stesso trend, peraltro, si osserva anche per lo scompenso cardiaco, con la patologia renale che rappresenta un elemento di rischio per l’aggravarsi della patologia.
In caso di scompenso cardiaco (e non solo) fate attenzione ai reni
Importante arrivare presto
Da tutte queste osservazioni emerge chiaramente con la malattia renale cronica vada scoperta prima possibile. Specie se ci sono elementi di pericolo come l’ipertensione, il diabete oppure gravi quadri di aterosclerosi a carico delle arterie che portano il sangue ai reni. La malattia renale cronica all’inizio non dà sintomi. Poi, col tempo, possono anche comparire i primi segnali d’allarme. Ad esempio tende a crescere la quantità di urina prodotta, legata alla sua scarsa concentrazione, che induce il bisogno di alzarsi più volte durante la notte. Oppure, più avanti cala di molto la quantità di urina prodotta nelle 24 ore, che arriva a scendere anche fino a mezzo litro al giorno perché i reni non riescono più a svolgere il loro lavoro.
Altrettanto importante è verificare se il colore dell’urina si fa più scuro, indice di possibile perdita di sangue, compare una forte stanchezza, accompagnata da prurito e inappetenza, per non parlare dei gonfiori localizzati soprattutto alle gambe, e legati all’impossibilità da parte dei reni di eliminare i liquidi in eccesso. Tutti questi segnali debbono invitare a parlare con il medico, anche se sarebbe importante giocare d’anticipo sulla patologia. Un semplice esame delle urine con valutazione di parametri come la proteinuria o la microalbuminuria (quindi sempre nell’ambito delle proteine nelle urine) o test del sangue come la valutazione della creatinina possono aiutare a sospettare un malfunzionamento renale e dare il via a controlli mirati. Senza perdere tempo. Per la salute del cuore.
Cuore, rene, diabete: al via lo screening su misura per proteggere gli “invisibili”
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