West Nile, adesso siamo in grado di prevedere i nuovi focolai
Niente panico, nessun allarme, West Nile è in Italia da anni, e probabilmente per anni resterà, ma i numeri delle infezioni e dei decessi oggi non sono tali da preoccupare. Anche perché adesso siamo in grado di prevedere con elevata precisione – grazie a un modello predittivo messo a punto dai ricercatori del Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma e basato su tecniche di machine learning – l’insorgenza di nuovi focolai nelle aree più esposte, in particolare nel Nord Italia. L’algoritmo – costruito utilizzando il metodo XGBoost – ha raggiunto una capacità predittiva del 97%, offrendo uno strumento concreto per anticipare le emergenze e guidare le strategie di prevenzione e controllo.
West Nile, trasmissione e sintomi: come possiamo difenderci
I fattori analizzati
Tra i fattori ambientali analizzati, la temperatura si è confermata il principale determinante della diffusione del virus: all’aumentare delle temperature cresce infatti la probabilità di trasmissione. L’umidità e le precipitazioni hanno mostrato un’influenza più debole, ma non trascurabile. Tali evidenze rafforzano l’ipotesi, già consolidata a livello internazionale, che il riscaldamento globale stia espandendo la finestra temporale e geografica delle malattie trasmesse da vettori in Europa. Molto utile, anche per il pubblico, la piattaforma interattiva che offre una visione a 360 gradi dell’andamento delle arbovirosi sul territorio nazionale: ArboItaly, che consente di visualizzare in tempo reale i dati epidemiologici disponibili, facilitando il monitoraggio e il supporto alle decisioni da parte delle autorità sanitarie e dei cittadini.
Virus West Nile, 10 casi nel 2025 in Italia. I sintomi e come si cura di Valeria Pini 21 Luglio 2025 Il ruolo della prevenzione: si fa poco
Virus West Nile, 10 casi nel 2025 in Italia. I sintomi e come si cura
Se siamo in grado di prevedere, non siamo altrettanto bravi a prevenire le malattie portate dalle zanzare, normali o tigre che siano, da West Nile a Usutu (riscontrato dopo la Sardegna anche in Veneto), Dengue e Chikungunya. Nessuna disinfestazione nelle zone pubbliche, scarsa sensibilità sulle misure da adottare privatamente, poche campagne di informazione. Che, invece, sarebbero la chiave per affrontare queste nuove malattie che, con l’aumento delle temperature, potrebbero diventare più rilevanti, come numeri e come effetti sulla salute.
Il clima caldo e il ciclo vitale delle zanzare
Cosa paventata da Fabrizio Montarsi, responsabile del Laboratorio di entomologia sanitaria e patogeni trasmessi da vettori dell’istituto zooprofilattico delle Venezie, secondo cui “possiamo attenderci un aumento del numero di positività nelle prossime settimane perché il clima più caldo favorisce l’allungamento del ciclo vitale degli insetti. Sappiamo che la West Nile registra dei picchi in media ogni 4-5 anni, come è stato nel 2018 e poi nel 2022 – afferma Montarsi – Il caldo è certamente un fattore da tenere in considerazione, ma non l’unico. Non conosciamo con precisione le cause di questa periodicità, potrebbe dipendere da dinamiche ecologiche legate al clima, come anche da caratteristiche immunologiche delle specie serbatoio. Serviranno ulteriori studi scientifici per approfondire questi aspetti e migliorare la nostra capacità di risposta”.
Parola d’ordine: difendersi con tutti gli strumenti
Nel frattempo possiamo difenderci con i non pochi strumenti a nostra disposizione. Li elenca Massimo Ciccozzi, professore di Epidemiologia e Statistica medica al Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma, che con il suo gruppo di ricerca GABIE (acronimo di Genomics, Artificial Intelligence, Bioinformatics, Infectious diseases and Epidemiology), ha recentemente completato uno studio originale sulla trasmissione del West Nile Virus (WNV) in Italia. Malattia infettiva che, come tutte le arbovirosi, è causata da virus trasmessi da artropodi, come zanzare, zecche e flebotomi, con il morso o la puntura: “Bisogna usare i repellenti per le zanzare, fare disinfestazioni periodiche nei giardini privati – elenca – utilizzare le zanzariere alle finestre, vestire di chiaro perché le zanzare amano i colori scuri e sgargianti, evitare ogni possibile ristagno d’acqua in contenitori o sottovasi per non favorire focolai larvali. Questi sistemi funzionano tutti, e tutti vanno utilizzati contemporaneamente, ma in pochi li applicano. E, certo, sarebbero ancora più efficaci se si aggiungessero le disinfestazioni nelle aree pubbliche”.
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Che cosa provoca West Nile
Tornando a West Nile, l’infezione nell’80% dei casi è asintomatica. C’è poi un 20% con sintomi simili a quelli dell’influenza, cioè febbre, cefalea, dolori muscolari, stanchezza, nausea. “E in poco meno dell’1% dei casi – principalmente in soggetti molto anziani o con sistema immunitario compromesso – continua Ciccozzi – può provocare encefalite e la morte. Sottolineo anche che la malattia non si trasmette da persona a persona ma solo ed esclusivamente da puntura di zanzara comune infetta e l’uomo è una soluzione di ripiego perché gli obiettivi di queste zanzare sono soprattutto i cavalli. Se non li trovano si accontentano dell’uomo…”.
I numeri
Venendo ai numeri, i ricercatori del Campus hanno raccolto e integrato i dati del periodo 2012-2024 incrociando dati climatici ed epidemiologici. In questo periodo l’Italia ha registrato un progressivo aumento dei casi di West Nile con una netta concentrazione nelle regioni della Pianura Padana, diventando endemico in molte province del Nord e raggiungendo il picco nel 2022 con 588 casi umani e 37 decessi, seguito da oltre 300 e 400 infezioni confermate nel 2023 e 2024, secondo i bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità. I casi si concentrano principalmente tra luglio e settembre e colpiscono soprattutto le persone anziane e fragili. La distribuzione geografica è abbastanza disomogenea: Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia sono le regioni più colpite, ma il virus è stato rilevato anche in Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Lazio e Sicilia, segno che l’area di rischio si sta ampliando.
Non è più un evento eccezionale
Questo andamento conferma che la West Nile non è più un evento eccezionale, ma una minaccia stagionale ricorrente per la sanità pubblica. “Il nostro obiettivo – spiega Francesco Branda, dell’unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Policlinico universitario Campus Bio-Medico – è costruire strumenti operativi per chi lavora nella sanità pubblica, per aiutare a prendere decisioni rapide e fondate sull’evidenza. Non basta sapere cosa è successo. Bisogna prevedere cosa potrebbe accadere. In un mondo in cui i virus si adattano sempre più rapidamente la vera innovazione è imparare ad arrivare prima di loro”
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