Amerikatsi, quando il sogno sfida le prigioni della Storia. In streaming su MYmovies ONE
Realizzato nel 2022, uscito negli Stati Uniti l’anno successivo e nel 2024 messo in lista per rappresentare il suo Paese alla corsa per gli Oscar, Amerikatsi è il film armeno più popolare degli ultimi anni. Da noi in Italia è arrivato lo scorso gennaio e ora è disponibile in streaming sulla piattaforma MYmovies ONE.
Scritto, diretto e interpretato dal regista americano di origini armene Michael A. Goorjian, racconta (non in ordine cronologico, ma seguendo i passi frammentati di un corpo e una mente imprigionati) la vicenda di Charlie, ragazzino che nel 1915 fugge negli Stati Uniti per scampare al genocidio del suo popolo da parte dei turchi e nel 1948, ormai adulto, si ritrova imprigionato dai sovietici dopo aver fatto ritorno in Armenia, nel frattempo passata sotto l’Urss.
Arrestato per il semplice fatto di parlare americano (della lingua madre ricorda solamente una lontana canzone) e per aver fatto distrattamente il segno della croce, Charlie (Charlie Chaplin per i compagni di prigionia) trova un modo per sopravvivere alle torture quotidiane osservando il mondo dalla finestrella della sua cella.

Da lì, non visto, curiosa nella vita di una delle guardie della prigione, scoprendo volti, storie e segreti a cui non potrebbe avere accesso.
In questo modo il tono del film passa dal tragico al favolistico, se non addirittura all’elegiaco, celebrando nel suo continuo movimento nello spazio e nel tempo le tradizioni dell’Armenia, la sua cultura, il suo cibo, la sua arte.
I riferimenti più naturali sono come sempre La vita è bella e Train de vie, film che sul finire del secolo scorso, seguendo il modello di Lubitsch (Vogliamo vivere) e Jakob il bugiardo (il film tedesco del 1975 diretto da Frank Beyer), hanno affrontato con il sorriso l’orrore dei campi di concentramento.
In più, Goorjian, portando in scena il dramma delle carceri sovietiche nell’ultima fase dello stalinismo e prima ancora il genocidio armeno, inserisce un elemento meta-narrativo: lo spazio attraverso cui Charlie, interpretato dallo stesso regista, osserva la guardia (scoprendo che l’uomo ha un’inclinazione artistica da tenere nascosta in quanto rappresentante del regime…) è una finestrella che rimanda a uno schermo cinematografico e all’atto del guardare in sé, affermando dunque un potere che nessun regime potrà cancellare: il potere di creare storie dalla realtà, di guardare e immaginare.
Decidendo di tornare nel suo Paese d’origine, il protagonista di Amerikatsi avvera un sogno, ha detto il regista, ma ben presto entra in un incubo: «la sua realtà non è come se l’era immaginata».
Dal trauma della riscoperta, però, attraverso lo sguardo di un uomo che ha perso tutto, nasce un altro mondo, una nuova realtà immaginata che prende i connotati di una proiezione, forse di un’illusione.
Amerikatsi non cancella dunque il passato edulcorandone il male, ma usa il cinema per salvare chi, nel corso violento della Storia, ha perso tutto. Tranne i sogni.
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