Bob Wilson, morto il regista che ha reinventato il linguaggio del teatro
E’ morto Robert “Bob” Wilson, uno dei più importanti innovatori della scena teatrale contemporanea. Aveva 83 anni. Nato a Waco, in Texas, nel 1941, il regista, autore e artista multidisciplinare ha rivoluzionato il concetto stesso di spettacolo, integrando teatro, musica, danza, arti visive e architettura in una visione unica e inconfondibile.
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Una sua immagine elegantissima in bianco e nero con la scritta “In loving memory 1941-2025” sul suo sito annuncia la notizia della morte.
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“Wilson ha inteso sempre il teatro come opera d’arte totale curando ogni dettaglio degli spettacoli che firmava, ma l’impatto del suo lavoro si estende alle altre arti e a tutti i campi della creatività”, lo ricorda il teatro alla Scala, con cui il regista ha avuto una lunga collaborazione, proseguita fino al 7 aprile di quest’anno, quando ha curato lo spettacolo “The night before. Objects chairs opera” per la serata di inaugurazione al Piermarini della edizione 63 del Salone del Mobile, con Marina Rebeka e l’orchestra della Scala diretta da Michele Spotti. Nel mezzo i suoi allestimenti del Ritorno di Ulisse in Patria, dell’Orfeo e dell’Incoronazione di Poppea, trilogia dedicata a Monteverdi andata in scena fra il 2011 e il 2015.
Gli studi e gli inizi
Dopo gli studi in economia e architettura, Wilson si avvicina al teatro grazie all’esperienza nei laboratori per bambini disabili, dove scopre il potere terapeutico del movimento e della lentezza. Si trasferisce a New York nei primi anni ’60 e inizia la sua carriera artistica tra pittura, scultura e scenografia.
Nel 1968 fonda la Byrd Hoffman School of Byrds, compagnia con cui sperimenta nuove forme di teatro e crea le sue prime opere visionarie come The King of Spain e The Life and Times of Sigmund Freud. Il suo stile è riconoscibile: immagini potenti, movimenti lenti, spazi e tempi dilatati. Uno dei suoi lavori più noti è Einstein on the Beach (1976), creato con Philip Glass, che lo consacra a livello internazionale.
La carriera e le collaborazioni
Wilson ha spinto i confini del teatro con opere monumentali come The Life and Times of Joseph Stalin (12 ore) o KA MOUNTain and GUARDenia Terrace, durato sette giorni e allestito su una montagna in Iran. Ha diretto anche opere liriche, balletti, performance e mostre d’arte, sempre con un approccio interdisciplinare.
Ha collaborato con artisti come Tom Waits, David Byrne, William S. Burroughs, Heiner Müller e ha coinvolto attori leggendari in progetti innovativi. Il suo lavoro ha toccato anche il mondo della televisione e dei video con i celebri Voom Portraits, realizzati a partire dal 2004 e interpretati da celebrità di ogni tipo, da Brad Pitt a Lady Gaga ma anche senzatetto e gente di strada.
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I riconoscimenti internazionali
Wilson ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui il Leone d’Oro della Biennale di Venezia nel 1993 e il Premio Europa per il Teatro nel 1997. Quest’ultimo riconosce la sua capacità di reinventare il teatro come arte globale, capace di superare i confini di lingua, genere e cultura. I suoi spettacoli sono considerati “opere totali”, dove nulla è lasciato al caso e ogni elemento – dalla luce alla musica – è parte di una visione coerente.
Oltre a una carriera internazionale, ha dedicato molte risorse al Watermill Center, fondazione e laboratorio artistico a Long Island, dove continua a formare giovani talenti da tutto il mondo.
Nel 2023 ha ricevuto il prestigioso Premio Imperiale in Giappone per il suo impatto globale sulle arti, confermando la sua posizione tra le figure più influenti dell’arte e del teatro contemporaneo.
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