Led Zeppelin, il viaggio alle origini del mito
C’è una sequenza in Becoming Led Zeppelin, il doc sui primi tempi della band disponibile su Sky, che spiega più di qualsiasi discorso perché il loro impatto sull’immaginario collettivo sia stato così devastante e perché ancora oggi risultino modernissimi. Sono le riprese dal vivo di una versione di Dazed and confused registrate a Londra nel 1969. Led Zeppelin in purezza: misteriosi, potenti, nuovi.
Come dice a un certo punto il chitarrista Jimmy Page, «volevamo fare qualcosa che se non si fosse mai ascoltato prima». Il doc è focalizzato sul periodo degli esordi, peraltro prolifico in un modo che oggi sarebbe impensabile (due album in un anno, 1969): nessuno spazio per gli anni del gigantismo, degli aerei personalizzati e degli eccessi sessuali perché, come ha detto il regista Bernard McMahon, «non ci interessa fare film miserabili e volgari per dei tabloid squallidi».
Si parte dagli ultimi giorni degli Yardbirds per arrivare alla definizione di un progetto colossale, che ha cambiato l’intera storia del rock seppellendo spietatamente tutta l’era hippie. Ci sono filmati inediti, da un’esibizione in Scandinavia e una serie di immagini tratte dal tour australiano e recuperate con enorme difficoltà. Il film venne presentato a Venezia nel 2021, ma poi il regista decise di rimontarlo completamente. È il racconto di una una follia: trasformare il rock blues in una visione immortale.
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