Serena Rossi compie 40 anni. “Ho fatto tutto con le mie forze ma sono grata per la fortuna”

Bisogna vederla recitare cantare e raccontarsi in SereNata a Napoli, per capire quanto Serena Rossi sia legata alla sua città, quanto la ami, quanto talento ci metta per raccontarla «perché da Napoli puoi andare via, ma poi, inevitabilmente, senti il richiamo. E torni. Anna Maria Ortese diceva che Napoli è una terra di ‘ritornati’ ». Allo Sferisterio di Macerata, qualche giorno fa, il pubblico era in piedi, stregato dall’attrice che spiega come i napoletani tengano tutto insieme, e amino l’eccesso, che si tratti di gioia o tragedia. Il 31 agosto, Rossi compie 40 anni: si è costruita la carriera, tra cinema, tv, teatro, con tenacia.

La Repubblica delle Idee 2025 – Fiction e realtà con Serena Rossi

L’ex ragazzina con i capelli ricci, cresciuta ai ricevimenti dei matrimoni, dove cantava con il padre, e catturava l’attenzione grazie alla voce bellissima, è diventata una delle attrici più richieste. «Grande lavoratrice», si definisce e la definiscono, ma ci sono giorni sacri e questo compleanno speciale, “tondo”, si ferma: festeggerà con il figlio Diego e il marito Davide Devenuto. «Sono molto felice di quello che ho, a volte ho paura che debba succedere qualcosa di brutto: “Ora mi arriva una batosta, perché non posso essere così fortunata”. Sono profondamente grata, ma credo anche che siamo un po’ artefici del nostro destino. Di sicuro dopo brinderò con i miei genitori». «Il mio grande orgoglio» ripete da sempre «è che ho fatto tutto con le mie forze».

Solare e determinata, dal set di Un posto al sole al Treno dei bambini diretta da Cristina Comencini, da La sposa a Mina Settembre, la ragazza cresciuta a Miano, a due passi da Scampia, ci ha messo, per dirla con Roberto Murolo “anema e core” nelle cose che ha fatto. La Napoli che fa sognare e quella piena di problemi, le ha tenute insieme. Ma sulle polemiche su Gomorra ha le idee chiare: «Anche quella è una realtà, un aspetto della mia città, e sarebbe ipocrita dire che non c’è. Poi lo spettacolo è un’arte libera. Tutti quelli che vengono a Napoli ne rubano un’essenza: la bellezza, la speranza, ma non sono contraria al racconto noir. Credo nella libertà».

‘Il treno dei bambini’, dal romanzo di Viola Arnone il libro di Cristina Comencini

All’incontro di Repubblica delle Idee, a Bologna, a luglio, che aveva aperto cantando Balla balla ballerino, un omaggio a Lucio Dalla, la canzone del cuore, si era raccontata tra gli applausi. Con sincerità. La carriera, le scelte, gli amori della vita Diego e Davide, che ha sposato davanti a quattordici persone («Volevamo una cerimonia solo nostra, con le persone che ci vogliono bene. Dopo il pranzo siamo andati a casa e ci siamo messi a cantare con papà che suonava la chitarra»).

Ha interpretato Mia Martini in Io sono Mia e ha ironizzato sul rapporto di coppia e la carriera, insieme al marito, in Call my agent, comica per i Manetti Bros in Song’e Napule, single in cerca di risposte in Beata di Paola Randi.

Determinazione, passione, ottimismo e malinconia: sarà per questo che il pubblico si è affezionato a lei e al cappottino rosso che indossava in Mina Settembre: «Di indole sono una persona ottimista, come lei, empatica e ho fiducia negli altri. Vivo di speranza, anche di illusioni. Sono un po’ sognatrice. Poi provo momenti di sconforto profondi, ma non durano molto per fortuna. Ho la tendenza a vivere le emozioni in tutti gli eccessi».

Nel film Il treno dei bambini, dal libro di Viola Ardone, c’è anche un pezzetto di storia della sua famiglia. Tra quei 70mila bambini in difficoltà che – su iniziativa del Pci e dell’Unione donne italiane – nel 1946 lasciarono Napoli per essere affidati per un periodo alle famiglie che li ospitavano in Emilia Romagna, c’era sua nonna Concetta, che aveva sei anni. «Mi ha coinvolto emotivamente in modo profondo. Nel mio piccolo speravo di non deludere i ricordi di mia nonna, stavamo raccontando una storia reale e volevo restituirla con tutta la sincerità e l’amore possibili». L’attrice che va incontro al pubblico con il sorriso, che dopo lo spettacolo chiacchiera con tutti, non ha rimpianti. La famiglia, quella che si è costruita e quella di origine, resta il punto fermo. Il padre, che aveva intuito fin da piccola il suo talento, e la mamma «bellissima e perfezionista» che la rimprovera perché vorrebbe vederla sempre in ordine, curatissima. «Una volta sono andata in farmacia in pigiama e le ho fatto una videochiamata per farla inorridire», racconta lei ridendo come una ragazzina. Auguri.

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