Il professore e la promessa Springboks: rugby e cultura all’università di Johannesburg
Prendete un giovane campione del mondo di rugby, e un professore italiano che giocava nello stesso ruolo del ragazzo e ha vestito la maglia azzurra. Metteteli in un’aula universitaria, dall’altra parte del mondo: la prestigiosa University of Witwatersrand a Johannesburg, in Sudafrica, dove si sono laureati 4 premi Nobel (Sydney Brenner, Aaron Klug, Nadine Gordimer e Nelson Mandela). Una lezione molto speciale, durante il corso di Italian Studies tenuto da Luigi Robuschi, padovano di 47 anni, professore associato alla “Wits” e a suo tempo giocatore della Nazionale giovanile. Con lui, per un giorno in cattedra, anche Thando Biyela, ventenne terza linea degli Springboks sudafricani che questa estate hanno vinto i mondiali ovali U20 ospitati in Veneto e Lombardia. Parlando agli studenti di sport, sacrificio, cultura, gastronomia, religione: insomma, un po’ di tutto. Ma in particolare, di Italia. E di spritz.
Thando è una delle grandi promesse del rugby sudafricano, titolare della formazione U20 dei Lions, il club di Johannesburg, e della squadra della Wits Senior Varsity Cup. Ma è pure iscritto al secondo anno del corso di laurea in lettere. Lui e il professor Robuschi, una bella storia sportiva con la maglia del Petrarca («Ma a un certo punto ho dovuto scegliere: non riuscivo a conciliare i libri con le mischie»), si sono incontrati per la prima volta quest’estate a San Pietro in Cariano, in provincia di Verona, dove vivono la moglie e i figli dell’insegnante e dove – presso la sede del Valpolicella Rugby – in quei giorni si allenava la giovane nazionale del Sudafrica: «Quando Thando ha saputo che insegnavo alla Wits, si è tolto il cappello e – molto emozionato – si è presentato. Al ritorno di entrambi in Sudafrica, gli ho chiesto se volesse aiutarmi a tenere una lezione. Con l’idea di offrire agli studenti di Italian Studies, molti dei quali non sono mai stati in Italia, una prospettiva recente del nostro Paese attraverso gli occhi di un loro coetaneo e compagno di Università. L’altro aspetto che intendevo sottolineare era la dedizione e l’impegno di un ragazzo che riesce, allo stesso tempo, ad eccellere nello sport di alto livello e negli studi universitari. Sono rimasto molto soddisfatto dell’incontro».
Ne è venuta fuori una chiacchierata molto interessante e divertente, nel corso della quale Thando ha raccontato di essere rimasto colpito «dall’accoglienza e dalla voglia di comunicare dei veneti, dalla cucina – strepitosa: il nostro braai (la grigliata di carne) è eccezionale, ma la pasta…». Ha ricordato qualche problema col caldo e l’umidità di quei giorni («Un compagno di squadra è stato ricoverato in ospedale»), del buon livello di gioco degli azzurrini, della «bellezza incredibile di Venezia e dell’arte italiana». E ha confessato di avere provato per la prima volta l’alcol in vita sua, dopo la vittoria iridata: «Mi hanno fatto bere uno spritz: buono, però mai più», ha riso.

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