Tre raccolte di racconti comici e guerrieri: Repubblica regala Benni

Estate, tempo di gialli da leggere sotto l’ombrellone. Ma se la penna dell’autore è quella di Stefano Benni l’ispettore non può che essere surreale, per esempio il gatto poliziotto Mitch, uno dei protagonisti del nuovo volume in edicola da lunedì 17 agosto con Repubblica. A quasi un anno dalla morte di Benni – è mancato il 9 settembre 2025 – il nostro quotidiano porta gratis in edicola alcune delle storie firmate da un indimenticabile comico, spaventato guerriero.

Dopo le prime tre uscite con testi tratti da Bar Sport, Bar Sport 2000 e Il bar sotto il mare, la prossima settimana il primo volume in regalo per i lettori è un assaggio di Cari mostri. L’ispettore gatto Mitch, dunque, che dovrà indagare su una serie di efferati “gatticidi”: e se il responsabile fosse quel cuoco che ha tanto in odio i felini? Benni intreccia horror, noir e poliziesco nel suo teatro dell’assurdo.

Stefano Benni, un alieno che parlava la lingua meravigliosa di Stranalandia

Nella stessa raccolta, ecco il vampiro Nosferatu alle prese con una estenuante burocrazia ( Povero Nos) e ancora Il mercante che se non facesse ridere suonerebbe come una profezia: un mercante d’armi è in crisi perché non ci sono più guerre da combattere. Il motivo? La popolazione, a causa dei conflitti, si è quasi estinta.

Martedì 18 agosto, i tre racconti in omaggio sono tratti da L’ultima lacrima. Benni era una sorta di veggente. Come spiegare altrimenti una storia come Fratello bancomat? Scritta nel 1994, mette in scena un dialogo surreale tra un uomo di nome Piero e un bancomat dotato di intelligenza artificiale che sembra sapere tutto di lui. Nel volume c’è spazio anche per la satira politica, con Re capriccio che ricalca parodisticamente la figura di Silvio Berlusconi, e per il j’accuse contro il turismo cafone: ne La vergine del Moscato un gruppo di viaggiatori senza rispetto mette in atto un furto sacrilego.

Mercoledì 19 agosto in edicola ci sarà l’ultima uscita con tre storie tratte da La grammatica di Dio che l’autore definì «un circo di virtù e nequizie, un frastuono di uomini e di luoghi comuni, in cui trovano posto eroi silenziosi ed urlanti ciarlatani della sopravvivenza e del sopruso». Il sottotitolo del libro, uscito nel 2007, è Storie di solitudine e allegria. Da Dottor Zero, che indaga le dinamiche ciniche dell’intrattenimento di massa, a La strega, con la protagonista che non riesce ad ambientarsi nel mondo di oggi. Ma c’è spazio anche per una piccola perla, la favola ecologista Lezione sotto il mare: nel fondo dell’Oceano Pacifico, un saggio capodoglio insegna a un gruppo di giovani balenottere i classici e la vita.

Stefano Benni, la fantasia come arma contro il potere

Benni non faceva solo ridere: trovava la verità nelle pieghe del quotidiano, riempiva di spirito civico le sue storie strampalate, immaginifiche e profonde. Ha catturato l’anima del nostro tempo attraverso una produzione che ha attraversato due secoli, la fine del Novecento e il Duemila: per cinquant’anni – Bar Sport è del 1976 – ci ha messi di fronte allo specchio. E non c’è modo migliore per ricordarlo che leggerlo, ancora e ancora. E tornare a guardarci davvero.

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