Il mestiere di ridere seriamente con Benni
Naturalmente c’è la mitica Luisona, la «decana delle paste» esposta nella bacheca del Bar Sport dal 1959, fino a quando un incauto cliente pensò bene di mangiarla, senza sapere a quale terribile vendetta sarebbe andato incontro. Divenuta metafora universale, in quella «pastona bianca e nera» mummificata sul bancone, con sopra una spruzzata di «granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva», c’è già tutta l’ironia graffiante di Stefano Benni. Il gusto della battuta, il piacere della comicità che il grande scrittore ci ha regalato per 50 anni, da quando nel 1976 arrivò nelle nostre case il suo Bar Sport, libro cult che ha accompagnato più generazioni di lettori.
Ora, a quasi un anno dalla scomparsa di Benni, il 9 settembre del 2025, la Luisona e altri iconici personaggi usciti dalla sua irriverente fantasia tornano nella collana Ridere sul serio, in edicola da domani in regalo con Repubblica. Sei volumi che raccolgono una serie di racconti grotteschi, surreali, intramontabili, tratti da alcuni dei suoi libri più amati. Da Bar Sport e Bar Sport 2000 a Cari mostri, da Il bar sotto il mare a L’ultima lacrima e La grammatica di Dio. Tre storie per ciascun volume, accomunate dalla passione dell’autore per l’invenzione continua di situazioni al limite dell’assurdo e dal timbro giocoso, spesso lunare, con il quale nessuno meglio di lui ha saputo dipingere una certa atmosfera tipicamente italiana, come quella che da queste pagine traspare di continuo.
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Si comincia con tre formidabili racconti tratti da Bar Sport. Il primo, come abbiamo detto, non poteva che essere La Luisona: tanto breve (sono appena un paio di pagine) quanto fulminante, divenuto simbolo dell’umorismo che ha reso celebre e immediatamente riconoscibile lo stile di Stefano Benni. «La Luisona, ha detto un mio amico filosofo, è un sogno di abbondanza», raccontò lo scrittore, «il ricordo di tempi in cui si sperava che ci sarebbe stato di più, e per tutti».
Ed è proprio questo sentimento di nostalgia alla base del successo anche di altri racconti. A partire da Attrazioni, uno dei capitoli più noti di Bar Sport. Dove l’autore ci consegna una fenomenologia da manuale di situazioni e leggende che si rincorrono intorno alle tipiche dotazioni da bar di provincia, dal flipper al biliardo. Pagine che finiranno per strappare sorrisi anche ai lettori del terzo millennio. Come quando Benni, da osservatore critico e instancabile dei comportamenti umani e degli assurdi rituali della società dei consumi, si diletta in una spassionata classificazione dei tipi di biliardo, «re delle attrazioni di primo grado». Vedi alla voce «biliardo occupato» dove «giocano due vecchietti lentissimi che non lo lasciano mai libero».
Sui fenomeni da bar tornerà poi con Il mistero del distributore automatico. Breve esercizio di fantascienza per l’epoca — fa parte di Bar Sport 2000, seguito del fortunato cult, uscito a fine anni ’90 — con al centro questo «simpatico macchinone nato da una notte d’amore tra una biblioteca e un frigo», che con la sua «voce calda, umana, amichevole» continua a incantarci. L’ultima uscita riunisce infine tre racconti più recenti tratti da La grammatica di Dio: «Un circo di virtù e nequizie, un frastuono di uomini e di luoghi comuni, in cui trovano posto eroi silenziosi e urlanti ciarlatani della sopravvivenza e del sopruso».
Ridere è una cosa seria, in regalo con Repubblica i racconti di Stefano Benni
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