Venezia 83, da Moretti a Herzog: i 21 film in gara per il Leone d’oro

VENEZIA – Ogni edizione della Mostra si giudica alla fine dal suo concorso, ovviamente ci sono anche le altre sezioni – Orizzonti più sperimentale dove approdano solitamente le opere prime e seconde, il fuori concorso, Venezia classici dove si possono recuperare restaurati capolavori come La lunga notte del ’43, primo film di Florestano Vancini o Vogliamo vivere!di Ernst Lubitsch, tanto per citarne due. Eppure la gara è quella che infiamma la Mostra, che scatena più dibattiti, che alla fine fa commentare di più soprattutto quando la giuria – che quest’anno è guidata dall’attrice e regista Maggie Gyllenhaal – decide il suo Palmares.

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Naza – dai tetti di Tel Aviv si vede Gaza che brucia

I film in corsa per il Leone sono 21, il direttore della Mostra Alberto Barbera ne ha annunciato uno a pochi giorni dall’inizio. Si tratta di Naza, un film diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela nel dettaglio i meccanismi dietro le calcolate uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele. Il titolo infatti è un acronimo usato dai servizi segreti e dalle forze armate israeliane per indicare le possibili vittime civili di un attacco aereo. Un film che arriva a un anno dal Leone d’argento per La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, la regista tunisina che quest’anno è in giuria.

Nell’anno della Luna, il Sun ha inventato il giornalismo moderno

Ad inaugurare la Mostra, ma anche la gara, è Ink di Danny Boyle, il regista premio Oscar (Trainspotting, The Millionaire) racconta la rivoluzione giornalistica di Rupert Murdoch. Scritto dal drammaturgo e sceneggiatore vincitore di diversi premi Olivier James Graham e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy il film – come spiega lo stesso regista – è ambientato nel 1969 “l’anno in cui siamo sbarcati sulla Luna per la prima volta, è l’anno in cui Rupert Murdoch e Larry Lamb lanciarono un quotidiano destinato a cambiare il mondo ancora di più. Molto prima di Fox News, del clickbait e di Truth Social, decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, questi due uomini crearono un nuovo tabloid che, contro ogni previsione, divenne il quotidiano più venduto al mondo. Sfacciato, irriverente, audace: lo spumeggiante Sun ha sfidato l’establishment e ha rifondato il nostro mondo per l’era moderna”.

Affleck torna regista per un film gotico con Nick Nolte

Con Company Casey Affleck torna alla regia. Il fratello più giovane di Ben Affleck, attore premio Oscar per Manchester by the sea, firma un thriller gotico ambientato in una notte d’inverno del 1975. Nel cast Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens e Scoot McNairy, affiancati dallo stesso Affleck per una storia di mistero che intreccia più storie una con l’altra. “Di cosa parla Company? Al centro c’è un dilemma morale, eppure mi è difficile dire cosa rappresenti per me – ha raccontato Affleck che firma qui la sua terza regia – Le storie rivelano il proprio significato ben oltre il momento in cui si è finito di raccontarle, e forse è giusto che sia così. Ciò di cui sono certo è che l’opportunità di condividerlo sul palcoscenico più antico e prestigioso del cinema, accolto da una comunità di appassionati così devoti, al fianco di artisti che ammiro e davanti a un pubblico che continua a mantenere viva questa forma d’arte… mi riempie di gratitudine e di profonda commozione”. Il film è “un invito a guardare quel bilancio e, invece di chiedersi perché si sia ereditato un debito, domandarsi: Cosa posso aggiungere io? Perché, alla fine, non veniamo giudicati in base al dolore che abbiamo patito: veniamo ricordati per la quantità di amore che siamo stati capaci di generare nonostante tutto”.

Dall’Iran arriva Asgari e il suo medico disilluso

Il regista iraniano Ali Asgari (che ha firmato la commedia Divine comedy e Kafka a Teheran) torna a parlare del suo paese, delle drammatiche e anche surreali condizioni in cui vivono gli iraniani in un film dal titolo Kami Nour. Il film, che ha già la data di uscita il 1° ottobre con il titolo Un po’ di luce, racconta di un medico che dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio, un medico iraniano, disilluso, perde ogni fiducia nel futuro. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa. “Vivendo in Iran, dove le difficoltà economiche, l’incertezza politica e l’ombra costante della guerra sono diventate parte della vita di ogni giorno, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura le une delle altre e a creare piccoli spazi di speranza – dice il regista che ha studiato in Italia – Forse ciò che ci permette di andare avanti non è l’assenza di sofferenza, ma sono quei legami invisibili che ci uniscono, la consapevolezza che le nostre vite sono profondamente intrecciate”.

“Ritorno a Buenos Aires”, l’Argentina della dittatura e il processo ai generali

Buenos Aires, 50 anni dopo. I tormenti di un sopravvissuto

Ventisette anni dopo Garage Olimpo Marco Bechis firma una sorta di sequel con Ritorno a Buenos Aires, 27 anni dopo il film ispirato alla sua stessa drammatica esperienza nelle carceri argentine della dittatura. Se allora la protagonista era una donna che portava il codice A01 (lo stesso del regista) questa volta è invece un uomo, un medico interpretato da Adriano Giannini, a portare sulle spalle la responsabilità del racconto. Mariano Guerra torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. È uno dei pochi sopravvissuti a quella tragedia e porta con sé un peso che nessuna sentenza può alleggerire. “Con Ritorno a Buenos Aires torno in Argentina cinquant’anni dopo – dice Bechis — Ci torno con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina, ma Mariano non sono io. Ho scelto la finzione perché a volte è l’unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare. Che cosa significa sopravvivere? Per molti anni ho pensato che il cinema potesse liberarmi da questa domanda. Ma non è così”.

Alba Rohrwacher e il nuovo film sul lavoro di Brizé

Il cinema del regista francese Stéphane Brizé si riconosce da due elementi: Vincent Lindon, quasi sempre protagonista, e il tema con cui continua a distanza di anni a dialogare in modo sempre originale e provocatorio: il lavoro (sua la trilogia La legge del mercato, In guerra e Un altro mondo). Un bon petit soldat ha per protagonista Carla, interpretata da Alba Rohrwacher, una dirigente brillante e interamente votata al lavoro ma dietro un’apparenza impeccabile nasconde una profonda insicurezza. È riuscita a costruirsi una carriera di successo, spesso a scapito della vita familiare ma un nuovo incarico – con maggiore responsabilità – la mette in crisi. “Dietro il ruolo della dirigente interamente votata alla causa dell’azienda, Carla è una vittima – dice Brizé – Vittima delle proprie fragilità, che ha sempre cercato di evitare adottando il linguaggio virile e dominante della forza. Un linguaggio che ci illude del nostro potere, tenendo a distanza una vulnerabilità preziosa e profondamente umana. Fino al momento in cui la realtà si impone”.

“Il fuoco che ti porti dentro”, Scalera e Musella, due napoletani a Milano la vigilia di Natale

Natale in casa Franchini / De Angelis

Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis è tratto dal romanzo di Antonio Franchini. Ambientato in una vigilia di Natale a Milano di una famiglia napoletana, il film con protagonisti Vanessa Scalera e Lino Musella, è una cena della Vigilia che diventa un campo di battaglia emotivo, comico e feroce al tempo stesso, che fa riemergere un passato di sopraffazioni e incomprensioni. Con un tenace cappone che non vuole saperne di finire in pentola, una figlia che non si sa se mai arriverà e un illustre ospite inatteso, la serata si trasforma in una resa dei conti tra madre e figlio destinata a cambiare per sempre il senso del loro legame: un amore che brucia dentro come un fuoco e che mai si consuma, neppure andandosene. “Angela è qualcuno da cui mi viene voglia di fuggire e al tempo stesso so di non avere scampo da lei – dice De Angelis – Solo l’ineluttabile potrà separarci. Per fare fronte ad Angela, mi resta solo un’arma: il cinema”. Angela è interpretata da Vanessa Scalera.

Se una donna sconosciuta parla a tutte le donne (e anche agli uomini)

La regista danese (di papà egiziano) May el-Toukhy cresciuta tra Herlev e il Cairo firma Woman unknown, un film storico che dialoga con l’oggi. Marie sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia. Per lei, il matrimonio significa diventare la signora della casa. Ma c’è un segreto che potrebbe mandare tutto in frantumi: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Ora, nell’anarchia del dopoguerra, quel passato torna a presentarle il conto. E Marie è pronta a tutto pur di difendere la vita che si è conquistata. “La storia è ambientata nell’immediato dopoguerra: un periodo di entusiasmo, ottimismo ed euforia per l’Europa, ma anche un tempo segnato dall’assenza di un reale quadro giuridico capace di affrontare le conseguenze del conflitto appena concluso – spiega la regista – Mentre il patriottismo si rafforzava e l’ipocrisia prosperava, il comportamento sessuale di quelle donne veniva considerato un’offesa all’identità nazionale. Per questo, individui e gruppi della società si sentirono autorizzati a punirle, giudicandole per le relazioni che avevano avuto. Furono perseguitate, umiliate pubblicamente e condannate a uno stigma destinato a segnarle per tutta la vita. Le donne hanno spesso pagato il prezzo della guerra con il proprio corpo: attraverso il controllo, la punizione e la violenza sessuale. Purtroppo, non si tratta di un fenomeno relegato al passato”.

Herzog torna in gara a Venezia con le sorelle Mara

Il leggendario regista tedesco Werner Herzog, maestro classe 1942 autore di titoli come Aguirre furore di Dio e Fitzcarraldo ha scelto di venire alla Mostra di Venezia in concorso con il suo ultimo film Bucking fastard, un film su due sorelle, Jean e Joan Holbrooke (ispirate a due vere sorelle), così unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Le interpretano le attrici, sorelle nella vita, Kate e Rooney Mara. Non possiamo vedere il mondo attraverso i loro occhi, ma possiamo osservare il modo in cui il mondo reagisce a loro: attraverso i tribunali e la stampa, attraverso coloro che cercano di aiutarle e coloro che vogliono sfruttarle, attraverso lo sguardo di animali domestici e selvatici, e persino attraverso l’eco delle loro stesse vite nelle profondità della terra. Il titolo viene da un lapsus (con le iniziali delle due parole invertite) che le sorelle ebbero in contemporanea.

Neuropsichiatria e adolescenti nel film di Cédric Kahn

Lucia, 17 anni, viene accompagnata dalla polizia nel reparto di neuropsichiatria per adolescenti di un ospedale pubblico, un luogo che conosce fin troppo bene. Una volta lì, ritrova l’amica Eloïse, ricoverata da tempo, e incontra un nuovo gruppo di ragazzi, ognuno alle prese con i propri demoni. Guidati da Etienne, i medici li curano, li ascoltano, incontrano le loro famiglie, confrontandosi con la cruda realtà delle vite dei loro pazienti e, al tempo stesso, cercando di gestire un reparto costantemente sotto pressione. Il film del regista francese Cédric Kahn Un luogo di guarigione (15/18) è un’immersione nel mondo dei reparti psichiatrici degli adolescenti.

Un film sperimentale che sfida le polemiche

Accompagnato da una polemica innescata dal governo ucraino Dau di Ilya Khrzhanovsky è un film sperimentale firmato dal regista russo dissidente che da anni ha lasciato il suo Paese d’origine. Il film, frutto di un lavoro ventennale, era stato definito dal direttore della Mostra Alberto Barbera “un progetto unico, un esperimento audace”. Il progetto di Ilya Khrzhanovskiy, che ha rinunciato alla cittadinanza russa dopo l’invasione di Putin dell’Ucraina, è iniziato nel 2006, con l’obiettivo di raccontare la storia della figura di Lev Landau, fisico premio Nobel che sviluppò i primi ordigni nucleari sovietici e fu per decenni a capo dell’Istituto di fisica a Mosca contribuendo “controvoglia” alla prima bomba nucleare sovietica, una sorta di Oppenheimer russo. Il regista ha difeso il suo film ribadendo che si tratta di “un atto di accusa contro ogni sistema totalitaristico e la sua intrusione nelle vite degli individui, compromettendone la libertà”.

Dal manga al film con il regista di “Un affare di famiglia”

Il regista giapponese Hirokazu Kore’eda, Palma d’oro a Cannes con Un affare di famiglia, ha adattato il manga originale Look Back. Fujino, adolescente determinata e piena di talento, sogna di diventare una mangaka. Kyomoto, schiva e solitaria, vive quasi sempre chiusa nella sua stanza, dedicando ogni istante al disegno. Unite dalla stessa passione, le due ragazze, cresciute in una piccola città, inseguono per tredici anni il sogno di diventare autrici di manga. “Nel realizzare l’adattamento cinematografico, ho cercato di raccontare con cura il tempo in cui Fujino, che disegna i personaggi, e Kyomoto, che disegna gli sfondi, si incontrano come se fossero destinate a farlo e, insieme, costruiscono un legame profondo – spiega il regista – Il film segue le due ragazze (interpretate da quattro attrici) per circa un anno e mezzo, attraverso le quattro stagioni della regione del Tōhoku”.

Un film d’amore che parla della libertà di un popolo

Possible love di Lee Chang-Dong è la storia di due coppie sposate – da una parte un lavoratore che è stato licenziato e la sua compagna, dall’altra una regista di documentari e suo marito – le cui strade si incrociano durante la realizzazione di un documentario, portandoli a confrontarsi con vite diverse e desideri inespressi. “Quando un licenziamento di massa e la violenta repressione di uno sciopero hanno scosso la società coreana, ho sentito il bisogno di reagire – ha spiegato il regista sudcoreano – Ho esitato, chiedendomi se fosse giusto trasformare quegli eventi in un film di finzione. Per quanto il lavoro, il capitale e altre forze plasmino le nostre vite, credo che possiamo ancora aspirare alla libertà: un desiderio che, forse, è già una forma d’amore. Volevo fare un film su quel desiderio. E, più ancora, sull’amore che incontriamo nella vita e sull’amore che, alla fine, non possiamo fare a meno di dare”.

Malkovich, Buscemi e Rockwell nel Cile del 1973

Il regista britannico di origine irlandese Martin McDonagh (Gli spiriti dell’isola e Tre manifesti a Ebbing Missouri) firma Wild horse nine ambientato poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris e Lee vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo, MJ.Tra le emblematiche statue dell’isola, mentre i due compagni di lunga data si confrontano con i propri oscuri trascorsi e con le cospirazioni del presente, il legame stretto da Chris con due studentesse ribelli rischia di far prendere una piega imprevista al soggiorno di tutti in questo remoto paradiso. Con un cast formato da John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits, Parker Posey.

Il ritorno a Venezia di Nanni Moretti

A 37 anni da Palombella rossa, presentato a Venezia e a due anni da quando era salito sul palco della Sala grande per “protestare contro la pessima legge sul cinema” Nanni Moretti torna alla Mostra con il suo ultimo film Succederà questa notte che uscirà di Natale. Nel 1986 Palombella rossa fu rifiutato in concorso, inserito nella Settimana della Critica, recensito da un importante critico francese che lo rilanciò tanto da farlo diventare il film cult che è oggi. Da allora il regista ha sempre presentato i suoi film a Cannes, fino a quest’anno. Tratto da una raccolta di racconti di Eshkol Nevo dal titolo Legami, il film è un adattamento molto libero. Come ha spiegato il regista: “Leggendo i racconti di Eshkol Nevo quello che mi ha colpito subito è stata la precisione con cui sono descritte le relazioni e la profondità dei sentimenti. Sono storie che parlano di amori, incontri e abbandoni, ma anche di genitori e figli adulti e di tutti quei legami che ci accompagnano, in modo più o meno silenzioso, per tutta la vita – scrive nel catalogo – Con le sceneggiatrici Federica Pontremoli e Valia Santella abbiamo iniziato a selezionare i racconti che ci avevano maggiormente colpito. Da alcuni abbiamo preso una relazione, da altri dei personaggi, ma in qualche caso abbiamo tenuto solo un’immagine”. O il titolo, perché Succederà questa notte è il titolo di uno dei racconti.

“Primetime”, Robert Pattinson giornalista a caccia di pedofili in un reality in tv – trailer

Pattinson giornalista sciacallo a caccia di predatori sessuali

Robert Pattinson è il protagonista di Primetime del regista americano Lance Oppenheim. Che racconta il giornalista Chris Hansen (Pattinson) che si prepara a fare la storia della televisione con To Catch a Predator, il controverso format che, attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste, smaschera in diretta tv predatori sessuali colti sul fatto. Mentre il programma diventa un fenomeno nazionale e il suo conduttore un’icona del pubblico, il confine tra informazione, giustizia e spettacolo si fa sempre più ambiguo e il cortocircuito fra cronaca, intrattenimento e voyeurismo televisivo sempre più insostenibile. L’ex vampiro, protagonista quest’anno del thriller psicologico con venature sentimentali The drama, torna a Venezia con una storia vera che potrebbe suscitare delle polemiche perché il giornalista che racconta non è stato coinvolto nel progetto.

“The echo chamber”, Marinelli e Vikander nel film dall’ultima sceneggiatura di Bertolucci, trailer

Le ultime parole di Bertolucci sono un film d’amore e dipendenza

Dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, Andrea Pallaoro (Hannah, Monica) ha tratto il film The echo chamber. Una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto. Leo è Luca Marinelli mentre Anne è Alicia Vikander.

Una storia d’amore innocente nell’epoca del #Metoo

Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni sono i protagonisti di Un peu avant minuit di Nicolas Pariser. Sul punto di separarsi dalla compagna, con la quale convive nella Francia orientale, il quarantanovenne Léo apprende della morte del padre biologico, che non ha mai conosciuto. Prima di partire per l’Italia, dove dovrà sbrigare le pratiche ereditarie, trascorre alcuni giorni a Parigi per fare un bilancio della propria vita. Tra conversazioni con la figlia attivista e incontri con i fantasmi del passato, comincia a interrogarsi sulla sua stessa esistenza e, soprattutto, sul suo rapporto con le donne. “Mi chiedevo se fosse ancora possibile concepire una storia d’amore “innocente”, se un racconto del genere fosse ancora credibile nell’epoca del #MeToo, ora che siamo entrati in una fase di demistificazione del desiderio e delle fasi iniziali dell’incontro amoroso” ha scritto il regista.

La famiglia è un horror

Paolo Strippoli è il regista italiano più giovane in corsa per il Leone. Forte dei successi di Piove e La valle dei sorrisi, il trentatreenne porta in concorso L’estranea con Jasmine Trinca, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Una variazione horror di un dramma familiare in cui una donna si presenta all’improvviso a casa della propria figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea. Un segreto custodito a lungo che ora torna a reclamare il suo prezzo. “L’estranea racconta di una madre che ha bisogno di avere il controllo sul destino dei propri figli e, pur di non arrendersi all’idea che questo sia impossibile, lo affida a una donna di cui non sa nulla – spiega Strippoli – Questa estranea le offre la possibilità di decidere, ed è tutto ciò che Anna chiede: poter sconfiggere la spaventosa casualità dell’esperienza umana”. Anche a costo di trasformarla in un’esperienza d’orrore.

Il ronin e il samurai

Mr. Nelson, did you kill people? del regista giapponese Shinya Tsukamoto racconta due storie che si intrecciano. Nel corso della metà del XIX secolo, dopo circa 250 anni di pace, in Giappone i guerrieri samurai si sono impoveriti. Di conseguenza, molti lasciano i loro padroni per diventare dei ronin erranti. Mokunoshin Tsuzuki è uno di questi samurai. “Al di là della sua dimensione intima, il film affronta una condizione universale: il modo in cui spesso ci aggrappiamo proprio alle cose che ci impediscono di andare avanti. The Echo Chamber parla delle tracce che le persone lasciano le une nelle altre – ricordi, ferite, desideri, dipendenze – e del modo in cui le relazioni possono diventare spazi sia di rifugio sia di prigionia. I personaggi ripetono gli stessi schemi emotivi, alla ricerca di una connessione che al tempo stesso temono, manipolandosi a vicenda per evitare di confrontarsi con la propria solitudine”,

Bardem e Cruz e il film “su misura” di una coppia di talento

“Alcuni anni fa mi sono imbattuto in un articolo che raccontava della costruzione, da parte di un magnate della tecnologia, di un bunker di sopravvivenza alle Hawaii. Ricordo di essermi chiesto: “Sa forse qualcosa che noi non sappiamo?” dice il regista di Bunker, Florian Zeller. Protagonisti sono Javier Bardem e Penélope Cruz che interpretano una coppia, lui architetto, che accetta un progetto moralmente ambiguo – costruire un bunker per la sopravvivenza destinato a un magnate della tecnologia – sua moglie comincia a mettere in discussione il loro matrimonio, dopo diciassette anni insieme. Il film è stato scritto appositamente per la coppia di attori, “che sono stati il punto di partenza e ispirazione per questo progetto – dice Zeller – non solo perché sono tra gli interpreti di maggior talento della scena contemporanea, ma anche perché costituiscono una coppia emblematica. Ho voluto esplorare l’amore, la fedeltà e il perdono collocando al contempo lo spettatore in una posizione di deliberata ambiguità. A cosa siamo invitati ad assistere, esattamente? A uno squarcio di realtà? A una finzione? O magari a un meta-esame della verità?”

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