Sauna d’estate: può davvero allenare il corpo a sopportare il caldo?

Entrare in sauna mentre fuori l’aria è già rovente sembra quasi una provocazione. Eppure, con estati sempre più calde, un numero crescente di studi sta valutando se l’esposizione ripetuta e controllata al caldo possa allenare l’organismo a tollerare meglio le alte temperature. Ma attenzione: abituare gradualmente il corpo al calore è molto diverso dall’entrare in sauna nel pieno di un’ondata di caldo. Il fatto è che il corpo può effettivamente adattarsi alle temperature elevate, ma la tolleranza dipende da molti fattori e soprattutto non va confusa con l’idea di usare la sauna come rimedio d’emergenza proprio nei giorni più torridi.

Che cosa significa davvero adattarsi al caldo

Prima di chiedersi se la sauna possa essere utile, bisogna chiarire che cosa si intende per adattamento alle alte temperature. La Commission for Thermal Physiology della International Union of Physiological Sciences individua tre criteri fra loro correlati: il comfort soggettivo, il mantenimento dell’equilibrio termico e la capacità di conservare le normali funzioni”, spiega Marco Vitale, ordinario di Anatomia Umana all’Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore Scientifico della Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale (FoRST). “Non abbiamo ancora un modello predittivo in grado di valutare contemporaneamente tutti questi aspetti, insieme ad altri parametri molto importanti, come l’umidità dell’aria”. Quando l’umidità è elevata, infatti, il sudore evapora con maggiore difficoltà e il corpo disperde meno efficacemente il calore.

La tolleranza non è uguale per tutti

L’ultima ricerca in materia è stata pubblicata sul Journal of Applied Phisiology e conferma che la capacità di reagire alle alte temperature dipende da caratteristiche personali, condizioni di salute e comportamenti quotidiani. E anche qui ricorda come la sauna non sia indicata per molti pazienti. “Bisogna considerare sia fattori modificabili sia fattori non modificabili”, precisa Vitale. Tra i primi rientrano lo stato di idratazione, il livello di allenamento, la composizione corporea, l’alimentazione, il sonno, l’abbigliamento, l’assunzione di farmaci e la presenza di malattie recenti. “Tra quelli che non possono essere modificati – spiega l’esperto – ci sono invece l’età, il sesso, la predisposizione genetica, le patologie preesistenti e precedenti episodi di malattie legate al caldo”.

Questo significa che la stessa esposizione può essere ben tollerata da una persona giovane e sana, ma risultare molto più impegnativa per un anziano, per chi soffre di diabete o di malattie cardiovascolari o per chi assume medicinali che interferiscono con la sudorazione, la pressione o l’equilibrio dei liquidi.

Il corpo può essere “allenato” al caldo

L’acclimatazione al calore è un fenomeno ben conosciuto nella fisiologia dello sport. Gli atleti che devono gareggiare in condizioni ambientali estreme si preparano spesso con sessioni ripetute di esercizio in ambienti caldi. “L’acclimatazione indica un processo della durata di diversi giorni attraverso il quale l’organismo sviluppa una maggiore capacità fisiologica di rispondere allo stress termico”, spiega Vitale. “È stata studiata soprattutto nello sport e prevede spesso sessioni ripetute di esercizio in ambiente caldo per un periodo compreso tra sette e venti giorni. Gli adattamenti comprendono una sudorazione più efficiente, un aumento del volume plasmatico, cioè della componente liquida del sangue, e una maggiore capacità delle cellule di resistere allo stress”. Nel complesso, il corpo riesce a disperdere meglio il calore e a ridurre lo sforzo cardiovascolare durante le esposizioni successive.

Anche la sauna può produrre alcuni adattamenti

L’esposizione passiva, cioè non accompagnata da esercizio fisico, potrebbe attivare almeno in parte gli stessi meccanismi. “Anche la sauna può indurre alcuni degli adattamenti osservati con l’esercizio al caldo”, osserva Vitale. “I dati sono ancora meno numerosi, ma potrebbe rappresentare una strategia utile per le persone che non possono praticare attività fisica o per le quali l’esercizio risulta difficile”. La sauna rientra, infatti, nelle cosiddette terapie termiche passive, basate sull’esposizione per periodi brevi ad alte temperature. Non è però dimostrato che il beneficio sia identico a quello ottenuto con l’allenamento fisico in ambienti caldi, né che possa essere trasferito automaticamente alla popolazione generale.

Una sauna occasionale non basta

Andare in sauna una volta ogni tanto può essere piacevole, ma difficilmente produce un’acclimatazione duratura. “Per ottenere un adattamento fisiologico significativo è generalmente necessario esporsi al calore frequentemente per cinque-dieci giorni consecutivi, talvolta anche più a lungo”, spiega Vitale. “Nel caso della sauna, i protocolli prevedono spesso più sessioni brevi intervallate da periodi di raffreddamento”. I primi cambiamenti fisiologici possono comparire dopo quattro-sei giorni, diventare più marcati nei giorni successivi e ridursi progressivamente quando l’esposizione viene interrotta. “Le sedute occasionali sono difficilmente sufficienti a indurre un adattamento stabile. I protocolli studiati prevedono in genere un’esposizione regolare e controllata. Non sono quindi sovrapponibili a una sauna improvvisata, senza valutazione medica e senza monitoraggio”.

Covid in Cina, cosa sappiamo della nuova ondata estiva

Mai durante un’ondata di calore

Il fatto che l’esposizione ripetuta possa favorire l’acclimatazione non significa che entrare in sauna nel pieno di un’ondata di caldo sia utile. “Dal punto di vista scientifico non esiste alcuna evidenza che fare una sauna durante un’ondata di calore produca benefici”, chiarisce Vitale. “Al contrario, sono plausibili diversi meccanismi attraverso i quali potrebbe aumentare il rischio di eventi avversi”. Durante una fase di caldo estremo, infatti, l’organismo può essere già disidratato, affaticato da notti di sonno insufficiente e sottoposto a un maggiore stress cardiovascolare. La temperatura corporea di base può essere più elevata e la capacità di disperdere il calore già compromessa. “A queste condizioni non va cumulato ulteriore stress termico”, sottolinea Vitale. In pratica, l’acclimatazione può essere una preparazione graduale da costruire in anticipo, non una soluzione da adottare proprio nel giorno più caldo dell’anno.

Chi dovrebbe evitare la sauna

Non va dimenticato che la sauna non è adatta a tutti. In una persona sana, ben idratata e per sessioni brevi è generalmente ben tollerata, ma alcune condizioni richiedono prudenza o rappresentano vere controindicazioni. “Ipotensione, malattie cardiovascolari non stabilizzate, febbre, infezioni acute, gravidanza avanzata e consumo di alcol devono essere valutati prima dell’esposizione”, spiega Vitale. Particolare attenzione è necessaria anche per chi ha avuto recentemente un infarto, soffre di angina instabile o assume farmaci capaci di alterare pressione, frequenza cardiaca, sudorazione o idratazione. In presenza di una malattia cronica, un eventuale programma di esposizione al caldo dovrebbe essere concordato con il medico e personalizzato.

Nodulo polmonare: cos’è e quali sono i sintomi della malattia di Franco Baresi

Come prepararsi in sicurezza

L’idratazione è uno degli aspetti più importanti. “Bisogna arrivare alla sauna ben idratati e reidratarsi al termine”, raccomanda Vitale. “È opportuno evitare pasti abbondanti nelle ore precedenti e non assumere alcol. Le prime volte bisogna entrare gradualmente e restare per tempi brevi”. Anche l’uscita merita attenzione. Il calore provoca vasodilatazione e può abbassare la pressione. Per questo è meglio raffreddarsi progressivamente, restare seduti per qualche minuto e non alzarsi bruscamente. L’alternanza immediata tra caldo estremo e freddo intenso, spesso proposta nei centri benessere, può sottoporre il sistema cardiovascolare a variazioni rapide e non è necessariamente adatta a tutti.

I segnali che impongono di uscire subito

Durante la sauna non bisogna resistere a ogni costo. Il calore non è una prova di sopportazione. “Capogiri, stordimento, nausea, confusione mentale, mal di testa, dolore toracico, palpitazioni, difficoltà respiratoria, debolezza marcata o sensazione di svenimento impongono l’immediata sospensione”, avverte Vitale. Se i sintomi non si risolvono rapidamente dopo l’uscita e il raffreddamento, oppure compaiono confusione, perdita di coscienza, dolore toracico o difficoltà respiratorie, è necessario chiedere assistenza medica.

Solitudine estiva, per combatterla ripartiamo da una panchina o da una partita a carte

La sauna non sostituisce le regole anti-caldo

Anche qualora un programma regolare e controllato di esposizione termica migliorasse la tolleranza al caldo, non renderebbe una persona immune dalle conseguenze delle temperature estreme. Durante un’ondata di calore restano fondamentali l’idratazione, la riduzione delle attività fisiche nelle ore centrali, il riposo in ambienti freschi, un abbigliamento leggero e l’attenzione alle persone più vulnerabili. La sauna può forse contribuire all’acclimatazione di alcune persone sane, se praticata con gradualità e in condizioni controllate. Ma non è uno scudo contro il caldo e, soprattutto, non è un rimedio da improvvisare mentre fuori si boccheggia. La regola, nei giorni estremi, resta una sola: non aggiungere altro calore, ma aiutare il corpo a disperderlo.

Condividi questo contenuto: