Rientro ‘bollente’ a scuola, cosa fa il caldo alla memoria dei ragazzi
È come uno schiaffo in faccia, stordisce e confonde, impedendo di raccogliere le idee e di pescare nei cassetti della memoria le nozioni che servono. Questo è uno degli effetti che il caldo fa ai bambini e ai ragazzi che tornano a scuola. Nelle aule bollenti, con 30 gradi mal contati, gli studenti perdono il ritmo, se non peggio, possono star male al punto da aver bisogno di assistenza medica. L’effetto delle ondate di calore, del caldo anomalo che secondo gli esperti potrebbe protrarsi sino a novembre, se non oltre, dunque impatta direttamente sugli alunni assiepati in aula. A rivelarlo è una ricerca Usa disponibile sulla National Library of medicine.
In aula con 30 gradi: cosa succede agli studenti
Ciò che bisogna considerare, quando si parla di aule scolastiche, è cosa succede quando la temperatura staziona a 30 gradi e gli studenti sono costretti a star fermi, per di più attenti alle lezioni. Quando il caldo cresce, l’organismo lavora a pieno ritmo per raffreddarsi: aumenta il flusso di sangue verso la pelle e si attiva la sudorazione. In un’aula affollata, calda e umida, però, il sudore non evapora e questo meccanismo di difesa va in cortocircuito.
In questo caso si colgono i primi segnali d’allarme, non sono solo fisici, ma pure cognitivi. Sono l’affaticamento e la sonnolenza improvvisa, il crollo della concentrazione, a cui si aggiungono mal di testa, irritabilità e calo delle prestazioni mentali.
Ondate di caldo fino a novembre. Cosa fare per resistere
Proprio di questo parla la revisione sistematica di 14 studi condotta dai ricercatori americani nelle scuole. Ha confermato che “l’aumento delle temperature in aula è direttamente associato a peggiori risultati scolastici, specialmente nei compiti logico-matematici e nei test che richiedono ragionamenti complessi”. Per giungere a questa conclusione gli scienziati sono ricorsi a un esperimento controllato: è bastato abbassare la temperatura in classe da 30°C a 25°C per osservare un immediato balzo in avanti nelle prestazioni degli alunni, sia nella logica che nelle competenze linguistiche.
Perché i bambini sono più a rischio
“Tornare a scuola quando le temperature sono ancora molto elevate non significa necessariamente mettere i bambini in una situazione di pericolo, ma richiede attenzione per garantirne la sicurezza e il benessere”. A parlare è la pediatra Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione dipendenze digitali SIP e presidente della Onlus ‘Il bambino ed il suo pediatra’. Che prosegue: “Trascorrere diverse ore in aule molto calde, poco ventilate e prive di climatizzazione può diventare un problema per la salute e per il benessere, soprattutto quando il caldo è intenso e persistente e i bambini sono piccoli. L’Organizzazione Mondiale della Sanità inserisce proprio i bimbi piccoli tra le categorie maggiormente vulnerabili agli effetti del caldo e sottolinea che temperature ambientali molto elevate possono provocare stanchezza e affaticamento”.
Ma perché il gran caldo può far male di più ai bambini? “Il rischio dietro l’angolo è la disidratazione – sottolinea Bozzola -. A scuola un bambino può dimenticarsi di bere, può essere troppo impegnato a giocare o a seguire le lezioni, oppure può non avere a disposizione acqua con sufficiente facilità. Con il caldo, invece, la perdita di liquidi attraverso la sudorazione aumenta con perdita di liquidi. Ne conseguono sete intensa, bocca asciutta, mal di testa, stanchezza, irritabilità, sonnolenza e difficoltà a concentrarsi”.
Cosa fare?
Il rimedio a tutto questo è la pediatra a suggerirlo: “Non dobbiamo aspettare che il bambino chieda spontaneamente da bere: è preferibile inserire nello zainetto di scuola una borraccia con acqua fresca e optare per una merenda fresca e leggera. E una volta in classe è importante che i maestri o gli educatori lo incoraggino a bere regolarmente durante la giornata”. Un’avvertenza che deve raddoppiare per i piccoli che soffrono di asma, diabete, problemi renali o disturbi neurologici, oltre che per chi assume farmaci continui che alterano la termoregolazione. In questi casi, la gestione delle giornate calde va sempre concordata con il pediatra.
Infine, se l’acqua è indispensabile, la borraccia da sola non può risolvere il problema di una struttura scolastica surriscaldata. Aprire le finestre a mezzogiorno, ad esempio, se fuori ci sono 35 gradi fa solo peggiorare la situazione, così come l’uso dei ventilatori tradizionali, che muovono aria calda senza raffreddarla.
Gli interventi a scuola e in famiglia
“Un secondo aspetto spesso sottovalutato riguarda l’attenzione e l’apprendimento – ricorda Bozzola -. Un’aula eccessivamente calda non è soltanto scomoda: il calore può aumentare la sensazione di stanchezza, ridurre la capacità di concentrazione e rendere più difficile svolgere attività cognitive. Quando le temperature diventano elevate, anche la scuola deve adattare organizzazione, attività e ambienti alle condizioni climatiche”.
Attenti al colpo di calore, ecco i quattro campanelli d’allarme
Quindi, avverte l’esperta, “durante le giornate molto calde sarebbe opportuno che la scuola evitasse l’attività fisica intensa nelle fasce orarie più calde, privilegiasse gli spazi ombreggiati e prevedesse pause frequenti per bere e rinfrescarsi, mentre l’abbigliamento dovrebbe essere leggero, comodo e traspirante, evitando vestiti troppo pesanti o aderenti”. Inoltre “se il bambino deve trascorrere del tempo all’aperto, sono importanti anche cappellino, protezione solare e, quando possibile, la ricerca dell’ombra”, aggiunge Bozzola. E le lezioni più impegnative andrebbero tenute nelle prime ore della mattina, mentre per evitare che il sole picchi sui vetri sarebbe opportuno abbassare le tende esterne.
Dall’altra parte anche le famiglie si possono muovere per rendere più leggera la giornata ai propri figli. Possono prepararli ad affrontare le giornate più calde in questo modo: scegliere per loro un abbigliamento leggero e traspirante ed evitare di vestirli troppo perché la mattina presto fa fresco; dotarli di una borraccia pulita ogni giorno con dell’acqua fresca, non invece di bevande zuccherate o energy drink, che in classe sono inutili; controllare i segnali d’allarme, ossia quando il figlio ha sete intensa, urine scure, bocca asciutta o insolita stanchezza, che sono spie d’allarme della disidratazione.
Attenti a questi segnali
Ci sono veri e propri segnali che indicano se un bambino o un ragazzo costretto al caldo intenso, in questo caso a scuola, è in emergenza. Se ha nausea, vertigini, crampi, pallore o sudorazione profusa, si tratta di un colpo di calore imminente: va spostato subito all’ombra o in un ambiente fresco e bagnato con acqua tiepida/fresca.
Nel caso poi compaiano confusione mentale, difficoltà a parlare, perdita di coscienza o convulsioni, bisogna capire che si tratta di un’emergenza medica, quindi è necessario chiamare immediatamente il 112 senza somministrare liquidi per via orale.
“Gli insegnanti dovrebbero imparare a riconoscere i primi segnali di un problema legato al caldo – sottolinea Bozzola -. Un bambino che improvvisamente appare molto stanco ha mal di testa, nausea, capogiri, debolezza, crampi muscolari, sete intensa o diventa insolitamente irritabile, dovrebbe essere allontanato dal caldo, fatto riposare in un ambiente fresco e invitato a bere. Se i sintomi non migliorano rapidamente, è opportuno contattare la famiglia, il pediatra o un professionista sanitario. Esiste poi una situazione molto più seria: il colpo di calore, appunto, che è un’emergenza medica. Confusione, alterazione dello stato di coscienza, perdita di coscienza, convulsioni o una temperatura corporea molto elevata richiedono un intervento medico immediato. In questi casi bisogna chiamare i soccorsi e iniziare rapidamente a raffreddare la persona, spostandola in un luogo fresco e utilizzando acqua e panni freschi mentre si attende l’assistenza”.
“Infine, ricordiamoci che alcuni bambini meritano un’attenzione maggiore – conclude Bozzola -. Quelli molto piccoli, quelli con malattie croniche o condizioni che possono interferire con la regolazione della temperatura e quelli che assumono determinati farmaci possono essere più vulnerabili. In questi casi è consigliabile parlarne preventivamente con il pediatra e, se necessario, concordare con la scuola specifiche misure di tutela”.
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