Zecche, scoperto un nuovo virus: si camuffa da influenza e sfugge ai test

Un virus nascosto, in grado di camuffarsi al punto da provocare sintomi che possono essere confusi con quelli di un’influenza. Invece si tratta di un patogeno nuovo, scoperto da un gruppo di ricercatori cinesi. Viene trasmesso dalle zecche ed è in grado di generare febbre alta, oltre a serie conseguenze, e in qualche caso può portare alla morte. Un nuovo orthonairovirus patogeno, che gli scienziati hanno chiamato Asian longhorned tick nairovirus (ALTNV), ossia ‘della zecca asiatica dalle lunghe corna’. Il nuovo virus zoonotico legato alle zecche è stato descritto sul New England Journal of Medicine.

“La sua identificazione testimonia anche quanto siano aumentate le nostre capacità diagnostiche nel riconoscere infezioni che in passato sarebbero rimaste non differenziate”, spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano.

Il nuovo virus

Che le zecche siano portatrici di una sindrome da febbre grave con trombocitopenia è un fatto conosciuto. In Asia questo quadro ha un responsabile preciso: il Dabie bandavirus (DBV). Ma la diagnosi presentava una lacuna: più del 30% dei pazienti classificati clinicamente come SFTS risultava negativo al virus in questione.

Il virus nascosto

I ricercatori del Laboratorio statale Agenti patogeni e Biosicurezza di Pechino, insieme ad altri colleghi universitari cinesi e statunitensi, hanno cercato di capire cosa accadeva. Così il team ha individuato il virus. I campioni, raccolti attraverso ospedali sentinella, sono stati esaminati con sequenziamento metatrascrittomico e isolamento virale. E ne è emerso l’Asian longhorned tick nairovirus, che le analisi genetiche collocano nella famiglia Nairoviridae, ma abbastanza lontano dagli orthonairovirus, noti tanto da meritare un posto proprio. Dunque una nuova presenza nella classe dei patogeni trasmessi dalle zecche.

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Screening e sintomi

Lo screening di laboratorio è stato fatto su 3.163 persone che accusavano febbre e avevano avuto un contato diretto con le zecche. Ed è risultato che il 10,4% ha mostrato RNA virale o anticorpi IgM contro ALTNV. La quota è salita al 15,1% fra i pazienti negativi al DBV: circa uno su sei, proprio nel gruppo rimasto senza una spiegazione virologica. Quanto ai sintomi provocati dall’infezione, per 56 persone colpite solo da ALTNV, in un primo momento erano simili a quelli di un’influenza: forte stanchezza nell’84% dei casi, disturbi gastrointestinali nell’80%.

Ma per alcuni malati si sono aggiunti problemi più pesanti: piastrine ridotte nel 38% dei casi e aminotransferasi aumentate nel 36%, alterazione compatibile anche con una sofferenza epatica. Tuttavia chi aveva contratto solo l’infezione da ALTNV è guarito. Non si può dire altrettanto invece per i 38 malati colpiti da entrambi i virus da zecche contemporaneamente. Perché i coinfettati hanno accusato più spesso sintomi respiratori (61% contro 38%) e insufficienza renale (84% contro 66%), mentre sette sono morti.

L’analisi sulle zecche

I ricercatori cinesi non si sono limitati a questo: hanno condotto un’analisi anche sulle zecche portatrici dei virus. ALTNV è stato cercato in 47.428 esemplari raccolti in 15 province cinesi: il suo RNA è comparso nell’1,29% del totale e nell’1,75% delle Haemaphysalis longicornis, appunto la zecca asiatica dalle lunghe corna. Gli esperimenti hanno mostrato che questa specie può conservare il virus passando attraverso differenti fasi del ciclo vitale, trasmetterlo alla discendenza e trasferirlo sperimentalmente ai topi durante il pasto di sangue.

Tre indizi che rafforzano il suo ruolo di vettore. “Un aspetto è particolarmente importante: l’identificazione di nuovi virus non significa necessariamente che oggi esistano più malattie rispetto al passato – sottolinea Pregliasco -. È anche il risultato della straordinaria crescita delle nostre capacità diagnostiche. Le moderne tecniche di biologia molecolare, sequenziamento genomico e sorveglianza microbiologica permettono infatti di identificare l’agente responsabile di forme cliniche che un tempo sarebbero state classificate genericamente come sindromi febbrili o infezioni di origine non determinata. In altre parole, oggi riusciamo a dare un nome e un’identità a infezioni che probabilmente esistevano già, ma che non avevamo gli strumenti per distinguerle. È un progresso importante perché una diagnosi più precisa consente di conoscere meglio la reale diffusione dei patogeni, comprenderne le modalità di trasmissione e organizzare una sorveglianza più efficace”.

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Nessun allarme

Secondo Pregliasco “sulla base dei dati disponibili non ci troviamo di fronte a un nuovo allarme sanitario globale”. “La scoperta rappresenta piuttosto un esempio concreto di quanto la medicina moderna sia diventata più capace di individuare e caratterizzare i patogeni emergenti – evidenzia il virologo -. E per l’Italia al momento non ci sono elementi che indichino la circolazione di ALTNV, né un rischio specifico per la popolazione. Ciò che emerge quindi è l’importanza della sorveglianza epidemiologica e virologica”.

La prevenzione

L’esperto mette in luce un aspetto che sta alla base del problema: “Il tema assume una rilevanza ancora maggiore nel contesto dei cambiamenti climatici e ambientali, che possono modificare distribuzione geografica, stagionalità e densità di zecche e altri vettori – afferma -. Questo non significa che ogni nuovo virus identificato sia destinato a diffondersi in Europa, ma rende necessario conoscere tempestivamente i patogeni emergenti e monitorarne l’evoluzione”. E conclude: “La prevenzione rimane fondamentale. Durante le attività in aree boschive o con vegetazione alta è opportuno utilizzare abiti coprenti e repellenti, controllare accuratamente la pelle al rientro e rimuovere correttamente e rapidamente eventuali zecche”.

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