Jodar: “Voglio sfidare Sinner, non ascolto chi mi critica”
LONDRA – My way. A modo di Rafael Jodar. Il nuovo golden boy del tennis spagnolo si chiama come il suo idolo Nadal, ma per caso. Generazione 2006 come l’altro enfant prodige Joao Fonseca. Incontriamo il madrileno Jodar alla Laver Cup di Londra, dove all’esordio ha regolato Bublik 6-2, 6-3. Un metro e 90 per 70 chili, così esplosivo da spezzare talvolta i lacci delle scarpe. Sinner l’ha già benedetto: «Il futuro è suo». Del resto, un anno e mezzo fa questo ventenne era numero 687 del mondo. Oggi, dopo il primo torneo vinto a Marrakech lo scorso aprile ed exploit vari nel mondo, è già 14° nel ranking Atp. Alla sua beata età, solo l’americano Tien, tredicesimo, gli è davanti. Per ora.
Rafa, siamo solo agli inizi della sua carriera scintillante. Cosa le piace di più di questa sua scalata incredibile?
«Oltre agli stadi enormi, le strutture dei tornei cui ora riesco a partecipare. Sono incredibili. E le organizzazioni si prendono cura di te in ogni dettaglio. Qualcosa che non avevo mai sperimentato prima».

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E c’è qualcosa che non le piace?
«Forse il fatto che dobbiamo viaggiare senza sosta».
Anche perché si gioca troppo?
«Sì, ma questo è il tennis oggi. Dobbiamo adattarci».
Però qui a Londra per la Laver lei è già tra i grandissimi di questo sport.
«È vero, e ciò mi motiva ancora di più. Sto passando una settimana meravigliosa con tutti questi campioni. Cerco di dare il mio meglio».
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Chi è il suo preferito? Forse l’altro spagnolo Alcaraz?
«No (ride, ndr), ho un buon rapporto con tutti, davvero».
Lei Alcaraz non l’ha ancora mai sfidato in Atp. Però Sinner sì, una volta, lo scorso aprile a Madrid, e lei perse 6-2, 7-6.
«Sono entrambi i più grandi, perché ogni volta che li affronti è una sfida totale, in ogni dettaglio. Spero di incontrarli il più possibile in futuro, perché contro di loro ogni volta è un’occasione per migliorare, anche se perdi. Mi piacerebbe essere al livello di Jannik e Carlos, ma devo ancora lavorare durissimo per arrivarci».
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C’è chi dice che lei somiglia a Sinner: dritto potente, rovescio a due mani, gioco da fondo campo…
«Sì, dicono così, anche nei movimenti. Ma, sinceramente, io ho il mio gioco e seguo solo me stesso».
Com’è il suo rapporto con Jannik?
«È davvero una brava persona: simpatico, incredibilmente umile. Manca a tutti in campo. Spero che torni presto».
Qualche collega l’ha accusata di essere antisportivo, soprattutto per le continue interruzioni. Lei cosa risponde?
«Cerco di comportarmi nel modo giusto. So di essere nuovo nel tour: magari commetterò qualche errore. Ma sarebbe un problema solo se non cercassi di evitare di sbagliare due volte. Ho tante persone intorno che mi vogliono bene, cui non importa cosa dice la gente. Rispetto molto le opinioni altrui, ma cerco di non ascoltare tutto quello che dicono di me».
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