FIB, il bilancio di Favre: “Giovani, Olimpiadi e territorio: così rilanciamo le bocce”
Un anno al timone della Federazione Italiana Bocce tra viaggi nei territori, sei medaglie iridate solo a metà ottobre e la vittoria diplomatica dei Mondiali 2028 assegnati a Campobasso. Roberto Favre, valdostano, traccia il bilancio del suo primo anno – e qualche giorno – da Presidente. Tra ambizioni olimpiche, severità sui risultati e la sfida di portare i giovani in corsia.
Presidente Favre, è passato poco più di un anno dalla sua elezione. Da quel giorno ha girato l’Italia da Nord a Sud: che mondo ha trovato nei bocciodromi?
«Un mondo vivo, con cinque discipline diverse e una presenza capillare. È probabilmente l’aspetto che considero più importante del mio primo anno. Ho cercato di mantenere la promessa di esserci, non soltanto a Roma ma soprattutto sul territorio. Ho incontrato società, Comitati Regionali e Delegazioni, partecipato alle manifestazioni e ascoltato direttamente chi ogni giorno porta avanti le bocce. E oggi, girando l’Italia, avverto un clima diverso: sento un territorio più coeso, più coinvolto e soprattutto più propositivo. Ci sono idee, voglia di fare, disponibilità a confrontarsi e a lavorare insieme. È un patrimonio che dobbiamo valorizzare. Non significa che non ci siano problemi o opinioni diverse, ed è giusto che sia così. Una Federazione viva è una Federazione nella quale ci si confronta. Ma credo che oggi ci sia una maggiore consapevolezza di essere parte di un unico progetto. Non credo nella distinzione tra centro e periferia: esiste una sola Federazione. E una Federazione forte è quella che sa ascoltare il territorio e trasformare quell’ascolto in decisioni e risultati. È questo, forse, il riscontro più bello di questo primo anno: respirare nei territori un’aria propositiva, la voglia di costruire e la sensazione che si possa crescere insieme».
Dall’ultima settimana arrivano sei medaglie tra i Mondiali di Raffa in Brasile e il World Boccia di Olbia. Eppure sul Brasile lei ha parlato di “moderata soddisfazione”. Perché così severo?
«Avremmo potuto arrivare sul podio anche nel settore maschile e invece torniamo a secco, purtroppo abbiamo patito oltremodo i campi sintetici che si usano normalmente in America Latina. Un plauso va a tutti gli atleti che si sono cimentati in questa spedizione che ci ha permesso di arrivare quarti nel medagliere complessivo. Quando si parte con aspettative alte, bisogna saper analizzare ciò che non ha funzionato per migliorarsi. Faremo tesoro delle esperienze e lavoreremo al meglio per rendere più competitivi i nostri atleti in ogni corsia ed evento internazionale. Torniamo a casa con una coppia campione del mondo e due ottimi bronzi. Questo significa che possiamo giocarcela alla pari».
Dalla Sardegna, nella Boccia Paralimpica, sono arrivati un oro e due argenti. Lì il bilancio è diverso?
«Assolutamente sì. Nonostante un’epidemia influenzale che ha costretto alcuni dei nostri a dare forfait nelle prove singole, il gruppo guidato dal tandem Michela Favini-Gabriele Zendron e dai ragazzi della BC1/2 ha dimostrato un valore enorme. L’inclusione per noi non è uno slogan da facciata: la Boccia Paralimpica è una colonna portante del nostro progetto per portare le bocce a Los Angeles. Il sogno olimpico non si costruisce con gli annunci, ma con la credibilità. Abbiamo i numeri, la diffusione internazionale e la capacità di rinnovarci. L’Olimpiade è un obiettivo su cui lavoriamo con il CONI: la vera sfida è dimostrare al CIO che le bocce sono uno sport contemporaneo a tutti gli effetti».
Nel 2028 i Mondiali Senior di Raffa faranno tappa in Molise, a Campobasso. Quanto conta questo successo politico?
«Moltissimo. L’approvazione unanime della candidatura è una vittoria di squadra ottenuta con il vicepresidente internazionale Moreno Rosati e il presidente regionale Giuseppe Formato. Portare in Italia i Campionati Mondiali Senior di Raffa del 2028 significa offrire al nostro movimento una grande opportunità sportiva e internazionale, ma anche mettere il Molise al centro dell’attenzione mondiale, valorizzando le capacità organizzative, l’accoglienza e le potenzialità. Ora ci attende il lavoro più importante: trasformare questa assegnazione in un evento di qualità, all’altezza delle aspettative e capace di lasciare un segno positivo sul territorio. Quando sport, istituzioni e realtà locali lavorano insieme con un obiettivo comune, i risultati possono essere davvero importanti».
Come si convince un ragazzo ad abbandonare lo smartphone per entrare in un bocciodromo?
«La comunicazione è uno degli strumenti attraverso cui possiamo cambiare la percezione delle bocce. Abbiamo un patrimonio sportivo enorme, ma dobbiamo raccontarlo meglio e soprattutto nei linguaggi che utilizzano le nuove generazioni. In questo primo anno abbiamo cercato di aumentare la presenza sui social, le dirette, i contenuti video e web, dando maggiore visibilità non soltanto ai grandi eventi ma anche alle tante attività che ogni giorno vengono realizzate dalle società. Non dobbiamo però limitarci a comunicare di più: dobbiamo comunicare meglio. Vogliamo mostrare la parte agonistica, ma anche quella giovane, dinamica, inclusiva e sociale delle bocce. Se vogliamo avvicinare nuovi ragazzi dobbiamo andare dove loro sono, parlare il loro linguaggio e far vedere che le bocce possono essere uno sport contemporaneo»
Se dovesse darsi un voto per questo primo anno?
«Un 7 di incoraggiamento. Positivo per l’apertura e il dialogo che abbiamo instaurato, ma non sono pienamente soddisfatto perché le cose iniziate vanno portate a termine. Il primo anno è stato quello dell’ascolto, nel secondo dobbiamo spingere sull’acceleratore: meno annunci e più cantieri aperti».
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