Scrittori, politici e lettori in difesa di Sally Rooney
LONDRA. Alla libreria Waterstones di Trafalgar Square, Dove sei, mondo bellodi Sally Rooney è uno dei libri consigliati con un post-it: «Opera di uno dei talenti più brillanti della letteratura contemporanea». Una ragazza, che preferisce restare anonima, compra una copia di Persone normali (un milione di esemplari venduti oltremanica) e ci dice: «Sally è una donna coraggiosa e per questo avrà sempre il mio rispetto». Un’impiegata della libreria — pure se non potrebbe per norme aziendali — confida a Repubblica che, dopo il clamoroso annuncio di mercoledì riguardo all’imminente stop totale dei libri di Rooney in vendita nel Regno Unito per il suo sostegno a un gruppo pro-Pal, «oggi abbiamo venduto più copie delle sue opere rispetto alle ultime settimane». Online è una cascata di commenti a favore di Rooney, molti anche dall’Italia: «Ora andiamo tutti a comprare i libri di Sally!». Le classifiche delle prossime settimane potrebbero riservare sorprese.
La filosofia salverà l’Occidente
A Trafalgar ci sono ancora decine di tomi della trentacinquenne scrittrice irlandese, così come alla sopraffina libreria Hatchards e alla Waterstones di Piccadilly Circus, dove Rooney aveva lanciato il suo ultimo romanzo Intermezzo nel 2024. Ma fino a quando? Waterstones, la più celebre catena di librerie nel Regno, non ha risposto alla richiesta di Repubblica su quanti libri della scrittrice restino in magazzino.
Di certo, presto finiranno. Perché due giorni fa Rooney e il suo editore Faber & Faber hanno deciso di interrompere la commercializzazione di tutte le opere dell’autrice di Parlarne tra amici, e in ogni formato, poiché Rooney ha esplicitamente sostenuto Palestine Action, un gruppo radicale per la causa palestinese, proscritto dal governo dell’ex premier Keir Starmer nel 2025 e sprofondato nella lista nera dei “gruppi terroristi”.

Rooney rischia l’arresto nel Regno Unito e fino ad addirittura quattordici anni di carcere per in un articolo sull’ Irish Times la scorsa estate in cui ha dichiarato di voler continuare a sostenere finanziariamente Palestine Action. Dunque, i proventi delle sue vendite oltremanica infrangerebbero le leggi antiterrorismo britanniche. È vero, il gruppo, fondato nel 2020, si è macchiato di reati gravi: l’anno scorso i militanti di Palestine Action hanno invaso la base dell’aeronautica militare britannica Raf e imbrattato due cacciabombardieri; hanno devastato parte di una fabbrica israeliana di Elbit Systems perché «ha partecipato alla produzione di armi usate a Gaza» (la compagnia nega); uno di loro ha rotto la schiena a un poliziotto. Ma tutto ciò, per molti attivisti, non è sufficiente per essere definito “movimento terrorista”, anzi si metterebbe a rischio la libertà di parola. Senza contare che tremila attivisti pro-Pal — in buona parte anziani — sono stati arrestati e incriminati dalla polizia britannica negli ultimi mesi per aver esposto cartelli solidali con Palestine Action.
La sinistra britannica e alcuni colleghi di Rooney sono insorti in difesa della scrittrice. In un Paese dove si possono comprare libri di dittatori, ex terroristi e persino di assassini, ma presto non le opere dell’irlandese. William Dalrymple ha definito la vicenda «assolutamente assurda e vergognosa». Colm Tóibín ha condiviso un video virale di un deputato laburista, John McDonnell, che si è messo a leggere ad alta voce i romanzi di Rooney come in Fahrenheit 451. Il celebre presentatore della Bbc David Aaronovitch: «È una sconfitta della nostra democrazia e libertà di espressione». Patrick Corrigan di Amnesty Uk: «Che paese siamo diventati?». E l’ex leader laburista Jeremy Corbyn: «Il coraggio di Sally ci ispira tutti».
Altri scrittori, anche irlandesi, contattati da Repubblica per ora preferiscono non commentare. Del resto, le leggi contro Palestine Action nel Regno Unito sono severissime e tutti aspettano la sentenza della Corte Suprema di inizio novembre che dovrà decidere se il gruppo sia davvero terrorista. Intanto, giubilano i media conservatori e di destra — dallo Spectator ad Unherd — mentre il Guardian scrive oggi in un commento: «È davvero dura rendersi conto che un’autrice possa pubblicare ovunque nel mondo, ma non nel Regno Unito. Davvero Rooney rappresenta un pericolo per la nostra società? O tutti quegli ottantenni arrestati alle manifestazioni?».
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