La rivincita dei diversi, alla Festa di Roma i film animati raccontano le fragilità del mondo

Roma – Un bimbo che ha bisogno di un corsetto di ferro per restare in piedi, una ragazzina che vede cose invisibili agli altri, un fratellino rapito dai corvi, una donna che assiste alla progressiva scomparsa della memoria della madre. Il cinema d’animazione che attraversa la Festa del Cinema di Roma e Alice nella città racconta soprattutto questo: la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo. Non più solo fiabe e avventure per bambini, ma storie di crescita, diversità, perdita e legami familiari. Il panorama produttivo è ampio e va dai colossi americani Disney e Laika alle realtà indipendenti francesi, giapponesi e canadesi.

Wildwood – I segreti del bosco proibito

Wildwood segna il ritorno dopo sette anni della Laika, lo studio americano che fa base a Portland e che ha realizzato Coraline e la porta magica, ParaNorman e Kubo e la spada magica. Diretto da Travis Knight, presidente e fondatore della società e regista anche del live action Bumblebee, il film è tratto dal romanzo di Colin Meloy illustrato da Carson Ellis. La protagonista Prue attraversa una foresta proibita ai margini di Portland per salvare il fratellino rapito da uno stormo di corvi. Insieme all’amico Curtis scoprirà un mondo popolato di creature fantastiche, alleanze impreviste e forze oscure. Un racconto sull’amicizia, il coraggio e la responsabilità, costruito attraverso la stop motion, tecnica che dà movimento a pupazzi e scenografie fotografandoli un fotogramma alla volta. Un cinema materialmente artigianale.

Il corsetto

Il corsetto è l’opera prima personale di Louis Clichy, presentata nel concorso di Alice e già premiata a Cannes con il Premio speciale della giuria di Un certain regard. Clichy, formatosi alla scuola Gobelins, ha lavorato alla Pixar su Wall-E e Up e ha diretto due film di Asterix. Qui torna all’animazione bidimensionale per raccontare Christophe, un bambino che cresce in una fattoria francese cercando di conquistare l’approvazione di un padre severo. Quando il suo corpo comincia a cedere, deve indossare un busto metallico. La malattia lo costringe a cambiare vita, ma gli fa scoprire la musica, l’amicizia e il primo amore. Il film trasforma una fragilità fisica in un racconto sull’emancipazione.

We are aliens

La diversità è anche al centro di We are aliens, esordio del giapponese Kohei Kadowaki, coproduzione franco-giapponese. Lontano dall’estetica più riconoscibile degli anime commerciali, segue due amici lungo gli anni, a partire da un tradimento che produce conseguenze dolorose. Tra incomprensioni, sensi di colpa, legami perduti e ritrovati, sentirsi alieni significa soprattutto non riuscire a comunicare con gli altri.

Lucy Lost

La ricerca della propria identità attraversa Lucy Lost, diretto dal francese Olivier Clert e prodotto da Xilam Animation. Tratto da un romanzo di Michael Morpurgo, racconta una bambina di undici anni dai capelli bianchi che vive presso una famiglia di pescatori in un remoto arcipelago. Lucy ha visioni misteriose che suscitano la diffidenza degli abitanti. Con l’aiuto di un’amica immaginaria cercherà di scoprire il segreto delle proprie capacità. Al centro, la memoria e il bisogno di appartenenza.

Tangles

Il titolo più adulto, “grovigli”, arriva invece alla Festa del Cinema con Tangles, esordio della canadese Leah Nelson, presentato a Cannes e tratto dal memoir a fumetti autobiografico di Sarah Leavitt, Tangles: a story about Alzheimer’s, my mother and me. Racconta Sarah, giovane artista e attivista nella San Francisco degli anni Novanta, costretta a tornare nella cittadina conservatrice della sua famiglia quando la madre si ammala di Alzheimer. Al centro c’è la perdita progressiva di una persona ancora presente, ma anche la difficile trasformazione di una figlia in qualcuno capace di prendersi cura della madre. Il disegno in bianco e nero permette di rappresentare ciò che la macchina da presa faticherebbe a mostrare: i ricordi che svaniscono, il disorientamento, l’amore e persino l’umorismo che sopravvive alla malattia.

Encanto

Il rapporto tra genitori e figli ritorna nell’evento Disney di Alice nella città. La produttrice premio Oscar Yvett Merino accompagna una proiezione di Encanto, il film del 2021 diretto da Byron Howard e Jared Bush, sulla famiglia colombiana dei Madrigal e su Mirabel, unica figlia senza poteri magici. Merino presenta anche un’anticipazione di Hexe – Il regno delle streghe, il nuovo lungometraggio Disney diretto da Fawn Veerasunthorn e Jason Hand, in uscita a novembre. La protagonista Billie, adolescente anticonformista, scopre di possedere poteri magici e viene trascinata nel regno delle streghe insieme alla madre iperprotettiva.

I cortometraggi

Ancora segreti familiari, differenze generazionali e riconciliazione. Anche nei cortometraggi emergono inquietudini simili. The Comet della canadese Julie Charette parte da una notte d’estate segnata da un gesto crudele. Due titoli arrivano dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino: in Lagomorfosi di Alberto Vignolo, Isabella Leoncini e Sara Zampirolo, un uomo scopre di aver vissuto per anni come una lepre di montagna. Tra i conigli selvatici ha dimenticato la propria natura umana, finché alcuni oggetti risvegliano i ricordi. Una storia di solitudine e smarrimento. In Il buio fuori di Mario Pieri, Elena Cauzzi e Ida Cusinato, premiato a Cartoons on the Bay, un’etologa cerca rifugio da una relazione ormai esaurita osservando gli animali notturni attraverso le fototrappole. Finché il bosco sembra ricambiare il suo sguardo e il confine tra mondo umano e natura selvaggia comincia a dissolversi. Due piccoli film senza dialoghi, che usano l’animazione per raccontare inquietudini profondamente adulte.

Walking with animators

Infine, a raccontare gli artisti che danno vita ai mondi animati è Walking with animators, documentario dei francesi Gilles Penso e Alexandre Poncet, presentato al Festival di Annecy nel giugno scorso e ora alla Festa di Roma nella sezione Freestyle Arts. Otto anni di lavoro, visite negli studi e incontri con i protagonisti di un’arte che continua a reinventarsi. Tra gli intervistati Glen Keane, che ha disegnato Ariel e la Bestia per Disney, Henry Selick, regista di Nightmare Before Christmas e Coraline, Peter Lord, cofondatore della Aardman di Wallace & Gromit, Michel Ocelot, creatore di Kirikù, e Bill Plympton, maestro dell’animazione indipendente. Dai disegni a mano alla stop motion fino alle tecnologie digitali, il film prodotto dalla francese Frenetic Arts attraversa la storia del cinema animato celebrando la pazienza, il talento e l’immaginazione dei suoi creatori. Un viaggio che, nell’epoca delle immagini generate dall’intelligenza artificiale, ricorda quanto lavoro umano si nasconda dietro la magia.

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