Il ciclo economico accelera nuovamente

Le pubblicazioni economiche più recenti rafforzano la nostra tesi di un’accelerazione ciclica.

Le indagini congiunturali, gli indicatori del commercio mondiale e i dati “reali” sugli investimenti convergono nel confermare lo slancio congiunturale.

La convergenza dei segnali congiunturali, sia sul piano geografico sia su quello settoriale, rafforza quindi la nostra tesi di un’accelerazione ciclica.

Lo shock dei tassi non mette in discussione la ripresa ciclica

In questa fase, il rialzo dei tassi a lungo termine non mette in discussione lo slancio congiunturale, per due ragioni. Da un lato, riflette in parte un ritorno alla normalità della struttura dei tassi d’interesse e quindi un aggiustamento a priori assorbibile dall’economia. Dall’altro, sebbene le condizioni finanziarie non siano più accomodanti, non sono comunque restrittive. Il caso statunitense consente di illustrare questi due argomenti:

Verso un aumento dell’inflazione ciclica negli Stati Uniti nel 2027

La riaccelerazione ciclica, unita all’aumento dei prezzi delle materie prime, suggerisce una risalita dell’inflazione di fondo negli Stati Uniti nel corso del 2027. Il nostro “indicatore” dell’inflazione di fondo statunitense segnala infatti un livello del 2,8% per il CPI core su un orizzonte di dodici mesi.

Le implicazioni per la politica monetaria della Fed si articolano quindi in tre fasi. Nel breve termine, un nuovo aumento dei Fed Funds a dicembre è possibile, poiché la dottrina monetaria sconsiglia aggiustamenti troppo puntuali (fine tuning) dei tassi ufficiali. In una seconda fase, dato che il rialzo dei tassi a lungo termine contribuisce già di per sé all’inasprimento delle condizioni monetarie, la Fed può prendere tempo. Infine, la risalita dell’inflazione di fondo dovrebbe indurla ad aumentare i Fed Funds nel 2027.

*Capo economista di Groupama Asset Management

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