La nostra Repubblica tutela ancora la salute di tutti?

“Un ghiacciaio che si sta pian piano sciogliendo”. Con questa immagine Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha fotografato la crisi del Servizio sanitario nazionale (Ssn) dal palco del Festival di Salute di Repubblica a Padova. Un progressivo indebolimento della sanità pubblica su cui si è confrontata anche la senatrice ed ex ministra della Salute Beatrice Lorenzin, e che oggi rimette in discussione nella vita quotidiana dei cittadini il principio cardine dell’articolo 32 della Costituzione: la Repubblica tutela ancora la salute di tutte le persone?

La mancanza di fondi

Il lento scioglimento di cui parla Cartabellotta è causato da diversi fattori, primo su tutti la mancanza di fondi. Nella nuova proposta di bilancio si prevede un aumento di circa 2,4 miliardi (più uno già stanziato) per la sanità, cifra molto minore dei 6,5 miliardi circa chiesti da ministero e regioni e con la quale, a detta di Lorenzin, “si riesce a malapena a compensare l’inflazione”. A pesare è anche la tendenza a limare frazioni percentuali nel rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil: decimi di punto che sulla carta possono sembrare irrisori, ma che nei bilanci reali si traducono in miliardi di euro in meno.

Questo sottofinanziamento mette sotto pressione i bilanci locali, dove la spesa sanitaria assorbe già la quota largamente maggioritaria delle risorse, allargando la forbice tra le Regioni più ricche, capaci di garantire standard elevati, e quelle in maggiore difficoltà economica. Per ora il Servizio sanitario nazionale regge grazie agli investimenti del passato, ma il rischio concreto è quello di accumulare un “debito di salute” di cui presto il Paese pagherà gli interessi.

Il capitale umano

La crisi finanziaria si riflette direttamente sul capitale umano. Da anni i sistemi sanitari esteri risultano più attrattivi per medici e infermieri italiani che, spinti da stipendi più adeguati, migliori condizioni di lavoro e una maggiore accessibilità agli alloggi, scelgono sempre più spesso di emigrare. L’emorragia di personale aggrava la situazione già critica delle corsie ospedaliere e dilata ulteriormente le liste d’attesa.

Le conseguenze ricadono sui cittadini: secondo i dati della Fondazione Gimbe, oltre quattro milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a visite diagnostiche o terapie a causa dei tempi d’attesa eccessivi o di difficoltà economiche, approfondendo la disuguaglianza tra chi può permettersi di ricorrere alla sanità privata e chi resta escluso.

Cosa ci riserva il futuro?

Di fronte a uno scenario così complesso, tuttavia, il declino non è irreversibile. Accanto al rifinanziamento e alla valorizzazione degli operatori sanitari, durante il dibattito è stata indicata una leva strategica fondamentale, la prevenzione, che è “uno stile di vita”, sottolinea Lorenzin, “e significa assumersi la responsabilità di se stessi e dell’intera comunità”. Adottare abitudini salutari fin da giovani riduce l’incidenza delle patologie croniche in età avanzata, alleggerendo sul lungo periodo il carico sulle strutture ospedaliere.

Un impegno che per le nuove generazioni passa dalla sensibilizzazione sui rischi di alcol e droghe, ma anche da screening ginecologici e andrologici precoci per tutelare la fertilità e arginare le infezioni sessualmente trasmissibili. Ma la salute, che l’ex ministra ha legato ai tre concetti di “giustizia, libertà e gioia di vivere bene”, riguarda l’individuo nella sua interezza e non può prescindere dal benessere psicologico, messo oggi a dura prova anche nell’era dei social media.

Da qui l’appello a potenziare la rete dei consultori e i servizi di psicologia scolastica: strumenti essenziali per intercettare precocemente il disagio giovanile prima che sfoci in depressione o in patologie psichiatriche gravi, restituendo così pieno significato alla promessa costituzionale di una salute davvero per tutti.

*Gli autori dell’articolo sono studenti che hanno partecipato al laboratorio di giornalismo del Festival di Salute di Padova: Carolina Beo e Alberto Scattola (Liceo Alvise Cornaro), Francesca Botta e Carlo Giuseppe Mastrolia (Liceo Enrico Fermi).

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