Manovra, dalla Cgil alle opposizioni: raffica di critiche. Il sindacato: “Governo su altro pianeta”
MILANO – Piovono le critiche sulla manovra. Quelle delle opposizioni e del sindacato. Ma anche di associazioni industriali di categoria. Pensioni, scuola e sanità sono i fronti più caldi. La stretta agli organici della scuola, con un taglio complessivo di circa 7mila posti tra docenti e personale Ata, accende la protesta. Mentre sul fronte della sanità resta aperto il nodo del payback: il meccanismo che impone alle aziende fornitrici di farmaci e dispositivi medici di contribuire al ripiano dello sforamento dei tetti di spesa sanitaria regionali. Per la Confindustria dispositivi medici è in vista un esborso da 12,5 miliardi che porta ad annunciare azioni legali.
La bocciatura della Caritas
Tra le prime a uscire allo scoperto è la Caritas Italiana che auspica che il confronto in Parlamento possa contribuire a rafforzare l’equità e l’efficacia degli interventi. “Dalle anticipazioni – spiega don Marco Pagniello, il direttore – emerge invece il rischio di disperdere risorse in numerosi interventi frammentati e temporanei, di efficacia limitata, che non riescono a raggiungere tutte le situazioni di fragilità”.
Anche sul Fisco arriva un richiamo: “L’estensione di regimi di tassazione proporzionale rischia di allontanarsi dal principio di progressività previsto dalla Costituzione, introducendo trattamenti differenti tra contribuenti che si trovano in condizioni economiche simili. È una scelta che rischia anche di ridurre il contributo alle spese collettive, comprese le risorse fiscali che sostengono i servizi di Regioni e Comuni”.
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E ancora, si invita a non dividere le generazioni – “Abbiamo bisogno di un’alleanza tra giovani e anziani, non di misure che finiscano per contrapporne i bisogni” – e a difendere il diritto alla salute.
La posizione della Cgil
Durissima la Cgil, che cita i dati (dall’inflazione al 5,4% al drenaggio fiscale da 30 miliardi nel 2022-25) per dire che “la manovra sembra scritta dal governo di un altro Paese, per non dire di un altro pianeta”.
Il sindacato di Corso d’Italia, sul testo inviato alla Camera in vista dell’avvio dell’iter parlamentare, non vede “nessun sostegno al 92% di chi vive di salario o di pensione, briciole alla fascia di reddito che va dai 50.000 ai 55.000 euro (tra i 100 e i 500 euro di riduzione dell’Irpef solo per un anno), mentre si estende strutturalmente la flat tax ai professionisti benestanti fino a 100.000 euro. Tagli tra il 15 e il 68% alla rivalutazione degli assegni previdenziali e conferma dell’aumento dell’età pensionabile, che comincia nel gennaio 2027 per arrivare nel 2029 al requisito di 67 anni e 6 mesi di età o 43 anni e 4 mesi di contributi”, sottolinea la Cgil. “Appena 2,4 miliardi per la sanità, che andranno in gran parte al privato accreditato e alle case farmaceutiche (alla sanità privata finiranno anche 1,6 miliardi attraverso i bonus agli over 75), una cifra che non copre neanche lontanamente l’inflazione e men che meno le assunzioni necessarie a garantire l’assistenza territoriale e la messa a regime degli investimenti realizzati con il Pnrr. In definitiva, prosegue il definanziamento della sanità pubblica, con il fabbisogno sanitario nazionale che sprofonderà dal già risicato 6,14% del Pil di quest’anno al 5,83% del 2029: valori assolutamente insufficienti a garantire il diritto alla salute delle persone”.
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E poi la scuola. Ancora tagli per l’Istruzione pubblica (- 4.925 docenti e – 2.049 ATA a decorrere dal prossimo anno scolastico), mentre si confermano i sostegni alle scuole paritarie. Nessuna strategia per colmare il vuoto di investimenti post Pnrr e, secondo lo stesso Mef, un contributo alla crescita dei prossimi tre anni pressoché nullo”, prosegue il sindacato. “È il contrario di quello che serve: si aiuta chi sta bene, si abbandona a sé stesso chi sta male”. Il tutto mentre “si indebita il Paese per aumentare, nel prossimo biennio, di 14,4 miliardi le spese militari: il più rilevante incremento di investimenti in armi in tempo di pace”. Per la Cgil, in definitiva, “siamo al di là delle peggiori aspettative: si accelerano declino del Paese e impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini, anziché porvi rimedio. È un futuro a cui non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci e che, con la partecipazione e la mobilitazione di lavoratori, pensionati, giovani generazioni, a partire dallo sciopero generale del 20 novembre, abbiamo tutta l’intenzione di cambiare radicalmente”, conclude la Cgil.
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