Anac, la trattativa governo-Pd, poi il caso Altieri fa saltare l’accordo

Il centrosinistra è pronto a bloccare la nomina di Trifone Altieri alla guida dell’Anac. E ad assumere una posizione comune in forza della legge che prevede il parere vincolante dei due terzi dei componenti delle commissioni parlamentari per validare la scelta presidente dell’organismo anticorruzione nella pubblica amministrazione. Tanto che i capigruppo di Camera e Senato di Pd, M5S e Avs hanno inviato una lettera alla premier, Giorgia Meloni, con la richiesta di ritirare la nomina del leghista.

Ma per arrivare a questa decisione, e spiegare le ultime ventiquattr’ore, bisogna fare un paio di passi indietro.

Giorni fa, prima di ufficializzare la scelta di Altieri, emissari di Palazzo Chigi erano entrati in contatto anche con ambasciatori del Partito democratico. Nulla di anomalo: proprio a causa del quorum dei due terzi, si cerca sempre un confronto con le opposizioni su questo dossier. L’indicazione dell’esecutivo era stata però generica, almeno a sentire quanto raccontano fonti dem: il candidato sarà indicato dalla Lega, è stato il messaggio dei meloniani, e ovviamente siamo aperti a suggerimenti per i profili migliori dei consiglieri. Dal Nazareno era stato dunque tracciato l’identikit che ha portato all’indicazione del generale di divisione della Guardia di Finanza, Ivano Maccani.

Altieri all’Anac, il pasticcio del governo: un incarico nella Lega lo rende incompatibile

Quando ieri il governo indica il nome di Altieri, la questione si complica. La chat della segreteria esplode di indignazione. Interviene il responsabile legalità del Nazareno, Enza Rando. Bolla la decisione come “irresponsabile e gravissima”. Passano le ore e il governo non sembra però fermarsi. Né dall’opposizione viene indicata l’unica soluzione possibile per frenare la forzatura. Lo fa soltanto questo pomeriggio Walter Verini. È capogruppo del Pd antimafia e dialoga da sempre con la magistratura. E va dritto al punto. “L’occupazione del vertice Anac da parte del governo è da regime. L’Autorità Anticorruzione, deve per sua natura essere indipendente. Lo è stata con Cantone, Merloni, Busia”. Ma soprattutto, dice: “Quello del governo è un atto da ritirare. E comunque da bocciare. La legge prevede infatti che queste nomine sono valide previo parere dei 2/3 delle Commissioni competenti. Le opposizioni insieme, unite, possono impedire che nomine di questo genere siano avallate”.

È il segnale: Verini chiama a raccolta il centrosinistra e chiede di non limitarsi all’indignazione, ma di agire. Nelle prossime ore, dunque, è attesa una presa di posizione comune del Campo Largo. Quella che, di fatto, metterà fine alla corsa di Altieri alla presidenza dell’Anac.

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