Obesità, la Società italiana chiede fondi nella Manovra: “Non perdiamo un altro anno”
Affetti da una malattia cronica e recidivante riconosciuta per legge, ma ancora senza una vera possibilità di cura, se non pagandola (cara) di tasca propria. È la situazione delle persone con obesità nel nostro Paese, a un anno dalla legge 149/2025, che ha riconosciuto (per la prima volta al mondo) l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. A ricordarlo è la Società Italiana dell’Obesità (Sio), che rivolge a governo e Parlamento un appello: individuare nella Legge di Bilancio 2027 le risorse per un primo intervento a favore delle persone con le forme più gravi, fragili sul piano clinico ed economico.
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“Non chiediamo che lo Stato garantisca indistintamente a tutti i farmaci per l’obesità, ma che cominci a tutelare chi ne ha più bisogno”, spiega Silvio Buscemi, presidente Sio e direttore del Centro per l’Obesità del Policlinico di Palermo. “Parliamo di persone con una malattia grave, spesso accompagnata da altre patologie, che oggi non possono accedere alle terapie perché non hanno le risorse economiche necessarie. Per loro la possibilità di curarsi non può dipendere esclusivamente dal reddito”.La posizione della Sio sul tema è netta: continuare a negare le cure a chi ha l’obesità sarebbe come negarle a pazienti con artrite reumatoide o malattia di Crohn, altre patologie croniche, progressive e recidivanti per le quali l’accesso ai trattamenti è invece previsto.
L’interrogazione
L’appello degli specialisti trova sponda in Parlamento. Due giorni fa la senatrice Elena Murelli (Lega) ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute, chiedendo una revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), inserendo l’obesità tra le malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione al costo delle prestazioni, e di destinare risorse aggiuntive, già nella prossima manovra, al fondo per la prevenzione e la cura dell’obesità.
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Investire nella cura per l’obesità, ricordano d’altronde gli esperti Sio, non andrebbe visto come una spesa: l’obesità non trattata costa al Paese 13,6 miliardi di euro l’anno tra costi diretti e indiretti, complicanze della malattia e perdita di produttività. La proposta è di iniziare limitando la rimborsabilità al 25% dei pazienti a più alto rischio, circa 500mila persone individuate anche in base alle difficoltà economiche: in questo modo si potrebbero risparmiare oltre 1,6 miliardi di euro di future spese sanitarie.
La voce dei pazienti
All’appello si è unita anche Amici Oltre il Peso, associazione aderente alla Federazione Italiana Associazioni Obesità (Fiao), sottolineando che al momento la legge di bilancio non sembra prevedere fondi dedicati ai percorsi di cura. “Siamo al fianco di Sio – dichiara Iris Zani, presidente di Amici Oltre il Peso e della Fiao – nel chiedere alle Istituzioni un segnale forte di attenzione, a partire da un primo intervento mirato a sostegno delle persone più fragili, sia dal punto di vista clinico sia economico. Il diritto alla cura deve essere garantito a ogni persona, indipendentemente dalle sue possibilità economiche. Questo è possibile solo con una normativa a supporto e con risorse adeguate e dedicate”.
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L’associazione chiede la piena accessibilità, nell’ambito dei Lea, delle prestazioni dedicate all’obesità, con una presa in carico multidisciplinare e continuativa, e rinnova al Parlamento, al Ministro della Salute e al Presidente di AIFA la disponibilità al confronto con i pazienti.“La legge 149 è stata una conquista importante, ma non possiamo fermarci al riconoscimento della malattia”, conclude Buscemi. “Non chiediamo di assicurare immediatamente a tutti i nuovi trattamenti, ma di cominciare dalle situazioni più gravi, secondo criteri di appropriatezza clinica ed equità sociale. Il tempo a disposizione è poco: la Legge di Bilancio 2027 rappresenta un’occasione per dare una prima risposta concreta”.
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