Brasile, Bolsonaro vede la vittoria: “Pronti a cambiare il Paese”

SAN PAOLO – « I brasiliani hanno scelto il ca mbio. Tra tre settimane, al ballottaggio. Questa è la fine della stagione del Partito dei Lavoratori e di Luiz Inácio Lula da Silva». Flávio Bolsonaro aveva molte buone ragioni per festeggiare domenica sera a Brasilia, dopo un conteggio elettorale che lo ha visto vincere, con il 47% delle preferenze contro il 45% di Lula, nel primo turno delle presidenziali. La sua vittoria è giunta a sorpresa e lo colloca come favorito al ballottaggio del 25 ottobre, con una maggioranza tale in Parlamento da poter ridisegnare gli equilibri democratici.

Lo chiamano antipetismo de chegada, il voto di rifiuto contro il Partito dei Lavoratori (Pt) dell’ultima ora. Un fenomeno che spiegherebbe perché tutti i principali istituti demoscopici hanno sbagliato le previsioni. Il sovranista Bolsonaro, leader del Partito Liberale (Pl), partiva svantaggiato ma ha finito per imporsi. C’è stata dunque una mobilitazione di cittadini stanchi, che hanno votato contro un presidente ottantenne, che corre per la settima volta, e contro un partito al governo per quasi 18 degli ultimi 24 anni. Un dato che ha spiazzato anche il veterano presidente: «Questo risultato ci coglie di sorpresa», ha ammesso all’hotel Renaissance di San Paolo facendo appello agli astenuti: «Ci impegneremo e vinceremo».

Bolsonaro, nel nome del padre ai domiciliari: l’obiettivo è liberarlo. Nel suo clan altri 4 eletti

Ma la situazione è complessa per Lula, che ieri si riuniva con i suoi a Brasilia per definire la strategia delle prossime tre settimane, un lasso di tempo troppo breve per una missione quasi impossibile. Bolsonaro parte avvantaggiato anche perché tre candidati nello spettro della destra – Augusto Cury, Renan Santos e Ronaldo Caiado –, tutti situati tra il 2 e il 3%, finiranno per ingrossare le sue preferenze. Sono 28 milioni coloro che non hanno votato, ma in un Paese in cui il voto è obbligatorio si tratta spesso di segmenti difficili da mobilitare.

Ovunque si guardi, il risultato appare disastroso per la sinistra: lo Stato di San Paolo ha respinto l’ampia coalizione che aveva battuto Bolsonaro nel 2022. Simone Tebet — ex ministra della Pianificazione di centrodestra alleata di Lula — e Marina Silva — ex ministra dell’Ambiente e celebre figura ambientalista, nota per aver arginato la deforestazione dell’Amazzonia — hanno perso la corsa al Senato contro due bolsonaristi della linea dura. Uno di loro, Guilherme Derrite, ex capitano di un corpo di polizia d’élite di San Paolo, era stato indagato per 16 omicidi e rimosso dai servizi; in seguito, in qualità di segretario alla Sicurezza, ha comandato operazioni che hanno causato la morte di 84 civili.

Il Pl conferma il controllo della Camera bassa, ma mette a segno il sorpasso anche al Senato, occupando 28 degli 81 seggi: più del triplo di quelli in mano al Pt. Insieme ai suoi alleati, il partito controlla 43 seggi, una maggioranza sufficiente a eleggere il presidente della Camera alta, ovvero la figura che decide se dare seguito alle procedure di impeachment contro i giudici della Corte Suprema Federale. La loro rimozione dall’incarico è una battaglia chiave per il movimento bolsonarista e, se attuata, altererebbe gli equilibri di potere tra i tre rami dello Stato. Festeggia l’internazionale sovranista, e Trump parla di «grande risultato». L’estremismo sconfitto nel 2022 sta tornando in Brasile con più forza.

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