Salis: “Non mi è stato chiesto di federare il centro, in politica nazionale non a questo giro”
«Ho altri quattro anni di mandato a Genova. Se per me ci sarà un giro per me in politica nazionale, non sarà il prossimo». Sembra voler sgomberare dal campo ogni dubbio, ancora una volta, la sindaca di Genova Silvia Salis. Ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, su La7, quella che nel campo largo si continua a provare a convincere a contribuire in qualche modo alla causa della prossima campagna elettorale, magari come federatrice del centro, ha però parlato di centrosinistra e governo. Del suo rapporto con la segretaria dem Elly Schlein e della premier Giorgia Meloni.
«Sulle primarie, ormai facciamole, così possiamo passare ad una fase successiva di consolidamento. Non sarebbe corretto per i partiti che mi sostengono dire per chi voterei. Mi riconosco nel Pd, ma sosterrò chi vincerà. Se Schlein dovesse perdere sarebbe sicuramente un duro colpo avendo così tanto distacco dai cinque stelle in termini di consensi», è la posizione di Salis.
«Con Schlein ci sentiamo spesso, non mi ha chiesto formalmente di fare la “federatrice”, ma mi sostiene a Genova come Pd», ha rivelato la sindaca. «Credo si vinca ovunque, anche al centro che ha un peso come l’estrema sinistra. Per me tutti dentro, anche Renzi: l’obiettivo è vincere», la sua ricetta per le Politiche.
Salis è poi tornata sul dibattito sulla sicurezza di questi giorni. «Meloni ha dato la solita risposta, cioè nuovi decreti: un messaggio sbagliato che parla alla pancia del paese. Sono reati già previsti dalla legge. Il Parlamento viene sminuito se si segue sempre la cronaca tramite decreti. E i risultati non si vedono».
«È evidente – secondo la sindaca di Genova, in questi giorni in tour promozionale con il suo nuovo libro, uscito con Feltrinelli – che ci debba essere una risposta nell’immediato e repressiva della violenza, ma bisogna strutturare soluzioni per i giovani, contenendo il disagio ma dando anche elementi che possano farli sentire inclusi, come suole aperte e sport. Le soluzioni da mettere in campo sono ovviamente più complesse, ma faccio parte di una coalizione progressista, dobbiamo parlare senza problemi delle forze dell’ordine e del loro ruolo in queste situazioni».
«Non dobbiamo arrenderci alla deriva di passare da Stato sociale a Stato penale. Non è vero – è il rilancio di Salis – che non ci sono i soldi, lo dimostrano i centri in Albania e gli sconti sulle accise. Il bilancio è il documento politico per eccellenza, lo so da amministratore: dove scegli di mettere i soldi è lì la tua politica. C’è molto da fare sulla spending review, ma anche sulla lotta all’evasione. Deve essere seguito da un’idea politica».
Sui temi che dividono il centrosinistra, invece, Salis è tronata sull’ipotesi patrimoniale. «Arriva dopo, ma va spiegata bene perchè fanno credere a persone con un piccolo patrimonio di essere coinvolte. Va presa in considerazione, ma in modo serio». E a chi le domanda quale sarebbe la soglia sulla patrimoniale: «Ora non saprei dirglielo, non sarebbe serio da parte mia».
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