Bloccare le nuove pandemie con i vaccini nasali, la nuova scommessa degli scienziati

Le pandemie del futuro potrebbero essere bloccate dai vaccini nasali. Perché suscitare una risposta immunitaria quando i microbi entrano nel corpo umano non solo dovrebbe impedire di ammalarsi, ma anche di diffondere l’infezione ad altri. Questo sostengono gli esperti, che da tempo lavorano a progetti che facciano acquistare l’immunità da virus di varie specie spruzzando nelle cavità nasali sostanze che diventano attive al contatto diretto delle mucose. Ma a quanto sembra, la soluzione non è così facile, né veloce.

Finora negli Stati Uniti e in Europa è stato approvato un solo vaccino intranasale per via mucosale: è un antinfluenzale vivo attenuato (LAIV).

Viene somministrato per via nasale ai bambini, in parte per ridurre la trasmissione dell’influenza agli adulti vulnerabili. Intanto, in questi ultimi anni, alcuni vaccini respiratori contro il Covid sono stati approvati in Cina e in India, anche se sulla loro efficacia non c’è certezza.

Vaccinare i bambini contro l’influenza: meglio spray o puntura? di Valentina Arcovio 19 Novembre 2025

Vaccinare i bambini contro l’influenza: meglio spray o puntura?

La lezione che viene dal Covid

È stato il virus più subdolo e ostinato degli ultimi tempi ad aprire gli occhi agli immunologi. Si sono resi conto che in molti casi, il SARS-CoV-2 penetra nelle cellule del naso e della gola di una persona rendendola contagiosa per gli altri, ma senza causare sintomi evidenti. In pratica respiriamo milioni di particelle virali, eppure il nostro sistema immunitario non si accorge dell’infezione. Questo perché, se i vaccini iniettati per via intramuscolare stimolano la produzione di anticorpi nel sangue che difendono gli organi vitali e prevengono le malattie gravi, spesso non impediscono l’infezione nei punti in cui i virus respiratori entrano nell’organismo.

Quindi cosa succede se somministriamo un vaccino direttamente nel naso? Succede che può rafforzare la protezione a livello delle umide barriere mucose che rivestono le vie respiratorie e consentire a una persona di respingere rapidamente gli agenti patogeni. Per questo buona parte degli immunologi ritiene che “la vaccinazione per via mucosale potrebbe essere più efficace nel prevenire l’infezione e la trasmissione”.

Come funzionano i vaccini nasali

Quale sia il meccanismo che sta alla base dei vaccini nasali lo spiega l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’Università del Salento. Che premette: “La via di vaccinazione nasale è sperimentata da sempre come possibilità promettente di protezione contro quei germi che, appunto, entrano nell’organismo attraverso il naso. La mucosa, cioè il rivestimento fatto di cellule specializzate, che tappezza la cavità del naso potrebbe infatti essere il luogo ideale per assorbire un vaccino e attivare il suo funzionamento”. E chiarisce: “Il nostro sistema immunitario, infatti, produce un tipo specifico di difese proprio sulle mucose. Si tratta di cellule e di un tipo di anticorpi, le immunoglobuline di tipo A, che hanno proprio lo scopo di bloccare virus e batteri nella loro porta di ingresso”.

“Il nostro organismo, però, deve anche essere in grado di bloccare l’infezione nel caso i germi riuscissero a superare questa prima barriera – prosegue l’immunologo -. Ecco, dunque, che la vaccinazione per via nasale, oltre ad attivare la risposta locale, deve essere in grado di produrre una protezione più generalizzata al pari dei vaccini che tradizionalmente sono somministrati con una iniezione. Per essere utilizzato su larga scala, dunque, un vaccino nasale deve dimostrare di essere efficace, sia a indurre protezione locale che protezione generale a più lungo termine”.

L’ostacolo della sicurezza

Il concetto di vaccini nasali corre di pari passo con quello di sperimentazione. È sempre Lopalco a parlare: “Proprio perché il preparato deve dimostrare di essere uno scudo efficace sia localmente che sul piano generale, e nel tempo, che la sperimentazione di vaccini nasali procede da lungo tempo, con storie alterne di successi e insuccessi. Ad oggi, l’unico vaccino disponibile per la somministrazione nasale è quello contro l’influenza stagionale ed è riservato ai bambini. Sicuro ed efficace al pari di quelli iniettabili, è preferito dai bambini che così evitano una puntura”.

Ma bisogna capire che suscitare una risposta immunitaria nelle vie respiratorie è difficile. Gli esseri umani fanno circa 20.000 respiri al giorno, inalando polvere, polline, spore fungine, particelle di plastica, virus e batteri. Il sistema immunitario ignora molte di queste sostanze estranee, quindi per provocare una reazione, un vaccino respiratorio mucosale deve fornire una spinta più consistente. Come superare l’ostacolo? Si potrebbe inserire un adiuvante nel vaccino: un agente estraneo sufficientemente sospetto per il sistema immunitario da innescare una forte risposta. Insieme a una porzione del virus o del batterio, l’adiuvante dovrebbe così stimolare le cellule sentinella al di sotto della barriera mucosa a riconoscere l’agente patogeno.

Però c’è un problema. Anche se gli adiuvanti sono comuni nei vaccini convenzionali, nessuno è stato ancora approvato per l’uso nei vaccini per le mucose respiratorie. Tra i motivi c’è la sicurezza. Se un adiuvante dovesse provocare una grave infiammazione delle vie respiratorie, questo potrebbe compromettere la respirazione. L’infiammazione nella cavità nasale potrebbe anche interessare i nervi olfattivi o facciali. Un esempio: tra l’ottobre del 2000 e l’aprile del 2001, un vaccino intranasale, ora non più disponibile, basato su un virus influenzale inattivato, approvato per l’uso in Svizzera, è stato oggetto di numerose segnalazioni di paralisi facciale temporanea, legate all’utilizzo di una tossina batterica proprio come adiuvante.

Decine di sperimentazioni

Una materia quindi non facile da trattare e un risultato altrettanto difficile da raggiungere. “In sperimentazione ci sono decine di prodotti contro svariate malattie: oltre all’influenza, sono in corso studi clinici di vaccini nasali contro la pertosse, il morbillo, la tubercolosi, il virus respiratorio sinciziale, il Covid e altri virus respiratori – sottolinea Lopalco -. La loro efficacia però non è scontata: è importante trovare la dose giusta, ma anche i sistemi di trasporto (polvere, aerosol, spray) ed eventuali adiuvanti non dannosi che ne potenzino l’effetto”.

E poi c’è un secondo aspetto da considerare: uno dei principali ostacoli per i vaccini mucosali è dimostrare una risposta immunitaria protettiva. Se prendiamo ad esempio un vaccino convenzionale, quello iniettato, sarà un esame del sangue a rivelare un aumento misurabile dei livelli di anticorpi rilevanti. Ma ciò non può avvenire con i vaccini nasali: non si verifica un picco di anticorpi nel sangue che ne dimostri l’efficacia.

In pratica non esiste un correlato riconosciuto di protezione, quindi è molto più difficile sapere se un vaccino sia sulla strada giusta prima delle sperimentazioni cliniche di fase avanzata. “Come al solito la strada della sperimentazione scientifica è complicata – conclude Lopalco -. L’idea di bloccare un virus o un batterio alla porta di ingresso è affascinante perché, oltre a proteggere l’individuo, questa strategia indurrebbe una potente immunità di comunità limitando la circolazione del germe. Ma il funzionamento del nostro sistema immune è complesso, e non sempre il contatto con un pezzetto di virus (l’antigene) o con la versione attenuata di un microbo induce una forte risposta protettiva. Alcuni studi sono promettenti, dobbiamo solo avere la pazienza di attendere i risultati”.

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