Ritorno a scuola, attenzione alla vista: la miopia si può prevenire e oggi si può anche rallentare

La prima avvisaglia può essere una scritta alla lavagna che improvvisamente non è più così nitida. Oppure un bambino che strizza gli occhi, si avvicina alla televisione, porta il viso sempre più vicino al libro. Ma a volte non c’è neppure questo: i bambini si adattano, compensano e possono convivere a lungo con un calo della vista senza rendersene pienamente conto. Ecco perché il ritorno sui banchi di scuola può essere anche l’occasione per ricordarsi della salute degli occhi. Tanto più che la miopia è in forte aumento: secondo gli ultimi dati disponibili, il 35,8% dei bambini e degli adolescenti nel mondo, contro il 24,3% del 1990, e le proiezioni indicano circa 740 milioni di giovani miopi entro il 2050. In Italia la stima riportata nei materiali informativi è di circa due milioni di giovani interessati.

Eppure, da un’indagine condotta da AstraRicerche per conto di Hoya su un campione di oltre 1000 genitori italiani emerge che la vista resta piuttosto indietro nella classifica delle preoccupazioni per la salute futura dei figli, superata da salute mentale, alimentazione, rendimento scolastico, uso degli schermi e attività fisica.

Non è solo questione di occhiali

La miopia è un difetto visivo in cui gli oggetti lontani appaiono sfocati perché l’immagine si forma davanti alla retina, spesso per un eccessivo allungamento dell’occhio. Si misura in diottrie e può essere lieve, media o elevata. Nei bambini compare soprattutto in età scolare e può aumentare fino alla fine della crescita: prima insorge, maggiore è il rischio che raggiunga valori elevati in età adulta. “La miopia non è semplicemente il fatto di vedere male da lontano e quindi di avere bisogno degli occhiali”, spiega Paolo Nucci, ordinario di Oftalmologia presso l’Università degli Studi di Milano e presidente della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica e Strabismo. “Nel bambino, infatti, la miopia può evolvere durante gli anni della crescita e, quanto più compare precocemente, tanto più tempo ha a disposizione per progredire. Di solito insorge proprio in età scolare e può peggiorare fino alla fine della crescita”. Una comparsa precoce aumenta quindi la probabilità di raggiungere in età adulta una miopia elevata.

I rischi di una miopia elevata

Ed è qui che il problema smette di essere soltanto quello di vedere bene la lavagna. Una miopia elevata è associata nel corso della vita a un rischio maggiore di patologie oculari come distacco della retina, glaucoma, cataratta precoce e maculopatia miopica. “Il bambino miope, con una correzione adeguata, conduce una vita assolutamente normale”, precisa Nucci. “Ma sappiamo anche che quanto maggiore sarà la miopia raggiunta in età adulta, tanto maggiore sarà il rischio di alcune patologie oculari associate”.

Libri, tablet e smartphone: conta soprattutto come si usano

Con settembre ricomincia anche la ‘maratona del vicino’: libri, quaderni, computer, smartphone. Ma puntare il dito soltanto contro gli schermi sarebbe troppo semplice. “Smartphone e tablet non producono automaticamente miopia”, chiarisce Nucci. “A contare è piuttosto l’organizzazione complessiva della giornata: molte ore consecutive trascorse a distanza ravvicinata, soprattutto se associate a poco tempo all’aperto, possono favorire la comparsa e la progressione della miopia nei bambini predisposti”.

Sette consigli per proteggere la vista

La regola, quindi, non è eliminare la tecnologia, ma interrompere la continuità. Una volta terminati i compiti, meglio evitare di passare direttamente dal libro al telefono e poi al tablet. Tra i consigli pratici per il rientro a scuola ci sono una distanza di almeno 20-30 centimetri durante le attività da vicino, un ambiente ben illuminato (privilegiando quando possibile la luce naturale) e pause regolari. “È consigliabile interrompere lettura, studio e lavoro da vicino ogni 30-45 minuti per guardare lontano per qualche minuto. Più che una rigida regola del cronometro – spiega Nucci – si tratta però di costruire una buona igiene visiva quotidiana. Studiare è inevitabile e gli strumenti digitali fanno parte della vita di oggi. Il punto è non trasformare tutto il tempo libero in altro lavoro visivo da vicino”.

La prevenzione più semplice? Uscire di casa

Se c’è un’indicazione su cui le evidenze sono diventate sempre più solide è quella di aumentare il tempo trascorso all’aria aperta. “È probabilmente una delle indicazioni preventive più semplici e meglio supportate, soprattutto per ridurre la probabilità di comparsa della miopia”, sottolinea Nucci. L’obiettivo pratico può essere quello di arrivare, quando possibile, a circa due ore al giorno all’aperto. “Non è necessario praticare uno sport particolare: vanno bene una passeggiata, la bicicletta, il gioco al parco, lo sport o semplicemente trascorrere una parte della giornata fuori casa. L’esposizione alla luce naturale ha un ruolo protettivo e il minor tempo trascorso costantemente a distanza ravvicinata contribuisce a spiegare l’associazione tra vita all’aperto e minore rischio di sviluppare miopia. Non esiste quindi – scherza Nucci – uno sport anti-miopia: esiste piuttosto uno stile di vita che lascia spazio alla vita fuori casa”.

Se il bambino è già miope, oggi si può fare di più

Per molto tempo l’approccio alla miopia pediatrica è stato essenzialmente questo: controllare la vista e aumentare progressivamente le diottrie degli occhiali. Ma oggi lo scenario è cambiato. “Disponiamo di strategie che, in bambini selezionati, possono ridurre la progressione della miopia”, spiega Nucci. “Tra le opzioni ci sono un collirio con l’atropina a basse concentrazioni, specifiche lenti per occhiali progettate per il controllo miopico, alcune lenti a contatto e l’ortocheratologia, una tecnica che utilizza speciali lenti a contatto rigide da indossare durante la notte. Le lenti di nuova generazione, per esempio, utilizzano aree ottiche che mantengono nitida la visione centrale e contemporaneamente producono sulla retina periferica uno stimolo ottico che aiuta a rallentare l’allungamento dell’occhio”.

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Miopia rallentata in 9 bambini su 10

La tecnologia Dims (Defocus Incorporated Multiple Segments) è una delle strategie studiate in questo ambito e dispone di dati clinici pubblicati sul controllo della progressione miopica. Ma attenzione al fai-da-te: “Non significa che ogni bambino che diventa miope debba automaticamente iniziare un trattamento”, avverte l’oculista che precisa: “La scelta dipende da età di insorgenza, entità del difetto, velocità di progressione, familiarità e caratteristiche individuali”. Intanto, cominciano ad arrivare i dati di efficacia a 12 mesi. In uno studio clinico, condotto con l’Università Politecnica di Hong Kong su bambini tra 4 e 12 anni, dopo un anno 9 su 10 non hanno mostrato una progressione della miopia considerata clinicamente rilevante. Anche l’allungamento dell’occhio, uno dei principali meccanismi legati alla progressione della miopia, è risultato contenuto e paragonabile, in alcuni casi, a quello di un occhio senza difetto visivo.

Quanto deve aumentare per preoccuparsi

Esiste una velocità di progressione oltre la quale la miopia dovrebbe accendere un campanello d’allarme? “Un aumento intorno a mezza diottria o più in un anno è un dato che merita attenzione, soprattutto in un bambino piccolo”, risponde Nucci. Ma anche qui il numero non basta. “Una progressione di 0,50 diottrie a sette anni – precisa l’oculista – non ha lo stesso significato che può avere a sedici. Sempre più spesso, inoltre, alla misurazione delle diottrie viene affiancata quella della lunghezza assiale dell’occhio, cioè della sua crescita in senso antero-posteriore, un parametro utile per seguire nel tempo l’evoluzione della miopia”. L’obiettivo non è quindi inseguire una soglia valida per tutti, ma identificare i bambini nei quali il difetto sta progredendo abbastanza rapidamente da rendere opportuno un intervento.

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Non aspettare che dica “non ci vedo”

Per un bambino già miope, in genere, un controllo ogni sei-dodici mesi può essere ragionevole, da adattare però all’età, all’andamento della miopia e all’eventuale trattamento in corso. Ma la vera prevenzione comincia prima. I bambini non sempre si accorgono di vedere meno bene: per questo non bisogna aspettare necessariamente difficoltà evidenti. “Idealmente non dovremmo aspettare che sia il bambino a segnalarci di vedere male”, osserva Nucci. “Hanno una grande capacità di adattamento e spesso non si rendono conto che la loro visione è diversa da quella degli altri”. Strizzare gli occhi, non riuscire a leggere bene la lavagna, avvicinarsi alla televisione o tenere libro e smartphone molto vicini sono segnali che meritano attenzione. Ma il messaggio per i genitori è ancora più semplice: inserire i controlli della vista tra le normali tappe della crescita, senza attendere necessariamente i sintomi”.

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Genitori informati, ma non abbastanza

L’indagine AstraRicerche mostra una distanza tra ciò che le famiglie considerano importante e ciò che fanno davvero. L’80% mette la visita oculistica tra i controlli più importanti durante la crescita e il 66,1% attribuisce grande valore alla diagnosi precoce, ma solo il 43,9% dei bambini ha effettuato una prima visita entro i quattro anni. Anche sui fattori di rischio restano alcune false convinzioni: l’80,5% indica gli schermi come elemento che può favorire la miopia, mentre solo il 51% riconosce il ruolo del poco tempo trascorso all’aperto, nonostante appena il 23% dei minori passi almeno due ore al giorno fuori casa. E meno di un genitore su due, il 47,1%, sa che una miopia elevata può aumentare il rischio di patologie oculari in età adulta. Infine, l’85% degli intervistasti mostra interesse verso gli occhiali in grado di rallentare la progressione della miopia e l’86% dei genitori li considererebbe se raccomandati da un professionista della visione.

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