Contro la pertosse, il tempismo nella vaccinazione è tutto
La pertosse è una malattia estremamente infettiva, e potenzialmente pericolosa. Si previene con un vaccino, che nel nostro paese si è deciso di rendere obbligatorio, visto che l’infezione può essere particolarmente grave, soprattutto per i più piccoli. Persino così però, non sempre gli sforzi di prevenzione si rivelano sufficienti: ritardare la somministrazione, anche all’interno della finestra concessa dal calendario vaccinale, espone al rischio di contrarre la malattia, e all’insorgenza di nuove epidemie. È l’indicazione che emerge da uno studio del Meyer di Firenze, appena pubblicato su Eurosurveillance.
La malattia
La pertosse è un’infezione respiratoria causata dal Bordetella pertussis. È estremamente contagiosa e causa sintomi che inizialmente assomigliano a quelli di un banale raffreddore, ma possono progredire determinando attacchi di tosse estremamente violenti, che provocano il restringimento della laringe e un caratteristico sibilo durante la respirazione.
La malattia può essere pericolosa soprattutto per i bambini più piccoli, e per ragazzi ed adulti fragili e affetti da altre patologie. In passato, è stata una delle principali cause di morte infantile anche nel nostro paese. E lo rimane ancora oggi nelle nazioni – soprattutto paesi in via di sviluppo – in cui non è diffusa la vaccinazione.
Vaccinazioni pediatriche, coperture insufficienti nel 2021
Dagli anni ‘60, con l’introduzione dei vaccini, casi e decessi nel nostro Paese sono diminuiti drasticamente. Ma si registrano ancora epidemie periodiche: l’ultima, arrivata lo scorso anno, ha permesso ai ricercatori del Meyer di studiare le caratteristiche dei pazienti ospedalizzati a causa della malattia in Toscana, una delle regioni con le coperture vaccinali più alte della penisola. La ricerca ha analizzato i dati relativi ai ricoveri pediatrici per pertosse nella regione avvenuti tra il 2016 e il 2024, anno in cui – dopo diverse annate di bassa circolazione – il batterio ha provocato 259 ricoveri tra gli under 16, più di metà dei quali nella fascia di età 11-16 anni, a ridosso quindi del secondo richiamo, previsto a partire dai 12 anni di età.
Infezioni e ritardi
Trattandosi di una regione con coperture vaccinali elevatissime – raggiungono il 97,7% sotto i due anni e il 75,8% nei 16enni – i ricercatori hanno indagato quali caratteristiche dei piccoli pazienti toscani potessero spiegare il picco di contagi del 2024. E analizzando le tempistiche delle infezioni, hanno trovato la possibile causa: il ritardo nella somministrazione dei vaccini. Anche all’interno della finestra concessa dalle normative, posticipare la vaccinazione sembra infatti esporre a maggiori rischi di contagio.
Pertosse, si studia un vaccino spray per bloccarne la diffusione
Per i bambini più piccoli, che devono ricevere tre dosi dell’esavalente entro il primo anno di vita, in media i casi toscani si sono verificati in pazienti che avevano ricevuto il vaccino a un mese di distanza dalla prima data utile per la somministrazione. Nei più grandi, per cui il richiamo è previsto tra i 12 e i 18 anni, l’infezione è avvenuta invece, in media, ad un anno e più dal momento in cui erano divenuti eleggibili per la vaccinazione. Tutti i neonati che hanno contratto il batterio prima del terzo mese, quando è prevista la prima dose, erano infine figli di donne che avevano scelto di non effettuare la vaccinazione in gravidanza, consigliata proprio per proteggere i bambini nei primi mesi di vita.
Vaccinazioni tempestive
A detta degli autori, i risultati rappresentano un’indicazione importante per la salute pubblica. Il vaccino contro la pertosse si conferma, infatti, estremamente efficiente nel ridurre il rischio di contagio e la gravità della malattia. Ma per assicurare che si riveli efficace, è importante che venga somministrato con la massima tempestività, soprattutto in periodi di elevata circolazione del patogeno. Un’indicazione che andrebbe promossa con maggiore forza sia tra la popolazione che tra il personale sanitario. E che a detta degli autori dello studio, potrebbe giustificare una revisione dell’attuale calendario vaccinale, e l’introduzione di una finestra più stretta per la somministrazione del richiamo a partire dai 12 anni.
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