Cos’è il TIA, cosa comporta e perché agire subito: il rischio ictus è in agguato

Non perdiamo tempo. E ricordiamo di essere FAST nel chiamare i soccorsi, anche se magari i disturbi neurologici che si sono manifestati scompaiono dopo qualche minuto. Perché il TIA, a attacco ischemico transitorio, non va sottovalutato né derubricato come evento passeggero anche se l’improvvisa difficoltà a parlare, un braccio o una gamba che diventano deboli, la bocca che si storce, un disturbo della vista o una perdita di equilibrio retrocedono.

A ricordare quanto e come il TIA richieda un controllo rapido anche se i sintomi si risolvono completamente sono gli esperti di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Se compaiono improvvisamente sintomi compatibili con un ictus, anche se dopo pochi minuti scompaiono, bisogna chiamare immediatamente il 112. Non bisogna aspettare che tornino, né recarsi autonomamente in ospedale. Un TIA può diventare così un momento decisivo per cambiare la storia della malattia cerebrovascolare. La valutazione tempestiva permette infatti di capire che cosa abbia provocato l’episodio e di impostare, quando necessario, le strategie di prevenzione secondaria più appropriate.

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Cosa succede

L’attacco ischemico transitorio è un episodio causato da una temporanea riduzione o interruzione del flusso sanguigno in una parte del cervello. E non deve essere considerato un episodio da lasciarsi alle spalle quando i sintomi scompaiono. Come ricorda Danilo Toni, Direttore dell’Unità di Trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma “è un importante campanello d’allarme: vuol dire che per un periodo di tempo il cervello non ha ricevuto un adeguato apporto di sangue e quindi esiste un rischio concreto che possa verificarsi un ictus vero e proprio -. Per questo non bisogna attendere: davanti a sintomi improvvisi compatibili con un TIA, è fondamentale chiamare subito il 112. Una valutazione neurologica tempestiva permette di individuare la causa dell’episodio e intervenire rapidamente per ridurre il rischio di un successivo ictus. Il TIA rappresenta quindi anche una finestra di opportunità per prevenire un evento potenzialmente molto più grave”. Le prime ore e i primi giorni dopo un TIA sono quelli nei quali è maggiore la probabilità che si verifichi un ictus. Una grande meta-analisi che ha analizzato oltre 200mila persone ha stimato un rischio di ictus ischemico successivo pari, in media, al 2,4% entro due giorni, al 3,8% entro una settimana e al 4,7% entro 90 giorni dall’episodio.

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Non è un mini-ictus

Agire presto, quindi, è fondamentale. Senza sottovalutare i sintomi e senza aspettare che scompaiano spontaneamente. Il TIA può infatti rappresentare l’occasione per individuare condizioni che aumentano il rischio di ictus – come fibrillazione atriale, malattia delle arterie carotidi, ipertensione, diabete o altri fattori di rischio cardiovascolare – e intervenire prima che si verifichi un danno cerebrale permanente. Soprattutto, non bisogna pensare che si tratti di un “mini ictus”. È più corretto invece considerarlo come un segnale d’allarme, perché i sintomi transitori possono precedere un ictus vero e proprio. La differenza rispetto all’ictus non sta quindi nella necessità di intervenire, ma nella possibilità che i sintomi si risolvano senza lasciare un deficit neurologico evidente. Proprio per questo il TIA può essere difficile da riconoscere e, paradossalmente, più facile da sottovalutare. “Il valore di una diagnosi tempestiva – conclude Toni – non è soltanto quello di fotografare ciò che è accaduto, ma soprattutto di capire perché è accaduto e intervenire per evitare che possa ripetersi -. In questo senso, il TIA deve essere visto come un’opportunità: un segnale che ci consente di agire prima che arrivi l’ictus”.

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Quattro lettere da ricordare

Ricordate quattro lettere. Sono quelle che ci segnalano quando e perché chiamare subito il 118 o il 112 e far arrivare la persona che mostra certi segni in ospedale, sia che si tratti di un evento di breve durata come il TIA sia che si sia di fronte ad un vero ictus cerebrale, che più spesso è ischemico, con mancato afflusso di sangue ad un’area del cervello. In altri casi può essere emorragico. Ma le quattro lettere, in tutti i casi, non cambiano. Dobbiamo essere veloci. O se preferite FAST. La F sta per face (ovvero volto): chiedete di sorridere a chi avete davanti per vedere se le labbra non sono simmetriche e c’è la classica bocca storta. A indica le braccia, ovvero Arms in inglese. Ricordate di far sollevare braccio destro e sinistro, guardando se si sostengono. Speech significa linguaggio. In caso di ictus le parole possono non fluire correttamente, anche di fronte ad una frase semplice. Infine T sta per time, cioè tempo, o anche telefono: in presenza di uno qualunque di questi sintomi è importante chiamare i soccorsi il più rapidamente possibile.

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