Le donne degli impressionisti oggi sarebbero obese: così è cambiata la bellezza

Corpi morbidi, pieni, burrosi, mollemente adagiati su letti sfatti, oppure immersi nelle acque di un fiume, o distesi sulle rive di un lago. Sono i corpi delle donne ritratti da impressionisti come Renoir, Cézanne, Manet, Degas e persino Van Gogh. Corpi che oggi non faremmo fatica a definire sovrappeso se non addirittura obesi, cui un qualche specialista potrebbe suggerire una terapia farmacologica antiobesità. E che invece nell’arte “en plein air” di fine Ottocento rappresentavano il massimo della bellezza, significando abbondanza di cibo, piena salute e – come insegna la paleoantropologia – fertilità e disponibilità al concepimento.

Lo studio

A guardare questi corpi con occhio clinico è oggi uno studio pubblicato sull’International Journal of Obesity da Paolo Pozzilli, già professore ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo all’Università Campus Bio-Medico di Roma, insieme a Maria Vittoria Messina della Sapienza Università di Roma. Un lavoro – spiega Pozzilli – condotto in occasione del 150° anniversario del movimento impressionista, celebrato dal Musée d’Orsay, che parte da una prospettiva medico-epidemiologica per analizzare le rappresentazioni femminili dei pittori di questa scuola.

L’obesità familiare è scritta prevalentemente nei geni

L’endocrinologo non è nuovo a queste incursioni nella storia dell’arte. Già nel 1998 aveva decifrato sul volto di Simonetta Vespucci, la Venere di Botticelli, la malattia che ne avrebbe provocato la morte a soli 23 anni. Diagnosi: galattorrea provocata da adenoma ipofisario. Nella primavera del 2024, osservando i quadri dell’esposizione parigina, Pozzilli si concentra invece sui corpi delle modelle: “Mi colpì il fatto che queste donne della ricca società di fine secolo erano tutte sovrappeso. Ed erano quelle di cui gli uomini andavano pazzi: la bellezza era associata a un indice di massa corporea alto, che oggi consideriamo poco sano e affronteremmo con i farmaci”. Da qui, insieme ai colleghi bioingegneri, viene l’idea di misurarne il girovita.

A finire sotto la lente dei ricercatori sono stati capolavori come Après le bain (Dopo il bagno) e Nu allongé (Nudo disteso) di Pierre-Auguste Renoir, Femme nue debout, à sa toilette (Donna nuda in piedi, che si asciuga) di Edgar Degas, o Trois baigneuses (Tre bagnanti) di Paul Cézanne, tutti conservati al Musée d’Orsay. “Prendendo in considerazione le parti visibili dei corpi, quelle non ricoperte da veli, vestiti, lenzuola o altro, abbiamo stimato l’Indice di Massa Corporea (o Bmi, Body Mass Index) di undici figure femminili presenti in altrettanti dipinti impressionisti”, continua Pozzilli. Il Bmi, aggiunge l’endocrinologo, è quel valore che mette in relazione il peso e l’altezza di un individuo: secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, un Bmi superiore a 30 corrisponde alla categoria obesità, mentre il range considerato “sano” è 18,5–24,9.

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Per stabilire questo valore i ricercatori hanno utilizzato il Bmi Visualizer Tool, uno strumento che genera modelli corporei 3D, integrato con l’intelligenza artificiale per raffinare le stime visive. Poiché l’altezza delle donne raffigurate era ovviamente ignota, il gruppo di ricerca ha adottato un valore standardizzato di 154,3 cm, ricavato da registri storici relativi all’altezza media delle detenute femminili del XIX secolo. Il peso è stato invece stimato tramite i modelli 3D generati dallo strumento. I risultati non lasciano spazio a dubbi: il Bmi medio delle donne raffigurate risulta pari a 31, con un peso corporeo medio di circa 73,9 kg.

In altre parole, le donne celebrate come ideale di bellezza dagli impressionisti verrebbero oggi classificate in sovrappeso o obese. In 150 anni siamo però caduti nell’eccesso opposto: il Bmi che tutte le pazienti vorrebbero – aggiunge Pozzilli – è pari o inferiore a 20. Un valore decisamente troppo basso, se è vero che sotto 19 le modelle non possono neanche più sfilare in passerella perché troppo magre. Allora il punto è: come e quando sono cambiati i canoni della bellezza (e della salute) femminile? La questione non è solo legata al dato medico-scientifico, e richiede una riflessione storica più ampia. “Nel tardo Ottocento – scrivono gli autori della ricerca – le forme piene simboleggiavano ricchezza, fertilità e abbondanza. Valori positivi in un’epoca in cui la sottonutrizione era diffusa a causa di carestie e povertà. Paradossalmente il corpo ‘ideale’ impressionista era proprio quello che la maggior parte delle donne reali non poteva permettersi di avere. Il passaggio verso l’ideale di magrezza contemporaneo è invece dovuto non solo ai progressi della medicina, che oggi riconoscono l’obesità come rischio per la salute, ma anche all’industria della moda, complici media e social network che diffondono modelli corporei irrealistici”.

Lo sguardo maschile e il canone femminile

Resta il fatto che al centro del dibattito c’è sempre la bellezza femminile, mai quella maschile. “Per gli uomini, il criterio di bellezza è quasi immutabile nei secoli: spalle larghe, fianchi stretti, torace possente, per lo meno nella cultura occidentale”, spiega Patrizia Calefato, sociologa della cultura e della comunicazione e autrice di Sociologia della moda (Carocci, 2026). “Ora come allora, sono le giacche a sottolineare la virilità negli uomini, mentre le forme delle donne sono state di volta in volta modellate da corsetti, crinoline, gonne per evidenziare i fianchi, simbolo di fertilità, e poi nuovamente prosciugate nei primi anni del Novecento, con Modigliani e Klimt che affermano il canone opposto”, continua Calefato.

Troppo grasso corporeo riduce la fertilità maschile

Il Fascismo esalterà nuovamente la donna robusta, contadina, la madre di famiglia dal corpo abbondante, mentre negli anni ’90 sarà di nuovo il modello di magrezza anoressica alla Kate Moss a farla da padrone, per tornare alle rotondità di Kim Kardashian o Venus Williams solo diversi decenni dopo. In questo andirivieni, verrebbe da dire, c’è una cosa sola immobile: è lo sguardo maschile a determinare il canone della bellezza femminile. Che si tratti di Degas o dell’influencer di turno.

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