Legionellosi, che cos’è, come ci si contagia e le cure

La legionella è un batterio gram negativo che provoca una infezione chiamata legionellosi. Il serbatoio naturale è quello di laghi e fiumi ma anche impianti idrici di strutture private e pubbliche e condizionatori. Il microrganismo vive a una temperatura compresa tra 25 e 45 gradi ed è im grado di sopravvivere, oltre che nell’acqua, anche nel fango. Si trasmette soltanto per via aerea, mediante inalazione di goccioline o particelle nebulizzate contenenti il microrganismo. Altre modalità di infezione riportate in letteratura sono l’instillazione diretta nelle vie respiratorie, l’aspirazione e

attraverso cute e mucose.

Che cosa provoca?

L’infezione può provocare febbre alta per 3-4 giorni, che passa, e polmonite, nella forma più aggressiva. I sintomi sono quelli della polmonite – tosse, dolore toracico, febbre e difficoltà respiratorie – a cui si aggiungono eventuale malessere gastrointestinale, la perdita di appetito e la comparsa di dolori ossei e muscolari.

Come si cura e i soggetti a rischio

La terapia dei soggetti con legionellosi si basa sul trattamento con

antibiotici, oltre alle usuali misure di supporto respiratorio o

sistemico. Gli anziani e le persone immunocompromesse sono i più a rischio.

Quanto è diffusa l’infezione?

Nel 2024 sono stati notificati al sistema di sorveglianza nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità complessivamente 4.627 casi di legionellosi, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente. Dei 4.627 casi notificati, 355 (7,7%) avevano viaggiato in Italia e pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, campeggi, navi, abitazioni private), 158 (3,4%) erano stati ricoverati in ospedale (origine nosocomiale), 209 (4,5%) appartenevano a comunità chiuse (case di riposo per anziani, residenze sanitarie assistenziali, strutture di riabilitazione), 59 (1,3%) avevano viaggiato e soggiornato all’estero, mentre 22 (0,5%) hanno presentato altro tipo di esposizione.

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