Retinite pigmentosa, scoperto un nuovo gene responsabile della malattia
Si chiama Prkcz ed è uno dei geni all’origine della retinite pigmentosa, una della patologie ereditarie della retina più diffuse. A individuarlo per la prima volta è stato un team di ricerca internazionale guidato da Viviana Cordeddu dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Marco Tartaglia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù e Lucia Ziccardi della Fondazione Bietti Ircss. La scoperta di una nuova causa genetica, pubblicata in uno studio su Jama Ophthalmology, rappresenta un ulteriore tassello alla comprensione delle origini e dei meccanismi biologici della patologia, contribuendo così a migliorare la diagnosi e gettare le basi per future terapie sempre più mirate.
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La retinite pigmentosa
Per retinite pigmentosa non si intende una sola malattia, ma un insieme molto eterogeneo di patologie ereditarie che colpiscono la retina, il tessuto nervoso che riveste l’occhio e ha il compito di trasformare la luce in segnali visivi. Il suo esordio può avvenire sia da bambini che in età adulta, con sintomi che si sviluppano inizialmente con la cecità notturna, ossia la difficoltà di vedere in condizioni di poca luce, e una diminuzione della vista periferica, seguiti poi da una progressivo restringimento del campo visivo. Nelle fasi più avanzate può comparire quella che viene definita come visione tubulare, dove viene conservata solo la visione centrale. Altri sintomi possono essere: una maggiore sensibilità alla luce e all’abbagliamento, una riduzione della capacità di percepire i contrasti e, in alcuni casi, una progressiva riduzione dell’acuità visiva. L’evoluzione della malattia, tuttavia, è variabile e dipende anche dalla specifica alterazione genetica responsabile e dalle caratteristiche individuali del paziente. “Sebbene siano stati implicati più di 90 geni, molti casi di retinite pigmentosa rimangono ancora irrisolti a livello molecolare”, si legge nello studio.
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La nuova causa genetica
Per scoprire la nuova causa genetica della retinite pigmentosa, i ricercatori si sono serviti del sequenziamento del genoma di pazienti, la maggior parte dei quali presentava una forma apparentemente isolata della malattia, con un esordio in età adulta. Dalle successive analisi, il team è riuscito a individuare in 13 pazienti appartenenti a dieci famiglie provenienti da diversi Paesi, varianti patogeniche di Prkcz, dimostrando come queste alterazioni del gene possano provocare una nuova forma autosomica recessiva della malattia. Gli esperimenti svolti, inoltre, hanno permesso di capire il meccanismo biologico sottostante: le varianti identificate sono responsabili della compromissione della funzionalità della proteina PKCζ, coinvolta in diversi processi cellulari. Una volta alterata, quest’ultima può interferire con i meccanismi necessari al mantenimento e alla sopravvivenza dei fotorecettori.
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Diagnosi e trattamenti futuri
La scoperta di questa nuova causa genetica non solo può contribuire a migliorare il percorso diagnostico della malattia, ma può fornire alle famiglie informazioni più dettagliate sull’origine della malattia, sui meccanismi di trasmissione e su eventuali rischi per gli altri componenti. “Nonostante gli straordinari progressi della genetica negli ultimi anni, una quota significativa di pazienti con retinite pigmentosa rimane ancora senza una diagnosi molecolare”, ha precisato Cordeddu. “L’identificazione di PRKCZ ci permette di fornire una risposta a nuove famiglie e contribuisce a comprendere meglio i meccanismi biologici alla base della degenerazione della retina”. Questa scoperta, tuttavia, non significa automaticamente che sia disponibile una terapia specifica per i pazienti con alterazione di Prkcz. Si tratta, piuttosto, di un punto di partenza per condurre ulteriori studi sui meccanismi cellulari che portano alla degenerazione dei fotorecettori e che, in futuro, potrebbero contribuire alla ricerca di terapie sempre più mirate.
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