“Super scanner”, così si “naviga” nelle arterie per interventi più rapidi e precisi
Un tempo, quando bisognava riparare un’arteria come l’aorta nell’area in cui si era creata una lesione, tutto era affidato al bisturi per creare il giusto campo operatorio e, ovviamente, all’occhio e alla mano dello specialista. Poi, sempre più spesso, la chirurgia vascolare ha iniziato a operare dall’interno del vaso. E questo ha cambiato le prospettive, facendo diventare sempre più importante il ricorso alla tecnologia e alle opportunità per l’operatore di avere una visione ottimale dell’interno dell’arteria da trattare. In questo senso, l’innovazione consente oggi di favorire una vista ultra-nitida in 3D dei vasi, movimenti motorizzati in sala operatoria e una drastica riduzione dei tempi chirurgici e dell’esposizione ai raggi X. È la promessa che giunge dalla Chirurgia Vascolare dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, che diventa il primo centro in Italia ad adottare una nuova apparecchiatura, l’arco a C robotizzato di nuova generazione per l’imaging intraoperatorio. Il sistema offre immagini ad altissima definizione, visualizzazioni da differenti angolazioni e acquisizioni tridimensionali durante la seduta operatoria, rendendo le procedure più fluide e precise e riducendo la necessità di manovre correttive.
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Cosa cambia per lo specialista
L’attrezzatura sarà utilizzata inizialmente dall’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare, che realizza oltre la metà dei suoi interventi proprio con tecniche endovascolari mininvasive, per allargare poi l’impiego ad altre strutture. Parlando di patologie complesse dell’aorta, delle carotidi e delle arterie degli arti inferiori, comunque, il passo avanti è importante visto che in genere in questi approcci non si passa attraverso la classica incisione. “Il chirurgo viaggia all’interno delle arterie attraverso piccolissimi accessi guidato unicamente dalle immagini radiologiche inviate dagli schermi in tempo reale – fa sapere il responsabile della Chirurgia Vascolare Luca Garriboli -. In questo contesto, vedere meglio significa intervenire con infallibile precisione. La nuova tecnologia rivoluziona l’esperienza in sala operatoria funzionando come un vero e proprio assistente robotico, capace di riprodurre l’anatomia del paziente ad alta definizione e di allontanarsi e avvicinarsi da solo al tavolo operatorio con un semplice clic durante l’intervento”. Insomma: con questo approccio il team medico può posizionare stent ed endoprotesi con un’accuratezza millimetrica anche nei casi più delicati oltre a poter effettuare la ricostruzione in 3D dell’anatomia e la verifica immediata dei risultati degli interventi.
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E per il paziente
In sintesi: in questo tipo di interventi, il chirurgo non vede direttamente il vaso, ma lo raggiunge dall’interno con cateteri e protesi seguendo le immagini sugli schermi: più nitida e tridimensionale è l’immagine, più preciso è il posizionamento di stent ed endoprotesi, i dispositivi che mantengono aperto il vaso o lo riparano. E poiché si opera sotto guida a raggi X, ridurne la dose significa proteggere sia i pazienti sia chi lavora in sala. I benefici per i pazienti sono immediati. “Grazie alla totale nitidezza dei dettagli e alla fluidità dei movimenti automatizzati del sistema, la durata complessiva degli interventi si riduce fino al 30% – sottolinea Garriboli -. Questa contrazione dei tempi porta vantaggi diretti, come una minore durata dell’anestesia, la drastica riduzione di manovre correttive o aggiuntive in corso d’opera e l’accesso a procedure sempre meno invasive, più sicure e con tempi di recupero nettamente più veloci”. Il tutto, con un vantaggio per il paziente che come ricorda lo specialistaGianguido Pruner si traduce in “maggiore precisione significa minor rischio di complicanze post operatorie, interventi più brevi e quindi un ridotto dosaggio di anestesia, favorendo una ripresa post chirurgica più rapida -”. Senza dimenticare che si può ridurre del 15% l’esposizione alle radiazioni a tutela sia del paziente sia dell’intera equipe.
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