Guido De Maria, il papà di “Gulp”, la rivoluzione dei fumetti in tv nell’Italia degli anni 70
BOLOGNA – “Ci sono i fumetti e c’è uno che li dice, che bella trovata!”. Così Cochi Ponzoni spiegò agli italiani davanti alla televisione cosa avrebbero visto di lì a breve sul Secondo Canale, l’odierna Rai2, in prima serata alle 21.15 del 14 settembre 1972. “Sono disegni che non si muovono – aggiunse l’altra metà del duo comico, Renato Pozzetto -: si basa sul principio del treno, la gente sta ferma e gli alberi passano dal finestrino”. E andò così in onda “Gulp! Fumetti in tv”, il programma storico voluto dal dirigente Rai Giancarlo Governi e realizzato dal modenese Guido De Maria, scomparso ieri all’età di 93 anni. Chi è stato bambino, ma anche cresciuto, negli anni Settanta, ancora oggi ha nel frasario quei tormentoni (“Dice il saggio…”, “Mentre su New York calavano le prime ombre della sera…”, “Mi hai fregato anche stavolta”, “… e l’ultimo chiude la porta”), ma soprattutto ricorda nitidamente la sensazione più forte legata a quella trasmissione: era dannatamente breve. Appena quindici minuti alla settimana. Più di Carosello, dal quale in qualche modo nasceva, ma mai abbastanza. Sufficienti però per fare una rivoluzione. A cominciare dalla sigla: crash, ouch, wham, gulp, fumetti in tv-u-u-uh.
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Fa davvero tenerezza ripensare a un tempo di paleotecnologia in cui in prima serata tv si trasmettevano – difficile immaginare nulla di più boomer – dei fumetti ripresi da una telecamera che al massimo zoommava e scorreva sulle tavole, con attori più o meno professionisti (tra cui Oreste Lionello, Sandra Milo, Simona Izzo, Gigi Reder, Giorgio Ariani…) a recitare le parole scritte dentro le nuvolette, i balloons, i fumetti insomma. Non erano cartoni animati, perlopiù. Stavano a Disney come i fotoromanzi dell’epoca a Hollywood. E quella cosa così artigianale e rudimentale (oggi chiunque all’asilo farebbe di meglio con uno smartphone) raggiungeva un audience dell’83% battendo anche il Rischiatutto di Mike Bongiorno sulla rete principale, altro che Stanislao Moulinski in uno dei suoi travestimenti. Un azzardo geniale, un nuovo linguaggio, come l’intuizione di mettere sul divano figli e genitori assieme dopo cena, e non nello spazio della tv per ragazzi, ripescando poi anche i fumetti delle precedenti generazioni (come Tex, Mandrake, L’uomo mascherato eccetera). Ad elevare culturalmente il genere ci aveva già pensato Umberto Eco da una decina di anni con i suoi saggi: “Quando ho voglia di rilassarmi – scrisse, anche – leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese”.
L’Italia di Gulp! naturalmente non era così ingenua e arcadica come si potrebbe pensare. Il 14 settembre del 1972, giorno del debutto televisivo, arrivava una settimana dopo il massacro di Monaco. Era l’anno dello scandalo Watergate, del Bloody Sunday e dell’omicidio a Milano del commissario Luigi Calabresi. Era l’Italia di Berlinguer appena eletto segretario del Pci e Almirante che rivendicava, proprio quel 14 settembre, “non escluderemmo mai dai vertici coloro che hanno militato nel partito fascista”. A presentare Bonvi, autore di Nick Carter e Sturmtruppen, a De Maria fu Francesco Guccini, che collaborava ai caroselli. Nella prima puntata andò in onda, oltre alla striscia del piccolo investigatore, anche il Signor Rossi di Bruno Bozzetto e Le ciccione volanti di Walter Faccini, anche questo oggi sarebbe inimmaginabile.

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Dopo la prima edizione, SuperGulp tornò dal 1977 al 1981, nel pieno degli Anni di Piombo, due giorni dopo l’uccisione dello studente Francesco Lorusso e dei carrarmati nelle strade della Bologna di Bonvi. I fumetti passavano tutti da lì: Alan Ford col Gruppo Tnt di Magnus e Bunker, Lupo Alberto di Silver, Corto Maltese di Hugo Pratt, i supereroi della Marvel (Fantastici Quattro e Uomo Ragno, non Spiderman), Asterix, Tin Tin e tutti i surreali personaggi di Jacovitti. Poi arrivarono i manga e sbam, crash, bang, stop.
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