Perturbazione, arriva il nuovo disco: “Un tradimento con le cover per rimanere fedeli a se stessi”

Un disco di cover. A due anni dal progetto su Fabrizio De André, con una rilettura de La Buona Novella a modo loro, i Perturbazione, band originaria di Rivoli, in provincia di Torino, spiazzano ancora mettendosi alla prova con un disco di cover, in uscita il 9 ottobre per The Saifam Group, dal titolo Risuona, 10 brani in inglese tradotti in italiano. Un titolo che si presta a più letture. “Un canzone risuona quando l’hai ascoltata, è nell’aria. Ma anche quando ti entra nell’anima e in qualche modo è riuscita a raccontare qualcosa di te. Un processo comune ai musicisti che si cimentano con delle cover e finiscono per metterci del proprio”, spiega Tommaso Cerasuolo, frontman e fondatore della band torinese che nel 2014 partecipò al festival di Sanremo ottenendo un inaspettato successo con il brano L’Unica.

“Un processo – continua Cerasuolo – che si moltiplica soprattutto quando vai a tradurre i testi. E inevitabilmente si applica un tradimento: l’obiettivo non è una traduzione letterale, perché per ogni verso che ‘risuona’ ne butti via altri mille, ma il mantenimento dell’atmosfera, della linea melodica e dello spirito di un brano. Farlo diventare un pezzo nostro con parole altrui. Tradire dunque per rimanere fedeli a se stessi”. Le canzoni scelte non sono delle hit, ma brani spesso meno conosciuti. “Con i grandi successi, la traduzione non avrebbe funzionato. In qualche caso ci abbiamo provato, ma poi il risultato non ci soddisfaceva. Se ad una canzone sei molto affezionato, se è tanto sedimentata, rischi di spaccarti le ossa. L’azzardo lo abbiamo fatto con Only You degli Yazoo del 1982 (che ha anticipato l’album), per noi diventata Quel che non ho più: tutti l’abbiamo suonata e ascoltata, ma non sappiamo bene chi l’ha cantata, quando”.

A dettare la scelta dei brani di Risuona è stato il filo rosso dell’assenza. “Non il contrario, ma una parte nascosta dell’amore”, prosegue Tommaso Cerasuolo che prova a spiegare anche cosa hanno scoperto di loro stessi nel ‘tradimento’ che hanno consapevolmente deciso di mettere in atto. “L’ultimo nostro disco di inediti è stato (Dis)Amore del 2020. Lavorando a Risuona ci siamo sorpresi come fossero in collegamento e come il secondo fosse una sorta di prosecuzione del primo. Quello fu un disco complesso, che affrontava l’evoluzione di una storia dall’entusiasmo alla crisi, fino all’assenza. Risuona in qualche modo riprende quei sentimenti lì, anche alla luce di ciò che è successo nelle nostre vite private, tra separazioni, lutti, allontanamenti, trasformando un vuoto in pieno. C’è la luce perché esiste il buio”.

Oggi di musica nuova dei Perturbazione, (da 30 anni sui palchi, il gruppo è stato fondato nel 1988 ed esordisce nel 1990), non si parla. “Per ora no, non abbiamo ripreso a scrivere cose nostre. La creatività non è una fontana che sgorga in maniera continua. Abbiamo capito che preferiamo concentrarci su progetti specifici, come quello su Fabrizio De André o questo. Non siamo ossessionati dai numeri e abbiamo bisogno di stare in pace. Siamo un gruppo che cerca di stare unito nell’amicizia e di fare musica con la passione che ci unisce. Anche il Festival di Sanremo non è più un obiettivo. Nel 2014 era stato il festival a cercarci, poi ci avevamo riprovato, ma senza fortuna. Tu sei una curva che va per la sua strada, Sanremo anche: può capitare che ogni tanto si incrocino. Oggi lo guardiamo serenamente dal divano di casa”.

Cerasuolo chiude con una battuta: “Che posto hanno i Perturbazione oggi nel panorama musicale italiano? Siamo da qualche parte tra Aldebaran e Vega. Non so nemmeno se siamo ancora in questa galassia. Il presente è talmente frammentato che è difficile trovare dei punti di riferimento”.

La band presenterà l’album in una serie di incontri aperti al pubblico, con alcune canzoni dal vivo (8 ottobre Milano, 12 ottobre Torino, 14 ottobre Roma), poi da gennaio saranno in tour.

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