Maschere da “snorkeling full face”, attenzione ai rischi per i bambini. Mai sotto i 6 anni

L’annegamento è una delle emergenze di salute pubblica più insidiose a livello globale e causa nel mondo circa 480 vittime pediatriche al giorno (dati Oms). Le maschere da snorkeling full–face promettono una visione subacquea a 180 gradi con la comodità di respirare naturalmente con naso e bocca, eliminando il fastidio del boccaglio. Pertanto, sono diventate molto popolari in tutte le fasce di età.

Tuttavia, dietro un design all’apparenza intuitivo, si nasconde un sistema ingegneristico complesso. L’uso improprio da parte di bambini piccoli o il deterioramento della maschera comportano seri rischi per la salute, esponendo al pericolo di respirare nuovamente l’aria espirata ricca di anidride carbonica. Ciò è legato alla struttura della maschera, progettata per garantire un flusso d’aria unidirezionale.

Come funziona la maschera

L’aria fresca entra dal boccaglio superiore nella camera di visione (la zona attorno agli occhi) per prevenire l’appannamento, e passa poi tramite apposite valvole nel compartimento stagno posto attorno a naso e bocca, deputato alla respirazione.

L’aria espirata viene poi canalizzata lungo i lati della maschera, ed espulsa dalle valvole superiori del boccaglio. Questo percorso separato teoricamente impedisce che l’aria ricca di ossigeno si unisca con quella ricca di anidride carbonica.

L’aria

Per capire dove nasce il pericolo di queste maschere, bisogna comprendere il concetto di spazio morto. Lo spazio morto corrisponde al volume di aria che deve essere espulso dalla maschera per consentire l’ingresso ad aria “fresca” e ossigenata. Quindi, affinché un dispositivo sia sicuro, un individuo deve poter muovere con un respiro almeno il volume d’aria dello spazio morto, che nelle maschere full-face varia dai 250 ai 610 millilitri. Tuttavia, questo volume può aumentare facilmente (oltre un litro) in caso di malfunzionamento: ad esempio, le guarnizioni interne in silicone possono alterarsi per il calore, o le valvole si possono bloccare in posizione aperta a causa di residui di sabbia o sale.

Il respiro

Con un singolo respiro, un bambino muove una quantità di aria proporzionale al suo peso (circa 7-10 millilitri ogni chilo di peso corporeo). Quindi, un bambino di 20 kg, pur respirando al massimo delle sue capacità, sposterà al massimo tra i 140-200 millilitri d’aria ad ogni respiro, molti meno dello spazio morto, e pertanto finirà con il respirare nuovamente l’aria “esausta”. In tal modo, si alzano i livelli di anidride carbonica nel sangue, e questo provoca malessere, mal di testa, letargia, sonnolenza e confusione, sino alla perdita di coscienza, con rischi fatali soprattutto per i bambini.

L’effetto dell’anidride carbonica

L’effetto narcotico della anidride carbonica è subdolo: la persona non mostra l’agitazione tipica dell’annegamento, ma rallenta i movimenti fino allo svenimento. Ci sono inoltre altre criticità meccaniche. Per scongiurare infiltrazioni d’acqua, un apposito galleggiante interviene ostruendo il condotto del boccaglio in caso di allagamento, garantendo così l’isolamento ermetico del sistema. Tuttavia, può servire una espirazione vigorosa per riportare il galleggiante in posizione neutra e consentire quindi nuovamente l’ingresso dell’aria; questa azione potrebbe richiedere una coordinazione superiore alle capacità del bambino.

Infine, il design della maschera prevede un sistema di bande elastiche per consentire l’aderenza al viso; in casi di emergenza non si può semplicemente “sputare” il boccaglio. Il bambino potrebbe non sapere come togliere il dispositivo, agitandosi e cominciando a respirare in modo più superficiale, riducendo di conseguenza ancora di più il volume di aria spostato e peggiorando la situazione.

Un rischio anche per gli adulti

E negli adulti, è sicura? Le evidenze attuali suggeriscono che il rischio riguardi anche gli adulti. L’allerta medica è scaturita da una serie di incidenti, inclusi annegamenti fatali alle Hawaii con maschere full-face, segnalati al Divers Alert Network. A supporto, lo studio di Grundemann et al. su volontari sani tra 18 e 60 anni ha rilevato concentrazioni critiche di anidride carbonica esalata durante l’attività fisica indossando la maschera full–face in ambiente controllato; il 45% delle prove a bassa intensità è stato interrotto per il superamento della soglia di sicurezza.

Il divieto sotto i sei anni

Molti produttori vietano effettivamente l’uso sotto i 6 anni, ma le famiglie spesso riconducono tale limitazione ad un problema di abilità natatorie o vestibilità e non di sicurezza. Purtroppo, si tratta invece di un limite meccanico. Quindi è bene seguire questi consigli:

– Mai <6 anni (o <25-30 kg)

– Preferire maschera e boccaglio tradizionali nei bambini più piccoli: hanno uno spazio morto molto minore.

– Osservare la postura in acqua: se un bambino si blocca a pancia in giù, non sta semplicemente guardando il fondale. Bisogna intervenire subito e sfilargli la maschera.

– Sciacquare la maschera con acqua dolce al termine dell’uso. Infine, ogni attività acquatica di un bambino richiede la supervisione costante e attiva di un adulto a stretta distanza, che rappresenta una vera misura salvavita inderogabile. La sicurezza al mare richiede consapevolezza: proteggiamo i bambini dai pericoli invisibili.

Federico Poropat, Istituto Materno Infantile Burlo Garofolo Trieste

Laura Trapani – Università Trieste

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