Oliha con orgoglio, ma McKenna vince ai punti: l’Italia della boxe resta in astinenza da mondiale

Era difficile, si sapeva. Bastava leggere le quote dei bookmaker che davano strafavorito il pugile di casa. Sul ring infuocato di Dublino, Etinosa Oliha ci ha messo il cuore e anche una buona strategia tattica. Non però è bastato per riportare in Italia il titolo del mondo dei pesi medi che fu di Nino Benvenuti (ultimo a detenerlo fu Sumbu Kalambay 37 anni fa), ma soprattutto non è bastato per riportare sotto il tricolore un titolo iridato in una delle sigle principali (in questo caso l’Ibf) dopo 10 anni, l’ultimo fu Giovanni De Carolis.

Oliha a caccia del Mondiale: “Io pugile per caso, divento tranquillo solo sul ring”

Il predestinato McKenna

Aaron McKenna, famiglia di pugili, curriculum da predestinato (Oscar de la Hoya lo prese sotto la sua protezione facendolo desistere dal sogno olimpico a Tokyo) e faccia da vincente, si è imposto ai punti in maniera abbastanza chiara. Per Oliha non è lecito comunque parlare di sogno infranto. È arrivato per caso alla boxe, provando a colpire il sacco in una manifestazione di piazza nella sua Asti, la città dove si stabilirono i genitori arrivati dalla Nigeria. Non è arrivato per caso a disputare un titolo mondiale. Ha virato verso un’ organizzazione tedesca (la Agon Sport) per fare il professionista a tutti gli effetti, ha scalato le classifiche, ha tenuto duro quando un problema all’occhio ha rischiato di far crollare tutto. Non ce l’ha fatta, potrà riprovarci.

L’evoluzione del match

Il match ha avuto due lunghe fasi. Equilibrata la prima. McKenna, più alto, poteva sfruttare il maggiore allungo. Nonostante ciò l’irlandese ha spesso accorciato, dimostrando di saperci fare anche a distanza ravvicinata. È stata questa la frase nella quale Oliha ha avuto più possibilità di incidere. Ha portato parecchi colpi corti, alcuni anche abbastanza caricati. Nessuno però è riuscito a togliere certezze al pugile di casa che infatti dal sesto round in poi ha nettamente aumentato il ritmo e la qualità dei colpi. Una crescita che ha coinciso con un calo del pugile italiano fino a un epilogo ai punti condivisibile nella sostanza, meno nella forma: 118-110, 116-112 (coincidente con il nostro), 117-111. McKenna è il quinto irlandese a fregiarsi del titolo di campione del mondo, l’Italia prolunga invece una lunga astinenza. E ancora all’orizzonte non è ben individuabile colui che potrà interromperla.

Condividi questo contenuto: