Aifa e il boom dei farmaci per dimagrire. Ma i conti non tornano

Il rapporto Aifa sull’utilizzo dei farmaci da parte degli italiani ha una parte che riguarda anche l’obesità e sottolinea la fortissima crescita dei farmaci utilizzati, oltre che per il diabete, anche per la gestione del peso, i famosi blockbuster, gli analoghi del Glp-1 come semaglutide e tirzepatide (che agisce anche sui recettori Gip). L’agenzia del farmaco indica un aumento del +85,7% dei consumi e del +75,8% della spesa per gli analoghi Glp-1.

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Ma su questi dati va fatta una riflessione, ragiona Silvio Buscemi, presidente della Sio, la Società italiana obesità, che dopo il riconoscimento della malattia vorrebbe avere anche delle garanzie sul diritto alle cure. “Il confronto 2025 sul 2024 non è corretto – premette – perché se non sbaglio semaglutide è arrivato a giugno 2024 e tirzepatide addirittura a ottobre, quindi confrontare un 2025 con dodici mesi pieni di utilizzo con un 2024 nel quale questi trattamenti sono stati disponibili solo per qualche mese non è corretto e produce inevitabilmente percentuali di crescita molto elevate. Per capire quanto sia realmente aumentato il ricorso ai farmaci bisognerebbe confrontare periodi omogenei o i consumi medi mensili. Quindi il +85,7% è formalmente corretto, ma non significa necessariamente che in un anno sia quasi raddoppiato l’utilizzo di questi farmaci”.

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Un altro punto interessante è quello del costo medio giornaliero che, per tirzepatide utilizzato nel diabete, è uno dei più alti: 25,23 euro. “Ma la terapia è settimanale, non giornaliera – continua Buscemi – quindi probabilmente i 25 euro sono settimanali, considerato anche che la rimborsabilità per le aziende da parte del Sistema sanitario è di circa 90 euro al mese e invece 25 euro al giorno sarebbero ben 750. Ma non solo: persino in fascia C, quella a totale carico dei pazienti, il farmaco ha un costo di circa 300 euro al mese, che è meno della metà di 750”. I conti, insomma, non tornano.

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E poi, da cittadino del Sud, a Buscemi non piace il dato sul Sud che spende più soldi per farmaci “griffati”. “E’ un dato malevolo perché suppone una disponibilità economica che certamente non c’è. Se i cittadini comprano farmaci griffati è perché non c’è sufficiente cultura del farmaco equivalente e allora occorre intensificare il lavoro di informazione dei medici di medicina generale e dei farmacisti. Al Sud, e io lavoro e vivo a Palermo quindi lo so bene, le disponibilità economiche sono nettamente minori, soprattutto nella fascia di obesità grave, che è la più svantaggiata economicamente e socialmente. Sono pazienti che non possiamo lasciare indietro”.

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Restano alcuni numeri molto interessanti. Semaglutide raggiunge 162,7 milioni di euro di spesa privata nella classe C con ricetta. quella a totale carico del cittadino, e passa dal 13° al 2° posto tra i principi attivi per spesa. Tirzepatide, invece, arriva a circa 225 milioni di euro di acquisti privati, diventando anche il primo principio attivo per spesa tra i farmaci di classe A acquistati direttamente dai cittadini. “Sono numeri che ci dicono poco sulle cure – continua Buscemi – perché in questi numeri di acquisti privati entra anche chi lo prende per due-tre mesi come terapia cosmetica, mentre queste sono terapie che vanno fatte correttamente in cronico. Oggi invece la durata media della terapia che il paziente paga di tasca propria circa 300 euro al mese è di circa 5 mesi, e poi si sospende, cosa che vuol dire aver buttato via i soldi”.

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Ovviamente, considerato che semaglutide e tirzepatide vengono usati e rimborsati nella terapia del diabete, non tutti questi numeri sono attribuibili all’obesità. Ma in un’ottica di richiesta di rimborsabilità anche per i grandi obesi vanno fatte delle differenze. “Se oggi pago di tasca mia 300 euro al mese per tirzepatide ma il rimborso all’azienda è 90 nel caso di diabete e speriamo in un prossimo futuro anche in caso di Bmi sopra 40 o sopra 35 con una patologia concomitante – quanti trattamenti in più potremmo fare consentendo a chi ha necessita e non può permetterselo di potersi curare?”. Domanda che ha certamente una valenza economica importante, di sostenibilità del Sistema nazionale. Ma anche etica. Quanti pazienti siamo disposti a non trattare?

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