Dopo quello da Covid, il lockdown da caldo. Ma stavolta senza aiuti

Durante la pandemia Covid eravamo costretti a chiuderci in casa, ma con la garanzia di una rete di protezione sociale: agli anziani e alle persone fragili, ad esempio, venivano consegnati i farmaci e la spesa. Il caldo estremo di questi ultimi due mesi produce più o meno lo stesso effetto: ci si chiude nel nostro appartamento, o se va bene, nella nostra villa con giardino, ma senza alcuna misura che allevi il nostro distacco dal resto del mondo. Si parla di isolamento vero e proprio, per alcune persone senza scelta, una situazione che impoverisce il fisico e la mente, che discrimina chi non può permettersi l’aria condizionata, ad esempio, o chi abita al quarto piano di una casa popolare rispetto a chi invece può contare su uno spazio verde.

In sostanza il caldo estremo impone un nuovo lockdown ai più fragili: anziani, malati cronici e famiglie senza climatizzazione restano chiusi in case che possono diventare trappole termiche. Le conseguenze? Alcuni studi scientifici e istituzioni europee indicano un aumento di crisi psichiatriche, disturbi del sonno, ricoveri e mortalità. Parallelamente cresce la necessità di sistemi di allerta, assistenza territoriale e spazi pubblici climatizzati.

Caldo estremo è emergenza: accessi al Pronto Soccorso aumentati del 15%

Case come trappole di calore

Finestre chiuse e tapparelle abbassate nelle ore più calde (che ormai vanno coprendo buona parte della giornata) ventilatori o condizionatori accesi: questo succede durante le ondate di calore. Perché l’obiettivo è proteggerci dalle temperature estreme. Ma trascorrere intere giornate al chiuso, muovendosi poco e senza un corretto ricambio d’aria, può portare conseguenze negative, soprattutto per anziani e bambini. Primo problema: quando il termometro per giorni e giorni si avvicina ai 40 gradi, uscire nelle ore centrali può diventare un rischio.

La raccomandazione è proteggersi dal caldo, bere regolarmente e cercare gli ambienti più freschi disponibili, ma questo copione non è così facile da seguire. Non tutte le case sono climatizzate, dunque per milioni di persone il ventilatore resta il principale strumento contro l’afa, insieme a tapparelle e persiane abbassate durante il giorno e al ricambio d’aria nelle ore più fresche.

Solitudine estiva, per combatterla ripartiamo da una panchina o da una partita a carte

Il problema non è solo la temperatura

Allora la domanda è: cosa succede alla nostra salute quando siamo costretti a trascorrere gran parte della giornata tra le pareti domestiche per eludere temperature insopportabili? È sufficiente tenere fuori l’aria bollente nelle ore più calde del giorno? No, non basta perché soprattutto nelle abitazioni affollate bisogna garantire pure un adeguato ricambio d’aria, ovviamente quando le condizioni esterne lo consentono.

Va detto che la cottura dei cibi, il fumo e altre sorgenti domestiche possono peggiorare la qualità dell’aria indoor. E che anche la CO₂ (anidride carbonica) tende ad aumentare negli ambienti occupati e scarsamente ventilati, oltre ad essere un utile indicatore del ricambio d’aria. Come rimediare? Durante i periodi di caldo intenso bisogna trovare un giusto equilibrio: proteggere la casa dal calore nelle ore più torride e favorire la ventilazione quando fuori la temperatura scende, per esempio durante la notte o nelle prime ore del mattino. Sempre che le condizioni ambientali lo permettano.

Caldo estremo: come vestirsi per abbassare la temperatura di almeno due gradi

Pazienti fragili

Ma cosa rischiamo se ci isoliamo tra cucina e salotto aspettando che fuori i gradi scendano? Lo spiega il dottor Massimiliano Franco, medico di base e segretario regionale di Simg Lombardia. “Dal punto di vista medico questo tipo di isolamento viene definito confinamento funzionale da caldo e ha un senso e un’efficacia nei pazienti fragili – premette Franco -. Quello della fragilità è un concetto che nella comunità scientifica usiamo molto: se ne parla tanto in periodo di pandemie, ma il vero problema di salute che crea questo confinamento è proprio la fragilità. A inizio estate arriva dalle Asst (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) l’elenco dei pazienti potenzialmente fragili per emergenza caldo, ad esempio gli over65 con esenzione per neoplasia. Però tutto è relativo. Lo dimostra il fatto che in questo elenco figurava un mio paziente 68enne che passa le vacanze in barca a vela. Questo perché quattro anni fa gli avevano asportato un melanoma e stava bene, era in follow up. Quindi non dobbiamo pensare che il caldo sia necessariamente un problema per gli over80. Invece per loro può avere un basso impatto e magari averne uno più alto per un 70enne. Direi quindi, che in questo caso, più che l’età contano le condizioni di salute generali della persona”.

Rischio di morte raddoppiato

La ricerca scientifica conferma. “Uno studio pubblicato su Nature Medicine, su over85, ha rilevato che durante le ondate di calore il rischio di morte era raddoppiato – ricorda l’esperto -. Ma ciò che incideva di più erano la mobilità, l’isolamento sociale e il deterioramento cognitivo e non tanto l’età. Un altro aspetto è la durata dei picchi di calore. Se la temperatura alta prosegue per 15 giorni di seguito e di notte non scende sotto i 28 gradi, non c’è un fisiologico recupero notturno dell’organismo. E questo genera un rischio superiore a quello di sopportare 40 gradi durante il giorno”.

Caldo estremo e aria condizionata: perché gli sbalzi di temperatura ci fanno ammalare

Cosa può succedere se ci isoliamo

La questione presenta diverse sfaccettature. “Questo confinamento termico configura una nuova forma di fragilità – spiega Franco – .Pensiamo, ad esempio, a come possa vivere una persona anziana che non possiede l’aria condizionata e usa mezzi pubblici per muoversi. E poi c’è chi disdice appuntamenti e visite di controllo o rimanda interventi chirurgici, proprio perché non ce la fa. Se pensiamo al lockdown da Covid, una differenza c’è: in quel caso si erano messe in atto misure di conforto, come la consegna della spesa e dei farmaci a domicilio, oggi invece si consiglia di stare a casa perché fa caldo, ma senza garantire una rete di supporto sociale. Questo impatta sulle persone con scarsa rete sociale e poche risorse”. Il ministero della Salute nelle comunicazioni di quest’anno include tra le condizioni di rischio le abitazioni poco ventilate. “I quartieri più caldi sono quelli periferici con scarso verde. Quindi, tra le varie iniziative che si potrebbero mettere in atto nel medio periodo, si potrebbe pensare a moltiplicare i luoghi freschi, ossia piantare nuovi alberi in città”, aggiunge l’esperto.

I virus “zombie” intrappolati nei ghiacciai con il caldo potrebbero tornare: che cosa rischiamo?

Il rischio per bambini e anziani

Bambini e anziani rappresentano due categorie per cui l’esplosione del calore può trasformarsi in un incubo. Per i primi, se le temperature impediscono di giocare al parco, andare in bicicletta o praticare sport all’aperto, aumenta il tempo trascorso seduti. Quindi per i più piccoli diventano importanti alternative sicure: giochi di movimento in casa, attività in luoghi freschi e uscite nelle ore meno calde. E occorre fare attenzione anche all’umidità e alle muffe: l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ne associa la presenza negli edifici a un aumento di sintomi respiratori, allergie e asma.

Per gli over65 invece il problema può diventare anche più serio. Il pericolo non deriva semplicemente dallo “stare in casa”, ma dalla combinazione di caldo, scarsa attività fisica, molte ore seduti e isolamento sociale. Una revisione sistematica e meta-analisi su oltre 25 mila anziani ha rilevato un’associazione tra comportamento sedentario e sarcopenia, la perdita di massa e funzione muscolare che può compromettere mobilità e autonomia.

Le strategie: spostiamo in avanti gli orari dei negozi

“Durando il caldo per mesi e provocando isolamento, andrebbero messe in atto strategie per aiutare le persone ad affrontarlo al meglio: si può pensare a spostare avanti gli orari dei centri commerciali o dei servizi pubblici di trasporto. I negozi potrebbero aprire alle 8, allungare la pausa centrale sino alle 17 e poi alla sera chiudere alle 20, quando fa più fresco” spiega Franco. Quanto poi alla raccomandazione di bere almeno 2 litri di acqua al giorno, sottolinea: “Va bene, ma teniamo presente che una persona con scompenso cardiaco o insufficienza renale, oppure un paziente che sta assumendo farmaci, vanno consigliati in modo individuale. Io, ad esempio, in questo periodo ricevo decine di chiamate da persone con ipotensione. Quindi, se alcuni consigli vanno bene per tutti, al contrario, per le persone fragili vanno calibrati”.

Quanto possiamo resistere chiusi in casa per l’emergenza caldo? “Difficile dirlo, il dato varia in considerazione dell’equilibrio fisico o psicologico del nostro organismo – conclude l’esperto -. Ci sono condizioni correlate ad un peggioramento dello stato cognitivo, come la sordità e il calo della vista, e pure la disidratazione. Alla fine l’approccio da mettere in atto è sempre lo stesso: intercettare persone a rischio e modulare gli interventi”.

Condividi questo contenuto: