Contro il dolore cannabis in pillole

Dolore cronico e oncologico, spasticità muscolare nella sclerosi multipla, pressione intraoculare nel glaucoma, tic involontari nella sindrome di Tourette. Ma anche insonnia, ansia, nausea da chemioterapia… È ampio lo spettro d’azione terapeutico della cannabis medica, legale in Italia dal 2013. Eppure, nonostante le evidenze scientifiche di oltre 15 anni di ricerche, per migliaia di pazienti l’accesso a questa pianta resta un terno al lotto. Se risiedi sul lato giusto della Penisola, la ricetta è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale; se ti ammali oltre il confine regionale, la stessa terapia diventa introvabile oppure diventa un lusso che può arrivare a 300-500 euro al mese.

Rimborsabile in alcune Regioni

“Alcune Regioni — spiega Grazia Armento, oncologa, palliativista e responsabile della Ricerca presso la Divisione di Terapia del Dolore dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano — garantiscono la rimborsabilità della cannabis medica per un numero più ampio di indicazioni previste dalla normativa; altre ne prevedono un accesso più limitato; altre ancora, invece, pur avendo approvato specifiche disposizioni, non hanno ancora completato i necessari provvedimenti attuativi. Il risultato è un’accessibilità non uniforme sul territorio nazionale, con importanti differenze tra cittadini a seconda della Regione di residenza. Una disomogeneità che rischia di compromettere il principio di equità nell’accesso alle cure”.

La preparazione galenica

Non che sia solo questo l’elemento di diversità di accesso alle terapie, a seconda della regione in cui si vive, sia chiaro. I problemi non finiscono neanche per chi ha la fortuna di avere una prescrizione. La cannabis medica, infatti, non si compra come una scatola di aspirine: viene dispensata come preparazione galenica. Il medico indica le percentuali di principi attivi e il farmacista deve “confezionare” la dose sotto forma di oli titolati, estratti standardizzati o infiorescenze in bustine monouso per inalazione. Una terapia “artigianale”, dunque, che non soddisfa tutti allo stesso modo.

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Ma i problemi non sono tutti qui. L’attuale fabbisogno nazionale stimato di cannabis terapeutica, che viaggia verso le 3 tonnellate annue, supera di gran lunga le capacità produttive dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, il quale riesce a coprire appena una frazione della richiesta. Per rispondere in modo strutturato a questa esigenza, il mercato si sta evolvendo: colossi globali come Tilray Medical hanno stabilito una presenza diretta nel nostro Paese attraverso Tilray Medical Italia. L’obiettivo è superare i limiti dell’artigianalità galenica introducendo estratti vegetali industriali standardizzati, ovvero prodotti già pronti e titolati che consentono dosi precise, riducendo i tempi di dispensazione e garantendo la riproducibilità clinica della terapia.

Lo stigma

Una stabilità che permette il cambio di paradigma auspicato dagli specialisti, che non considerano la cannabis terapeutica come “ultima spiaggia”. “La cannabis — spiega Armento — non è una terapia di fine vita. Oggi le cure palliative sono diventate “cure della complessità” e la cannabis si inserisce nelle traiettorie terapeutiche precoci”. Se la scienza e l’industria corrono, la cultura medica invece frena. Uno dei principali ostacoli rimane per esempio lo stigma socio-culturale e la parziale sovrapposizione tra uso ricreativo e terapeutico, che alimenta una certa diffidenza tra i camici bianchi.

“Per sradicare questo cortocircuito — spiega Mattia Consalvo, anestesista e terapista del dolore all’Università Sapienza di Roma e direttore dell’Icot Istituto Marco Pasquali di Latina – Scuola di Cure Palliative — la vera chiave è la formazione strutturata pre e post-laurea, dalle scuole di specializzazione ai corsi per medici di medicina generale. Solo una diffusa cultura scientifica permetterà di standardizzare i trattamenti all’interno di approcci multimodali, trasformando la cannabis medica in un farmaco che possa essere riproducibile a tutti gli effetti”, conclude.

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Come funziona

La cannabis medica funziona grazie all’interazione con il sistema endo-cannabinoide del nostro organismo, ovvero una rete di recettori che regola dolore, sonno e infiammazione. I suoi principi attivi, come il Thc e il Cbd, si legano a questi recettori agendo in sinergia. Questa azione simultanea attenua i segnali dolorosi e spegne anche le infiammazioni, trattando efficacemente una costellazione di sintomi complessi

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