Tumore al polmone: i pazienti più giovani hanno più mutazioni trattabili
L’età potrebbe essere un fattore importante per comprendere la biologia del tumore al polmone e per poter personalizzare le terapie. È questa la conclusione a cui è giunto un team di ricerca internazionale coordinato dalla University of Miami Miller School of Medicine, secondo cui appunto ci sarebbero differenze significative tra i pazienti più giovani e quelli più avanti con gli anni affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule. I risultati del nuovo studio, che saranno presentati a settembre al World Conference on Lung Cancer di Seoul, suggeriscono infatti che nei pazienti giovani sono più frequenti alterazioni genetiche che possono essere colpite con farmaci mirati, mentre nei pazienti più anziani aumentano invece le alterazioni KRAS e il carico mutazionale tumorale.
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Lo studio
Analizzando i dati genomici e immunologici di 14246 pazienti, i ricercatori hanno scoperto che quasi il 58% dei pazienti più giovani presentava almeno un’alterazione molecolare trattabile raccomandata dalle linee guida, rispetto a circa il 45% dei pazienti di età pari o superiore a 55 anni. In particolare, nei più giovani sono risultate più frequenti le alterazioni dei geni ALK, ROS1 e EGFR, tutte importanti perché possono aiutare a identificare meglio chi potrebbe beneficiare di terapie mirate e supportare piani di trattamento più personalizzati. I pazienti più anziani, invece, hanno mostrato un quadro diverso: i loro tumori avevano maggiori probabilità di presentare alterazioni correlate al gene KRAS e un carico mutazionale tumorale (tumor mutational burden) più elevato, vale a dire che le cellule tumorali presentavano un maggior numero di mutazioni complessive. Lo studio, inoltre, ha evidenziato differenze legate all’età in alcuni marcatori immunologici, tra cui LAG3 e TIGIT, ossia molecole che sono oggi oggetto di studio come possibili bersagli per future strategie di immunoterapia.
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L’età nella medicina di precisione
Come precisano i ricercatori, i risultati dello studio indicano un graduale cambiamento nella biologia del tumore con l’età, più che una netta distinzione tra tumori dei pazienti più giovani e tumori di quelli più anziani. “Dobbiamo andare oltre l’identificazione delle singole mutazioni e comprendere il contesto biologico più ampio in cui queste mutazioni si verificano”, ha spiegato l’autore principale Chinmay T. Jani, sottolineando che l’età potrebbe essere un elemento importante da integrare con altre informazioni quando viene decisa la terapia per un tumore. “L’età dovrebbe essere considerata insieme ai biomarcatori tradizionali nella valutazione delle opzioni terapeutiche per i pazienti affetti da tumore al polmone”, ha precisato il co-autore Gilberto Lopes. “Man mano che impariamo di più sui fattori che influenzano il comportamento dei singoli tumori, possiamo prendere decisioni terapeutiche più consapevoli e continuare a promuovere una cura del cancro realmente personalizzata”.
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Per i più giovani
Lo studio, inoltre, supporta un uso più ampio della profilazione genomica completa, soprattutto per i giovani adulti a cui viene diagnosticato un carcinoma polmonare non a piccole cellule. Inoltre, dallo studio sono emersi schemi coerenti legati all’età in diversi gruppi etnici, rafforzando l’ipotesi che l’età possa influenzare i meccanismi molecolari alla base del cancro ai polmoni. “I nostri risultati suggeriscono che l’età potrebbe essere un elemento importante di questo puzzle”, ha concluso Chinmay T. Jani. “Comprendendo meglio come i tumori cambiano nel corso della vita, possiamo continuare a perfezionare l’interpretazione dei biomarcatori, sviluppare nuove terapie e personalizzare le strategie di trattamento per i pazienti affetti da tumore al polmone”.
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