“Estendere la fascia di competenza del pediatra di famiglia fino ai 18 anni”

Estendere la fascia di competenza del pediatra di famiglia fino ai 18 anni, per garantire continuità assistenziale in una fase delicata come l’adolescenza, sempre di più interessata da fragilità emotive, dipendenze digitali e da sostanze, sedentarietà e disturbi del comportamento alimentare. È una delle proposte rilanciate al 20° congresso nazionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp) che si apre oggi a Napoli e riunirà fino al 4 ottobre oltre 650 pediatri da tutta Italia.

La novità, spiega ancora la nota della Fimp, riguarderebbe oltre 2,2 milioni di ragazzi tra i 14 e i 17 anni. L’idea è rafforzare la continuità dell’assistenza pediatrica sul territorio per intercettare precocemente non solo condizioni patologiche, ma anche il disagio psicologico, sociale e relazionale delle nuove generazioni. Una pediatria di famiglia che affianca alla cura un’attenzione alla crescita e allo sviluppo, consolidando l’alleanza educativa e la vicinanza alle famiglie.

Il rapporto medico-paziente

“Il pediatra di famiglia conosce il ragazzo, la sua storia clinica e nella maggior parte dei casi anche il contesto familiare. Mantenere questo riferimento fino alla maggiore età significa evitare una frattura proprio negli anni in cui cambiano i bisogni di salute”, spiega Antonio D’avino, presidente nazionale Fimp. “L’adolescenza è ancora troppo spesso una ‘terra di mezzo’ dell’assistenza, nella quale la transizione verso la medicina dell’adulto può tradursi in discontinuità o abbandono dei percorsi di cura”.

L’obiettivo “non è spostare il confine tra pediatria di famiglia e medicina generale, ma accompagnare meglio l’adolescente verso l’età adulta, rafforzando la collaborazione tra i professionisti e garantendo continuità anche nella condivisione delle informazioni sanitarie”.

Le famiglie

Per le famiglie “significa poter contare più a lungo su un interlocutore di fiducia; per i ragazzi, affrontare l’adolescenza con un professionista che li conosce già; per il sistema, costruire un passaggio più ordinato e integrato verso il medico di medicina generale, valorizzando le rispettive competenze”, prosegue D’Avino.

La prospettiva di estensione della presa in carico si inserisce in uno scenario demografico profondamente cambiato. La denatalità sta progressivamente riducendo la popolazione nelle fasce pediatriche più giovani e rende necessario ripensare la programmazione e l’organizzazione dell’assistenza. Secondo i pediatri, per rendere sostenibile l’estensione fino ai 18 anni sarà quindi necessario intervenire in modo coerente su numero dei professionisti, massimali e organizzazione territoriale”, continua la nota.

La prevenzione

Continuità assistenziale, ma non solo. Il congresso mette al centro il ruolo del pediatra di famiglia nella prevenzione e nella promozione della salute lungo tutto l’arco dell’età evolutiva, affrontando le sfide che oggi incidono maggiormente sulla salute di bambini e adolescenti: vaccinazioni, alimentazione e stili di vita, benessere psicologico e rapporto con il digitale. Alla vigilia della stagione invernale, uno dei fronti caldi è la prevenzione delle infezioni respiratorie.

“Stiamo già osservando una diffusione importante di adenovirus, rinovirus e virus parainfluenzali, che interessano attualmente circa il 20-30% dei bambini in età scolare”, sottolinea D’Avino. “È un ambito in cui il pediatra di famiglia svolge un ruolo centrale nell’informazione alle famiglie, nella promozione dei comportamenti di prevenzione e nel contrasto al ricorso improprio agli antibiotici”.

I vaccini

Resta inoltre alta l’attenzione sulle coperture vaccinali per l’età pediatrica e adolescenziale: “i recenti dati del ministero della salute mostrano una crescita dei casi di morbillo rispetto allo stesso periodo del 2025: nei primi cinque mesi del 2026 sono stati confermati 472 casi contro 322. Il maggior numero di casi si concentra tra i 15 e i 39 anni, prevalentemente tra persone non vaccinate, mentre l’incidenza più elevata si registra nei bambini sotto i 4 anni. Dati che confermano quanto sia importante non abbassare la guardia. Nell’adolescenza, inoltre, resta strategico il recupero di vaccinazioni come quella contro il papilloma virus (hpv)”, aggiunge D’Avino.

L’obesità

Altro grande capitolo del congresso è quello del contrasto all’obesità intervenendo precocemente sugli stili di vita. I numeri mostrano quanto ciò che accade nei primi anni possa pesare sulla salute futura: circa il 19% dei bambini tra 8 e 9 anni è in sovrappeso e il 10% è obeso. E il problema spesso non si ferma all’infanzia: oltre la metà dei bambini con obesità mantiene la condizione durante l’adolescenza e più del 70% degli adolescenti con obesità continua ad esserlo in età adulta. “Intervenire presto significa quindi avere la possibilità di cambiare la traiettoria di salute – conclude D’Avino -di un bambino e dell’adulto che diventerà”.

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