Legge elettorale ok alla fiducia sull’articolo 3. Meloni: “Serena sul voto finale? Lo sono sempre”

La nuova legge elettorale sempre più vicina al traguardo tra tensioni e proteste. Dall’aula della Camera è arrivato il via libera con 228 sì, 144 no e 3 astenuti alla fiducia chiesta dal governo sull’articolo 3 della proposta di riforma della legge elettorale, che modifica i confini territoriali dei collegi uninominali senatoriali della Provincia autonoma di Bolzano. Poi con 214 si e nessun voto contrario, e a scrutinio palese, è stato approvato anche l’articolo 8 sull’esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede in occasione delle elezioni politiche ed europee nonché dei referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della costituzione. Nel passaggio al Senato il voto fuorisede è stato esteso anche ai caregiver. Le opposizioni si sono astenute ritenendolo un “passo importante ma non sufficiente”. E così si chiude l’esame di tutti gli articoli della riforma.

Dal Med9 a Spalato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non teme sorprese. Ai cronisti che le chiedono se si senta serena in vista del voto finale a scrutinio segreto di domani risponde: “Lo sono sempre”.

Nel pomeriggio si procede con l’esame degli ordini del giorno (in tutto una quarantina, di cui alcuni dei vannacciani, che tornano sul tema delle preferenze ma anche della raccolta firme e dell’eliminazione della parità di genere).

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Il centrodestra, per il momento, ha superato la prova dei voti sui primi due articoli della riforma, il cuore dell’intero impianto. Ieri, infatti, il governo ha incassato le prime due fiducie sulla legge elettorale con 77 voti di scarto nella prima votazione e 78 nella seconda (226 sì sull’articolo 1 e 227 sull’articolo 2). Pochissime le assenze (in tutto 8 deputati, di cui 4 giustificati dalle missioni, compresa la premier Meloni e i ministri Lollobrigida e Giorgetti). Titolari dei dicasteri, viceministri e sottosegretari presenti in massa in aula a confermare la fiducia all’esecutivo di cui fanno parte.

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E domani si replica. Tutti precettati, la presidente del Consiglio è stata chiara con i deputati della maggioranza: se la legge viene affossata, si va subito alle urne. Ma l’aria alla vigilia del voto finale che si respira a Montecitorio resta pesante tra timori e sospetti che serpeggiano tra gli alleati per eventuali franchi tiratori. Il ricordo della bocciatura di luglio scorso sulle preferenze avvenuta proprio a scrutinio segreto è ancora troppo recente. E resta da affrontare ancora il nodo voto anticipato. I pronostici sulla data delle elezioni politiche sono già iniziati. Primavera o autunno 2027? Election day con le amministrative o scadenza naturale della legislatura? Questi i dilemmi che agitano la maggioranza.

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