“Zustissia” il dramma giudiziario di Beniamino Zuncheddu, in carcere da innocente. La recensione

“Zustissia”, in lingua sarda, significa “giustizia”. E il film Zustissia, primo lungometraggio del regista Francesco Piras, è la storia di una giustizia che è arrivata solo dopo decenni. Nel 1991 un giovane pastore, Beniamino Zuncheddu, viene arrestato e accusato di aver ucciso tre persone in quella che sembra una faida territoriale. Il film ci dice subito che Beniamino è innocente, e racconta il coinvolgimento di un giovane avvocato che si convince di questa innocenza ma dovrà indagare per anni prima di riuscire a provarla. Nel frattempo Beniamino, in carcere, invecchia. Lo hanno incastrato, e gli hanno rubato la vita.

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Zustissia si vede schiumando rabbia. Ci si identifica in modo spasmodico con il dramma di quest’uomo probo che non può dimostrare la propria rettitudine. Tutto questo grazie anche alla prova semplicemente sovrumana di un attore superbo, Fabrizio Ferracane, che non è nemmeno sardo (è nato a Mazara del Vallo, in Sicilia, e infatti è stato Pippo Calò in Il traditore, il film di Bellocchio su Buscetta) ma “diventa” Zuncheddu con un’adesione psicofisica totale. L’avvocato Trogu è invece Michele Riondino, anche lui perfetto; nel cast c’è anche Geppi Cucciari, lei ovviamente sarda doc. Il film è un dramma giudiziario molto classico, ma in questo caso la verità della storia prevale su tutto. In Sardegna le anteprime sono andate benissimo, ora tocca al resto del mondo.

Zustissia

Regia di Francesco Piras

Voto: tre stelle su cinque

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