La scossa di Javier Bardem: “Negare i diritti umani porta alle dittature”
Roma – La Roma di Javier Bardem è quella dei giovani in piazza e dell’arte millenaria, della Grande bellezza sorrentiniana. Di sicuro non è quella di Mussolini.
Il divo spagnolo arriva all’Auditorium avvolto da un grande abbraccio del pubblico. Abito da sera e sguardo dritto, incontra la stampa sul tappeto rosso mentre s’avvia a ritirare il premio alla carriera che gli tributa la Festa. Ma prima un piccolo show: si ferma a lungo con i fan, tra autografi e selfie, poi, dopo aver posato davanti ai fotografi, torna indietro per sedersi in mezzo a loro, scatenando l’entusiasmo del pubblico. Elenca: «Poeti, scrittori, pittori e musicisti straordinari hanno espresso il significato di Roma molto meglio di quanto potrei mai fare io in tutta la mia vita. La sua bellezza rappresenta le cose straordinarie che possiamo fare quando usiamo la nostra immaginazione per creare qualcosa di buono». Poi il sorriso si spezza un po’ e il tono cambia: «Ma poi ricordiamo che in Italia c’è stato Mussolini» e comprendiamo «cosa può accadere se diamo potere a coloro che sono assolutamente contro i diritti umani fondamentali. C’è Mussolini, ma ci sono anche Franco, Hitler, Netanyahu».
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L’attore parla anche dei giovani scesi in piazza, un’onda che attraversa l’Europa: «La loro protesta è la dimostrazione della loro vitalità, della loro voglia di speranza. Noi adulti dobbiamo stare loro vicino, con la nostra presenza personale e professionale. Il movimento partito dalla Spagna ha contagiato tanti paesi europei, la Francia, l’Italia. E anche qui a Roma oggi c’era una importante manifestazione. Anche qui sul tappeto rosso ho visto tanti giovani, è una cosa diversa, ma mi colpisce la loro voglia di vedere film di contenuto, profondità, la voglia di stare lontani dallo streaming e dall’algoritmo».
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Dalle parole all’omaggio: parte la cerimonia, si spengono le luci e sullo schermo della sala intitolata a Sinopoli scorrono in due minuti quarant’anni di carriera: da Almodóvar a Mare dentro, dal killer spietato di Non è un paese per vecchi al regista tormentato di El ser querido, che si vedrà poco dopo. Bardem guarda di sguincio le immagini da dietro le quinte, prima che Paolo Sorrentino lo chiami sul palco per consegnargli il premio alla carriera. «Sono onorato di premiare un attore meraviglioso come lui», dice il regista, che non rinuncia alla battuta affettuosa. «Ogni volta che mi incontra mi dice che vuole fare un film con me. Me lo dice sempre quindi è probabilmente non sia vero. Ma questa battuta la recita in modo bello e appassionato, io sono felice e ci credo». Bardem lo abbraccia: « La grande bellezza è uno dei film che mi ha più colpito», confessa. «Grazie per questa lupa», dice scusandosi per «il terribile italiano». Foto con la direttrice Paola Malanga e il presidente Salvo Nastasi. Dei premi spiega: «Credo che vadano ricevuti, ringraziati, festeggiati e poi dimenticati per poter continuare ad andare avanti e a crescere. Spero quindi di continuare a meritarmelo con il mio lavoro futuro».
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Un futuro che non teme minacce di ritorsioni, del resto Bardem è cresciuto a pane e impegno in una famiglia che ha saputo pagarne il prezzo. La madre Pilar era una attrice, femminista e militante antifranchista. Javier è stato tirato su con i fratelli Carlos e Mónica in una famiglia in cui cinema e politica erano inseparabili. Lo zio Juan Antonio Bardem, regista e oppositore della dittatura, era stato incarcerato dal regime di Franco.
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Un impegno che condivide con Penélope Cruz, conosciuta sul set di Prosciutto, prosciutto di Bigas Luna, sposata nel 2010: una delle coppie più celebri e riservate del cinema. Vivono a Madrid con i due figli. A Cannes, dove entrambi presentavano un film, scherzava: «Mia moglie è qui anche lei, ma non parlo di lei perché siamo rivali». Ha vinto lei: è La Bola Negra il film scelto per rappresentare la Spagna agli Oscar. Si sono ritrovati insieme sullo schermo in The bunker di Florian Zeller, presentato a Venezia, storia di un matrimonio minacciato dall’avidità e dalla paura del futuro. Lì Penélope Cruz, quanto a impegno, non era stata da meno: «Sarebbe contraddittorio partecipare a film come quelli che scegliamo e venire qui a dire: non voglio parlare di politica». Una linea che Bardem, sul tappeto rosso di Roma, ha rispettato fino in fondo.
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