Mafia e rifiuti: nei comuni commissariati cresce la raccolta differenziata

Nei Comuni commissariati dopo che i rispettivi Consigli erano stati sciolti per mafia cresce la raccolta differenziata e diminuiscono sia i rifiuti prodotti che quelli indifferenziati. Lo rivela uno studio di Lucio Masserini e Giulia Romano del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista Statistics and Public Policy. La ricerca nasce nell’ambito del progetto Prin 2022 “Climbing the Waste Hierarchy: enabling factors and policies” (Cliwep), finanziato dall’Unione europea attraverso NextGenerationEU e il Pnrr.

Lo studio si basa sui dati raccolti dal 2010 al 2020 in 5.960 comuni italiani, in 88 di questi il Consiglio comunale è stato sciolto per sospette infiltrazioni mafiose. Le regioni dove questi casi sono più concentrati sono Calabria, Sicilia, Puglia e Campania ma compaiono anche Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria e Lombardia.

Secondo la ricerca, la raccolta differenziata ha iniziato a migliorare dal terzo anno dopo lo scioglimento e, tra il quinto e il settimo, è incrementata del 12-13%. Contestualmente, la produzione di rifiuti annui per abitante è diminuita di circa 50-60 chili, mentre l’indifferenziata è calata di circa 30 chili.

“Abbiamo voluto guardare non solo a quanto cresce la raccolta differenziata, ma anche a quanti e quali rifiuti vengono prodotti – spiega Giulia Romano – I risultati mostrano che, dopo alcuni anni, lo scioglimento e la riorganizzazione amministrativa si accompagnano a miglioramenti su tutti e tre gli aspetti studiati, cioè raccolta differenziata, produzione di rifiuti totali e indifferenziati. Ridurre i rifiuti significa infatti anche diminuire il materiale da trattare e smaltire e, di conseguenza, le occasioni di guadagno in un settore che può attirare gli interessi della criminalità organizzata”.

Il progetto, concluso nel dicembre 2025, ha studiato i fattori e le politiche che permettono di migliorare la gestione dei rifiuti secondo la gerarchia europea. Accanto all’analisi quantitativa pubblicata nell’articolo, il percorso di ricerca ha compreso interviste a persone con esperienza nelle commissioni di accesso ai Comuni, a esperti della gestione dei rifiuti e di criminalità organizzata e ad associazioni, tra cui Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

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