Cinema e streaming non si fanno concorrenza: molti giovani tra i 30 milioni nelle sale

La prima buona notizia è che no, lo streaming non ha ucciso la sala cinematografica. La seconda è che i consumi legati ai film su grande e su piccoli schermi, sono trainati dagli spettatori più giovani. Questi sono i dati che emergono da una ricerca realizzata per Anica e presentata oggi al Mia, a Palazzo Barberini a Roma, durante l’incontro ‘Il consumo dei film in Italia. Il pubblico tra esperienza in sala e altri schermi’.

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Più adolescenti e giovani adulti in sala che nel 2019

Il numero di persone che sono andate al cinema nell’arco di 18 mesi (cioè dal 1 gennaio 2025 al 30 giugno 2026) ha riportato i dati al periodo pre-Covid, intorno ai 30 milioni di individui, anche se diminuisce il numero di biglietti staccati pro capite. È il pubblico giovane a frequentare maggiormente la sala cinematografica: gli spettatori tra i 15 e i 24 anni sono l’unico gruppo che nel 2025 ha staccato più biglietti che nel 2019. L’età media è 36 anni.

Dalla sala al divano, i dati dello streaming

Per quel che riguarda invece i dati sulla visione cinematografica che include anche lo streaming ogni persona in media vede 1 film ogni 4 giorni, per un totale di 91 film l’anno. L’uscita al cinema riguarda meno del 2% sul totale ma resta un momento fondamentale per valorizzare le visioni successive. Lo zoccolo duro degli spettatori vede film in tv non a pagamento (62% tra lineare e on demand) ma, tolta la piaga della pirateria, ben il 22% della visione di film avviene attraverso i servizi pay, sia televisivi che in streaming. Gli spettatori over 50 sono la fetta di maggior impatto del servizio a pagamento. Uno dei dati più significativi è il rapporto fra il numero di biglietti in sala e forme di visione su altri schermi: per ogni biglietto staccato al cinema gli intervistati hanno dichiarato di aver visto 8 film sui servizi a pagamento nello stesso periodo; questa proporzione cresce nel caso del cinema italiano dove per ogni biglietto staccato al cinema per film italiani gli intervistati hanno dichiarato di averne visti 19 film a pagamento. Tutto questo per dire che se sei un appassionato di cinema cercherai di vederlo sia in sala che nelle piattaforme a pagamento. Il 30% degli utenti di servizi pay ha dichiarato di non frequentare mai la sala, mentre il 60% dei biglietti venduti nel periodo esaminato è stato acquistato da spettatori che frequentano la sala assiduamente (più di 5 film all’anno), a testimonianza che il consumo di cinema è trainato da un gruppo di spettatori fidelizzati al luogo della sala cinematografica, piuttosto che dallo spettatore occasionale.

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“La ricerca conferma quello che già intuivamo da spettatori – commenta il presidente Anica, Alessandro Usai – ovvero che il prodotto film viene consumato ben oltre il suo primo sfruttamento nella sala e quindi, limitare il giudizio sul successo delle opere cinematografiche, singole o nel loro complesso, italiane o straniere, limitandosi a riportare il solo dato di Box office è completamente fuorviante. Il secondo punto è che questa affermazione appare particolarmente vera nel caso del cinema italiano recente che occupa una parte molto consistente delle visioni di film nei servizi a pagamento”.

Sul cinema italiano la ricerca stabilisce che vanno particolarmente bene sulle piattaforme i titoli italiani usciti in sala nei mesi precedenti, ma nuovi per i servizi pay, che pesano per il 70% sul totale di visioni, ma che nel caso dei film italiani arrivano al 92%. Le top ten sono indicative: 4 titoli italiani nella top ten generale, e tutti usciti in sala in precedenza. Nella top ten italiana si trovano sia titoli della precedente stagione che long runner come C’è ancora domani (2023), e anche un original (Non è un paese per single), ovvero un film andato direttamente in piattaforma. Ma l’offerta sul piccolo schermo è vastissima: i film citati dagli intervistati sono quasi 2000, in sole 4 settimane, contro i 125 film presenti in sala nello stesso periodo.

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