Ginnastica artistica: Targhetta argento nel cavallo con maniglie. Primo podio azzurro dal 1913

L’Italia non saliva sul podio mondiale da Kitakyūshū 2021. Al Cavallo con maniglie da Parigi 1913. 113 anni dopo ecco l’argento di Gabriele Targhetta, al cavallo con maniglie. 20 anni, nato a Monza, è cresciuto nella società Spes Mestre. È allenato dall’ex ginnasta Gianmatteo Centazzo, che rappresentò l’Italia ai Giochi olimpici di Barcellona 1992 e vinse un oro ai Giochi del Mediterraneo e uno alle Universiadi del 1993. A Zagabria, ad agosto, aveva vinto l’oro europeo al cavallo con maniglie. Targhetta è vicecampione del mondo con il punteggio di 15.233 (D 5.900 – E 9.333), a soli 67 millesimi dall’oro dell’armeno Hamlet Manukyan (15.300). Bronzo all’altro armeno Mamikon Khachatryan.

La medaglia d’argento mondiale al collo, il sorriso

«Adesso diciamo che non posso più non crederci. È successo veramente, ho la medaglia al collo e sono felicissimo. Sono entrato in palestra per la prima volta a quattro anni e il funghetto mi ha attratto proprio perché iniziavo a girare e mi sembrava una cosa quasi scontata. Poi vedevo gli altri bambini che facevano più fatica e mi chiedevo come fosse possibile. A me veniva tutto subito, facevo pochissima fatica. Da lì, però, ci sono voluti tanto lavoro e tanto impegno. E siamo arrivati qua», è il commento carico di gioia di Targhetta.

«In allenamento salgo sul cavallo tantissime volte. La mia sessione dura minimo un’ora e mezza, due ore, senza contare tutta la preparazione, il riscaldamento e il potenziamento. Ci dedico davvero tanto, tanto tempo, ma si può sempre fare meglio. A livello di esecuzione cercherò di migliorare, anche se è già molto alta. Ma non è mai abbastanza. E poi posso aumentare la difficoltà, aggiungendo tre giri su una maniglia al posto di uno, come faccio in questo momento».

«In bocca al lupo a Yumin per domani alla sbarra. Sarò là a fare il tifo per te, come hai fatto tu oggi con me». Ma l’ultimo pensiero, quello più sentito, è per Lorenzo Bonicelli, il compagno azzurro che continua a essere nel cuore di tutta la ginnastica italiana. «E anche un saluto a Lorenzo Bonicelli, che è sempre là a fare il tifo per noi, a supportarci. Ciao Bonni!». Una dedica semplice, spontanea, che accompagna l’argento mondiale. Perché dietro una medaglia ci sono anni di lavoro, sacrifici e sogni, ma anche legami che vanno ben oltre la pedana.

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