Cani e gatti in famiglia, 4 italiani su 10 li scelgono al posto dei figli
Vivere con il proprio animale domestico come se fosse un figlio, considerandolo parte della famiglia a tutti gli effetti. E se ancora non lo si possiede, sceglierlo al posto di un futuro figlio. Il Pet parenting negli Usa è il nuovo orientamento, specie tra le giovani coppie. Una scelta consapevole, illustrata nello studio State of pets 2026 di The Harris Poll. La ricerca dice che 4 americani su 10 se dovessero scegliere tra avere un figlio o un animale domestico opterebbero per il secondo, contro il 21% che deciderebbe invece di aggiungere un bambino alla famiglia. Una tendenza in crescita anche in Italia dove, secondo i dati ufficiali Istat, oltre 10 milioni di famiglie vivono con circa 25,5 milioni di animali domestici.
Cani e gatti i più presenti nelle famiglie italiane
Sono cani e gatti gli animali più diffusi nelle famiglie italiane: sono il 33,9%. Nello specifico, il 22,1% dei nuclei familiari ha uno o più cani e il 17,4% uno o più gatti. Quanto alla diffusione territoriale, la presenza di animali è più alta nel Centro Italia (42,7%) e nei Comuni con meno di 2.000 abitanti, dove quasi una famiglia su due ne possiede uno.
È tra giovani Millennial e Gen Z, che il 55% ha già preso in considerazione l’idea di costruire la propria vita intorno a un animale piuttosto che a un bimbo. Mentre l’83% dei proprietari di animali ha dichiarato che considera il proprio cane o gatto come un figlio.
Usa, cinque motivi che fanno la scelta
Tornando agli Stati Uniti, secondo l’analisi che ne fa State of Pets 2026, ci sono cinque motivi fondamentali che portano gli americani a scegliere un animale: non sentirsi nella fase di vita adatta per avere un figlio (45%), la maggiore semplicità di gestione rispetto a un bambino (35%), il minore impatto economico (32%), la minore responsabilità richiesta (28%) e la scelta consapevole di restare senza figli (24%). Questo porta a conseguenze concrete anche riguardo alla gestione dei propri interessi economici e personali. In particolare il 54% dei Millennial e dei Gen Z lascerebbe un’eredità al proprio animale se ne avesse la possibilità, mentre quasi la metà dei proprietari single (49%) dichiara di aver rinunciato alla ricerca di un partner, affidandosi alla compagnia del proprio pet.
Questione di generazioni
A praticare questa strada sono soprattutto i più giovani. Una scelta, dunque, che diventa questione generazionale. È il report 2026 sulla pet-parenthood generazionale di Rover a confermarlo: il 66% della Gen Z considera il proprio animale un figlio a tutti gli effetti, e circa la metà tra Gen Z (51%) e Millennial (48%) lo vede come una specie di ‘prova generale’ prima di un bambino, contro il 28% dei Baby Boomer.
Il tuo cane ti sbatte le palpebre? È per dirti che…
Per quanto riguarda l’Italia il trend è lo stesso. In questo caso il riferimento è una ricerca elaborata da Ipsos che tratteggia e misura il rapporto esistente tra italiani e animali domestici, rilevando che il 79% dei proprietari li considera a tutti gli effetti membri della famiglia, mentre per il 63% degli intervistati non sostituiscono un figlio e, per un 75%, non sono una causa della denatalità che colpisce il nostro Paese: secondo la ricerca Ipsos per Changes Unipol sul rapporto tra italiani e animali domestici quasi 4 giovani su 10, il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z, ritengono che un animale domestico possa sostituire un figlio, contro il 13% dei Baby Boomer, a fronte di una media nazionale al 28%.
Melosi: “Un cambiamento in corso da anni”
A monte di tutto ciò c’è un cambiamento in atto da qualche decennio. Lo spiega Marco Melosi, presidente Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani). “Partiamo dal principio che, anche se apprezzabile, non è normale che una specie come l’uomo preferisca un’altra specie rispetto alla propria – sottolinea Melosi -. È una forzatura: alla base può esserci il rifiuto di rispettare determinati obblighi: un compagno impone una convivenza, il cane non ti dà sempre ragione e ti fa sempre festa. Ti vuole bene indistintamente da come ti senti e da cosa fai. Sono atteggiamenti molto gratificanti”.
“Se animali e figli sono la stessa cosa? Devo dire che nel corso della mia decennale esperienza come veterinario ho visto tante persone che consideravano il proprio animale come un figlio – prosegue Melosi -. Ma in passato il fenomeno era molto più limitato rispetto ad ora. Questo atteggiamento si è sviluppato soprattutto in coincidenza con la pandemia Covid e i conseguenti lockdown che ci hanno costretti a casa in isolamento. Chi allora ha avuto la possibilità di vivere con un cane è stato avvantaggiato: lo portava fuori ogni giorno, godeva comunque di una compagnia senza il pericolo di vedersi trasmettere la malattia. C’è stata una sorta di riconoscimento da parte dei proprietari degli animali che ha rafforzato il rapporto. E dopo il lockdown i veterinari hanno lavorato di più, si è registrata un’evoluzione nell’attenzione degli animali”.
Due specie diverse con bisogni diversi
“Allora, quando parliamo del se preferire animali domestici ai figli, dobbiamo partire da una considerazione di fondo: uomini da una parte, e cani o gatti dall’altra, sono specie diverse, con caratteristiche, bisogni e doveri differenti – spiega il veterinario -. Quindi se costringiamo il cane a vivere con gli stessi ritmi e lo stesso modo di un uomo in realtà non gli diamo la possibilità di esprimere quello che è il suo essere animale. E trattarlo come un figlio è sbagliato perché lo snaturiamo”.
Secondo una recente review pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Animals e condotta da un team di veterinari di atenei, fra cui la Unam e l’Università di Pisa, “l’eccessiva umanizzazione degli animali da compagnia porta loro frequentemente a disturbi comportamentali come ansia da separazione, aggressività e forme di stress cronico”. Il motivo principale sta nell’incapacità dei proprietari di interpretare i reali bisogni etologici e nutrizionali della specie, proiettando sull’animale bisogni, emozioni e aspettative umane.
Ecco come i cani ci leggono in volto e capiscono le nostre emozioni
“Confermo la tendenza a preferire gli animali ai figli, la vedo da tempo e l’aveva vista anche Papa Francesco – conclude l’esperto -. Nel rapporto con gli animali, prima le persone erano più distaccate, ora se li portano a letto. E mi accorgo ancora oggi durante il lavoro che c’è la tendenza a considerarli come figli o sostituti dei figli. L’importante è ricordarsi di rispettare le loro esigenze etologiche”.
Condividi questo contenuto:




