Probiotici: crescono i consumi degli integratori, ma non quelli dei cibi ricchi di fibre

L’attenzione nei confronti della salute intestinale in questi anni è più alta che mai. Ma è in farmacia, più che a tavola, che si combatte la battaglia in favore della flora intestinale: se un numero sempre crescente di persone inserisce infatti integratori e supplementi probiotici nella propria routine quotidiana, i consumi alimentari di fibre e cibi fermentati sono invece sostanzialmente invariati da anni. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della University of Michigan, pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, che ha fotografato le abitudini della popolazione statunitense su un arco temporale di quattordici anni. L’indagine evidenzia una marcata discrepanza tra la volontà di intervenire sulla propria flora batterica e l’adozione di un regime alimentare in grado di sostenerla nel tempo, e con ogni probabilità indica un trend sempre più diffuso anche al di fuori degli Stati Uniti.

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Probiotici in aumento

Gli autori dello studio hanno analizzato i dati raccolti dal National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes) tra il 2009 e il 2023, relativi a un campione di oltre 62 mila individui rappresentativo della società americana. I risultati indicano che l’impiego di integratori probiotici tra gli adulti americani è passato dall’1,8% al 6,96%, segnando un incremento del 287%. Il dato appare ancora più pronunciato nella popolazione under 20, dove la percentuale di utilizzatori è salita dallo 0,63% al 5,58%, pari a un aumento del 786%. Il picco più significativo nelle adesioni si è registrato a partire dal 2014, in parallelo all’ampia diffusione commerciale di prodotti destinati al benessere intestinale.

Consumi alimentari al palo

A fronte dell’aumento nell’uso di formulazioni in capsule o polveri, i dati relativi all’apporto alimentare di nutrienti pre e probiotici non mostrano invece variazioni rilevanti. Nel periodo analizzato, l’assunzione giornaliera di fibre vegetali si è infatti mantenuta al di sotto della soglia di 14 grammi per 1.000 chilocalorie raccomandata dalle linee guida internazionali.

Allo stesso modo, l’inclusione nella dieta di alimenti ad alto contenuto microbico, come yogurt o vegetali fermentati, ha evidenziato variazioni minime. Sebbene i consumatori abituali di integratori probiotici presentino in media una dieta lievemente più ricca di fibre rispetto ai non utilizzatori, il divario complessivo indica che l’integrazione non è accompagnata da una sufficiente ristrutturazione delle scelte alimentari quotidiane, e che la diffusione crescente degli integratori rischia di diventare un succedaneo che va a sostituire il consumo di alimenti salutari.

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Alimentazione e microbiota

La comunità scientifica sottolinea da tempo come l’azione dei batteri introdotti tramite integratori probiotici sia vincolata alla presenza di un substrato adeguato per la loro sopravvivenza e proliferazione. E soprattutto, che i benefici di un’alimentazione variegata non si limitano a promuovere la salute del microbiota intestinale.

“Una dieta ricca di vegetali, frutta, legumi e cereali integrali non fornisce solamente fibre, ma anche vitamine, minerali e moltissimi altri nutrienti benefici”, spiega Kira Newman, professoressa di Medicina Interna dell’Università del Michigan e coautrice della ricerca. “Queste sostanze aiutano a supportare una ampia gamma di microorganismi intestinali. I supplementi prebiotici da soli non contengono la stessa varietà o ricchezza microbica: è come scegliere un solo colore da un arcobaleno”.

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